Insieme dopo i giorni della paura. Gioia della Chiesa di Lecce nelle parole del vicario

Insieme dopo i giorni della paura. Gioia della Chiesa di Lecce nelle parole del vicario

articolo ripreso da portalecce

È stato giorno di gioia per una ripresa tanto desiderata l’altra sera in cattedrale.

 

 

E così il vicario generale mons. Luigi Manca durante la solenne messa vespertina nella vigilia di Pentecoste (trasmessa, sabato sera in DIRETTA  dalla Cattedrale su Portalecce e Telerama), nella quale i presbiteri hanno rinnovato le promesse sacerdotali e si sono benedetti gli olii santi si è fatto voce, presso l’arcivescovo Michele Seccia, dei sentimenti che hanno pervaso e abitano ancora il cuore della comunità presbiterale e diaconale.

Si sentiva l’atmosfera di festa nella chiesa madre della diocesi per la ripartenza di un cammino che il sorgere della pandemia aveva interrotto, lasciando tutti nel timore, come accaduto nel cenacolo ai discepoli, timorosi dei Giudei.

Ha sottolineato mons. Manca: “per noi Chiesa di Lecce, laici, religiosi, diaconi, presbiteri è davvero un bel giorno, un ricominciare, non indeboliti, ma rinnovati, perché questa sera (sabato ndr) lo Spirito Santo scenderà su una Chiesa che è ritornata a riunirsi, dopo i giorni della paura, i giorni del disorientamento, i giorni delle inutili critiche. Questa cattedrale è diventata un vero e proprio cenacolo”.

Questi mesi, tanto carichi di attesa e di ansia, di timore e di fiducia, hanno lasciato il dovuto spazio a quanto vi è di essenziale, non solo nella vita dei fedeli ma anche in quella dei ministri ordinati.

Occorre, pertanto, riscoprirsi desiderosi del Signore: “Questa pandemia – ha continuato Manca – in pochi mesi, […] ha fatto riaffiorare la dimensione essenziale di tante realtà, soprattutto delle relazioni umane, ha fatto risaltare meglio anche l’essenzialità della Chiesa, della vita cristiana che culmina nella carità, e perfino della vita sacramentale”.

Nello scorrere dei giorni segnati dalle chiese aperte eppure vuote di fedeli probabilmente è germogliato in ogni componente la famiglia sacerdotale leccese, il gusto per una chiesa dal volto più caritativo, attenta al bisogno dell’uomo più che a quello dell’evento, concentrata a curare non tanto l’efficienza quanto il proprio cammino di “viandante”.

Don Gigi, è tornato ai giorni bui del lockdown che “sono stati per noi come un esodo lungo il quale ci hanno accompagnato tante riflessioni di pastori e  di teologi, si è delineata una Chiesa che sa tornare all’essenziale, senza nulla perdere o disperdere, una Chiesa che sa arrivare al cuore di ogni donna e di ogni uomo, per depositarvi non se stessa ma l’amore del Signore Gesù, una Chiesa  meno preoccupata di mostrare la sua efficienza organizzativa e più attenta a manifestare l’agire di Cristo, una Chiesa che si inginocchia e lava i piedi ai poveri e agli impoveriti avendo cinto il grembiule del servizio e del soccorso, una Chiesa che ha risvegliato in tanti, anche non credenti, la nostalgia e la voglia di spiritualità, di spendersi per gli altri,  insomma la nostalgia e la voglia di Dio”.

Forte del dono del Paraclito, sostenuta dalla forza tangibile dell’unzione che da questi olii è promanata, guidata dalla incessante e paterna azione pastorale del vescovo Seccia, la Chiesa diocesana che vive in Lecce, è ripartita, ricca del tesoro più grande che potesse avere: una fede ancora più forte nel Risorto.

Condividi questo post