Ufficio pastorale vocazionale

Ufficio per la Pastorale Vocazionale

Direttore: Spedicato Sac. Stefano
Collaboratore: Bergamo Sac. Antonio


                                             LA PASTORALE DELLE VOCAZIONI

 

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,
per essere santi e immacolati al suo cospetto nella
carità.

Efesini 1,4

 

NATURA

La pastorale delle vocazioni nasce dal mistero della Chiesa e si pone al servizio di essa” […]. San Giovanni Paolo II ricorda chiaramente, al riguardo, che la “dimensione vocazionale è connaturale ed essenziale alla pastorale della Chiesa”, cioè alla sua vita e alla sua missione. La vocazione definisce, dunque, in un certo senso, l’essere profondo della Chiesa, prima ancora che il suo operare. Nello stesso nome, “Ecclesia”, è indicata la sua fisionomia vocazionale, poiché essa è veramente assemblea di chiamati.

Di conseguenza, la pastorale delle vocazioni, per natura sua, è un’attività ordinata all’annuncio di Cristo e all’evangelizzazione dei credenti in Cristo.

Si comprende come la pastorale vocazionale non sia elemento accessorio o secondario, finalizzato semplicemente al reclutamento di operatori pastorali, né momento isolato o settoriale, determinato da una situazione ecclesiale d’emergenza, quanto piuttosto un’attività legata all’essere della Chiesa e dunque anche intimamente inserita nella pastorale generale di ogni Chiesa.

(Cfr. il documento Nuove vocazioni per una nuova Europa, n. 25 )

 

SITUAZIONE ATTUALE

Dal documento della Pontificia Opera per le vocazioni Ecclesiastiche, Nuove vocazioni per una nuova Europa, 1997.

 

Dal n. 10. «… leggeremo la situazione che s’è determinata al presente, a partire dall’espressione di Gesù dinanzi alla missione che l’attendeva: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi” (Mt 9, 37). Queste parole continuano a essere vere e costituiscono una preziosa chiave di lettura dell’attualità. In qualche maniera ritroviamo in esse la giusta misura della nostra azione e la giusta proporzione (o sproporzione) tra una messe che sarà sempre eccedente e le nostre poche forze. Al riparo da ogni interpretazione pessimista dell’oggi, come pure da ogni pretesa d’autosufficienza per il domani».

 

Dal n. 13. «S’impone allora un discorso nuovo sulla vocazione e sulle vocazioni, sulla cultura e sulla pastorale vocazionale. Il Congresso ha inteso recepire una certa sensibilità, ormai largamente diffusa riguardo a questi temi, proponendo però, al tempo stesso, un “sussulto” idoneo ad aprire stagioni nuove nelle nostre Chiese».

 

METODI E CONTENUTI

Dal n. 13. « – Se la pastorale delle vocazioni è nata come emergenza legata a una situazione di crisi e indigenza vocazionale, oggi non può più pensarsi con la stessa precarietà e motivata da una congiuntura negativa, ma — al contrario — appare come espressione stabile e coerente della maternità della Chiesa, aperta al piano inarrestabile di Dio, che sempre in essa genera vita;

– se un tempo la promozione vocazionale si riferiva solo o soprattutto ad alcune vocazioni, ora si dovrebbe tendere sempre più verso la promozione di tutte le vocazioni, poiché nella Chiesa del Signore o si cresce insieme o non cresce nessuno;

– se ai suoi inizi la pastorale vocazionale provvedeva a circoscrivere il suo campo d’intervento ad alcune categorie di persone (“i nostri”, quelli più vicini agli ambienti di chiesa o coloro che sembravano mostrare subito un certo interesse, i più buoni e meritevoli, quelli che avevano già fatto un’opzione di fede, e così via), adesso s’avverte sempre più la necessità d’estendere con coraggio a tutti, almeno in teoria, l’annuncio e la proposta vocazionale, in nome di quel Dio che non fa preferenza di persone, che sceglie peccatori in un popolo di peccatori, che fa di Amos, che non era figlio di profeti ma solo raccoglitore di sicomori, un profeta, e chiama Levi e va in casa di Zaccheo, ed è capace di far sorgere figli di Abramo anche dalle pietre (cfr. Mt 3, 9);

– se prima l’attività vocazionale nasceva in buona parte dalla paura (dell’estinzione o di contare di meno) e dalla pretesa di mantenere determinati livelli di presenze o di opere, ora la paura, che è sempre pessima consigliera, cede il posto alla speranza cristiana, che nasce dalla fede ed è proiettata verso la novità e il futuro di Dio;

– se una certa animazione vocazionale è, o era, perennemente incerta e timida, da sembrar quasi in condizione d’inferiorità rispetto a una cultura anti vocazionale, oggi fa vera promozione vocazionale solo chi è animato dalla certezza che in ogni persona, nessuno escluso, c’è un dono originale di Dio che attende d’essere scoperto;

– se l’obiettivo un tempo sembrava essere il reclutamento, e il metodo la propaganda, spesso con esiti forzosi sulla libertà dell’individuo o con episodi di “concorrenza”, ora deve essere sempre più chiaro che lo scopo è il servizio da dare alla persona, perché sappia discernere il progetto di Dio sulla sua vita per l’edificazione della Chiesa, e in esso riconosca e realizzi la sua propria verità;

– se in epoca non proprio lontana c’era chi s’illudeva di risolvere la crisi vocazionale con scelte discutibili, ad esempio “importando vocazioni” da altrove (spesso sradicandole dal loro ambiente), oggi nessuno dovrebbe illudersi di risolvere la crisi vocazionale aggirandola, poiché il Signore continua a chiamare in ogni Chiesa e in ogni luogo;

– e così, sulla stessa linea, il “cireneo vocazionale”, volonteroso e spesso solitario improvvisatore, dovrebbe sempre più passare da un’animazione fatta d’iniziative ed esperienze episodiche a un’educazione vocazionale che s’ispiri alla sapienza d’un metodo collaudato d’accompagnamento, per poter dare un aiuto appropriato a chi è in ricerca;

– di conseguenza, lo stesso animatore vocazionale dovrebbe diventare sempre più educatore alla fede e formatore di vocazioni, e l’animazione vocazionale divenire sempre più azione corale, (24) di tutta la comunità, religiosa o parrocchiale, di tutto l’istituto o di tutta la diocesi, di ogni presbitero o consacrato/a o credente, e per tutte le vocazioni in ogni fase della vita;

– è ora, infine, che si passi decisamente dalla “patologia della stanchezza” (25) e della rassegnazione, che si giustifica attribuendo all’attuale generazione giovanile la causa unica della crisi vocazionale, al coraggio di porsi gl’interrogativi giusti, per capire gli eventuali errori e inadempienze, per arrivare a un nuovo slancio creativo fervido di testimonianza.

 

IL SEMINARIO MINORE

FINE

«Il fine proprio del seminario minore è di aiutare gli adolescenti, che sembrano possedere i germi della vocazione, perché più facilmente riconoscano la loro vocazione e siano capaci di corrispondervi».

(SACRA CONGRAGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA,

Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, 1985, n. 11)

NATURA

I ragazzi che scelgono di vivere l’esperienza del Seminario sono guidati dai superiori scelti dal vescovo che in sintonia con i genitori permettono loro di condurre “un tenore di vita conveniente all’età, alla mentalità e allo sviluppo degli adolescenti, e in piena armonia con le norme di una sana psicologia, senza trascurare una congrua esperienza delle cose umane e i rapporti normali con la propria famiglia”.

(Cfr. Optatam Totius, n. 3)

“La comunità diocesana e le parrocchie hanno una costante attenzione verso il Seminario”.

(cfr. XI Sinodo dell’Arcidiocesi di Lecce, 2000, n. 55)

Il Seminario Minore, inserito pienamente nella vita della diocesi, è il fulcro della pastorale vocazionale. Per questo motivo i ragazzi che ne vivono l’esperienza imparano a conoscere, secondo la loro capacità, i principali problemi della Chiesa e della vita umana sapendoli interpretare con spirito cristiano. In questo modo nel cuore di ogni ragazzo cresce giorno per giorno lo spirito ecclesiastico e missionario.

I ragazzi che vivono in Seminario continuano a coltivare i rapporti con le proprie famiglie e con i loro coetanei: questi rapporti sono necessari per un sano sviluppo psicologico, specialmente per quanto riguarda la vita affettiva.

(Cfr. Ratio, n. 12)

I seminaristi conducono una vita consona alla loro età e al loro sviluppo e conforme alle sane norme della psicologia e della pedagogia. Lo scopo è quello di creare all’interno della piccola comunità un clima di confidenza familiare con i superiori e di fraterna amicizia fra gli alunni.

(Cfr. Ratio, n. 13)

Nella formazione spirituale i ragazzi sono aiutati a coltivare armonicamente tutte le loro qualità fisiche, morali, intellettuali e affettive. Sono orientati al senso della giustizia, della sincerità, dell’amicizia fraterna, della verità, della giusta libertà e della coscienza del dovere. In questo modo possono disporsi con animo generoso e puro a seguire e a servireGesù. Pian piano i ragazzi sono formati alla vita liturgica in modo da acquisire sempre più consapevolezza del mistero che celebrano.

(Cfr. Ratio, n. 14)

I ragazzi del Seminario frequentano le scuole superiori della città. Nella scelta si prediligono i licei (classico “in primis”) o comunque scuole a indirizzo umanistico. Anche il tempo dello studio – armonizzato con il tempo del gioco, dello sport e del tempo libero – è opportunità di formazione e di crescita.

COMUNITÀ EMMAUS

A CHI È RIVOLTO:
a ragazzi dalla prima alla terza media che manifestano il desiderio di un’amicizia più profonda con il Signore e sono aperti alla scoperta del Suo Progetto.

 

QUANDO: 
Ogni settimana, il giovedì, i ragazzi si ritrovano in Seminario per condividere dalle 17,30 il tempo dello studio, vivere un momento formativo insieme, un momento di preghiera con la Comunità del Seminario e la Cena. 

A CHI È RIVOLTO: 

 a ragazzi dal primo al quinto superiore aperti alla scoperta del Progetto di Dio nella loro vita, a coloro che non possono vivere l’esperienza residenziale in Seminario Minore ma che intendono iniziare o proseguire un percorso di crescita o di accompagnamento vocazionale. 

QUANDO: 

ogni quindici giorni, il martedì alle 18,30, i ragazzi si incontrano in Seminario per un momento formativo e la cena.
Una volta l’anno viene rivolta loro la proposta di vivere gli Esercizi spirituali con i seminaristi.

Il PATRIARCA BARTOLOMEO I a Lecce
SINODO DEI GIOVANI LECCE