Croce di San Damiano e Madonna di Loreto

Croce di San Damiano e Madonna di Loreto

Giovedì, 4 giugno è stata una giornata speciale per la Chiesa di Lecce. Non solo perché è la festa di San Filippo Smaldone, fondatore delle Suore Salesiane dei Sacri cuori e apostolo dei sordi, ma anche perché abbiamo avuto la gioia di accogliere la Croce di San Damiano e la statua della Madonna di Loreto che stanno attraversando e visitando tutte le diocesi d’Italia. In preparazione, infatti, alla GMG del prossimo anno a Cracovia, i vescovi italiani hanno pensato di far vivere ai giovani dei momenti d’incontro, di preghiera e di riflessione sotto “la Sua croce” e sotto lo sguardo di Maria. È un modo per permettere ai giovani italiani di sentirsi in comunione con i loro coetanei polacchi che in questi mesi hanno accolto la croce delle GMG. Era l’ormai lontano 1984 quando San Giovanni Paolo II la consegnò alle nuove generazioni, al termine dell’Anno Santo della Redenzione.

croce_madonna_miniCosì, nella stupenda cornice dell’atrio del Seminario in piazza Duomo, quasi a mo’ di staffetta, prima si sono radunati i Ministranti della diocesi e poi i giovani. È stato l’arcivescovo, Mons. Domenico D’ambrosio, a coinvolgersi in prima persona in tutti e due i momenti. Coi Ministranti, guidati dal responsabile diocesano don Tony Bergamo, l’arcivescovo si è coinvolto in un dialogo aperto e schietto, fatto di domande rivolte a lui direttamente da parte dei ragazzi. Un momento gioioso e familiare nel quale il nostro pastore non ha mancato di incoraggiare i ragazzi ministranti a non avere paura di chiedere a Gesù che servono sull’altare: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”.

Il momento che è seguito ha visto protagonisti i giovani. È stato un momento di festa e di riflessione, soprattutto. Padre Michele Carriero, come francescano, ha fatto entrare i giovani nel mistero della Croce di San Damiano grazie alla lettura puntuale e precisa dell’icona. Il momento più alto è stato, però, quando per espresso desiderio dell’arcivescovo, don Attilio Mesagne, direttore della Caritas diocesana, ha presentato ai giovani tre altrettanti giovani che in questi mesi vivono il loro essere profughi dalla loro terra: Hadi Ali Dlo, musulmano curdo, Kawasmi Yazan, musulmano palestinese e Yako Tone (Giacobbe Antonio), cristiano siriano. Quest’ultimo ha raccontato la sua esperienza di cristiano perseguitato dall’ISIS. Senza paura ha mostrato il tatuaggio che ha voluto farsi incidere sul polso: rappresenta la corona del Rosario e il Crocifisso. È stato emozionante sapere che non è una semplice moda la sua, ma un segno di testimonianza a Cristo. Qualora, infatti, fosse stato sequestrato e torturato, quel tatuaggio gli avrebbe dato la certezza che non avrebbe rinnegato la fede in Cristo. L’emozione sul volto dei giovani è stata tanta quando Yako Tone ha recitato in aramaico, sua lingua madre, la preghiera del Padre Nostro. Ascoltare le stesse parole pronunciate da Gesù, con gli stessi suoni e cadenze, ha fatto sentire i giovani più vicini a Gesù stesso. È proprio vero che il Vangelo si realizza: “ero forestiero (profugo) e mi avete accolto”. È proprio Gesù che i giovani la sera del 4 hanno incontrato, nel volto di Yako Tone.

 

SPEDICATO Stefano

Condividi questo post