Preghiera per la Giornata del Seminario 2017

Preghiera per la Giornata del Seminario 2017

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Chiesa di Lecce
CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI
Seminario Arcivescovile

DAMMI UN CUORE…che ascolta

 

G.: Come ogni anno il mese di dicembre è dedicato in modo particolare alla preghiera per il Seminario. “Dammi un cuore…che ascolta!”. È il titolo della Giornata del Seminario che celebriamo l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione. Alzare lo sguardo verso il cielo può sembrare impresa ardua ai nostri giorni, soprattutto per noi tanto impegnati a tenere d’occhio “le cose della Terra”. Per fortuna nella “Storia della Salvezza” non è stato così: uomini e donne hanno alzato lo sguardo verso il cielo, hanno avuto il coraggio di scrutare le stelle e hanno ascoltato e visto “l’Astro nuovo che sorge” che dal Cielo è disceso per indicare all’uomo la via verso il cielo, verso la felicità. Oggi preghiamo insieme perché alla Chiesa di Lecce e alla Chiesa universale non manchino uomini e donne che, udendo la voce di Colui che sempre chiama, sappiano alzare lo sguardo e scrutare le stelle per orientare i propri passi verso “cieli nuovi e terre nuove”, verso la santità. Pregheremo in modo particolare perché il “Signore della Messe” mandi numerosi e santi sacerdoti alla sua Chiesa.

 

PRIMO MOMENTO: Alzare lo sguardo…

1L.: C’è un desiderio profondo e radicale che alberga dentro le viscere e dentro al cuore di ogni uomo e di ogni donna: è il desiderio di felicità! Eppure, a ben considerare, la parola “desiderio” dice prima di tutto una mancanza che spesso acquista il sapore di nostalgia profonda. Nella lingua latina “De-siderum” significa, prima di ogni cosa: mancanza di stelle, mancanza del cielo stellato! Si! All’uomo di sempre e di ogni geografia manca il Cielo! L’uomo ha bisogno delle stelle per vivere. E il Cielo, noi lo sappiamo, non può essere se non Dio. Ogni desiderio umano, dal più semplice al più ambizioso, non è altro che desiderio di Dio. Dietro ad ogni ricerca di appagamento c’è il desiderio di Dio. Da sempre l’uomo prova a colmare quel “vuoto di Cielo” che sente come voragine dentro l’anima.

 

2L.: Dal libro della Genesi (11, 1-9)

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

G.: I fatti accaduti a Babele non vogliono semplicemente raccontare una disgrazia causata dall’inadeguatezza dei mezzi utilizzati per la costruzione di una città e della sua torre. “Costruiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo”: così si esprimono quegli uomini. In fondo, è il loro desiderio! Vogliono costruire con le loro mani una città; vogliono conquistare con le loro capacità la felicità! Vogliono realizzarsi! Desiderio legittimo! Anelano il cielo; vogliono essere felici! Eppure c’è un difetto di forma! Dov’è lo sbaglio commesso? Errori di calcolo ingegneristico ed architettonico? No. Lo sbaglio più grave è la pretesa di raggiungere il Cielo, di essere felici con le proprie sole forze! Quelli uomini non hanno compreso che dietro ogni de-siderio, dietro ogni aspirazione, dietro ogni sogno c’è una radicale ricerca di senso, di felicità che è Dio. Vogliono arrivare al Cielo, ma senza coinvolgere Dio, addirittura lo vogliono escludere. Ogni volta che l’uomo vuole “farsi da sé”, tutte quelle volte, il disastro incombe…

Tutti: Non siamo noi a raggiungere il Cielo. Non siamo noi ad arrivare a Dio. È Lui che ci viene incontro. È Lui che dall’alto del Suo Cielo è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14) squarciando i Cieli e scendendo (cfr. Is 63,19)! A noi il compito di alzare lo sguardo… e vedremo Dio irrompere nella nostra vita.

 

Salmo 138

1 Coro: Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo.  Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo.  Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta.

2 Coro: Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano.  Stupenda per me la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo.   Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza?

1 Coro: Se salgo in cielo, là Tu sei,  se scendo negli inferi, eccoti.  Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.

2 Coro: Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra e intorno a me sia la notte»; nemmeno le tenebre per te sono oscure,  e la notte è chiara come il giorno;  per te le tenebre sono come luce. Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Tutti: Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.   Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto,  intessuto nelle profondità della terra.  Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi  e tutto era scritto nel tuo libro;  i miei giorni erano fissati,  quando ancora non ne esisteva uno.  Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio;  se li conto sono più della sabbia,  se li credo finiti, con te sono ancora.   […] Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri:  vedi se percorro una via di menzogna  e guidami sulla via della vita.

Canto

SECONDO MOMENTO: … guarda in cielo…

1L.: Dal Libro della Genesi (15,5)

Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

2L.: Il segreto è lasciarsi condurre. Come Abramo, nostro padre nella fede! Quel Dio sconosciuto ha “intercettato” il de-siderio di Abram! Un uomo con tanti sogni e desideri! Un uomo cercato e trovato da Dio. Ad Abramo va il merito di aver saputo ascoltare oltre se stesso, così si è aperto alla voce di Dio; ha avuto il coraggio di alzare lo sguardo per contemplare il cielo e rendersi conto che le stelle non sono solo un sogno irraggiungibile, ma possibilità di vita che genera vita! La storia di ogni chiamato, di ogni chiamata inizia con un invito a uscire fuori da sé, dalle proprie certezze e sicurezze.

3L.: È ciò che ci invita a fare Papa Francesco: «a uscire, anzitutto da quelle rigidità che rendono meno credibile l’annuncio della gioia del Vangelo, dagli schemi in cui le persone si sentono incasellate e da un modo di essere Chiesa che a volte risulta anacronistico. Uscire è segno anche di libertà interiore da attività e preoccupazioni abituali, così da permettere ai giovani di essere protagonisti. Troveranno la comunità cristiana attraente quanto più la sperimenteranno accogliente verso il contributo concreto e originale che possono portare» (dal Sinodo dei Vescovi, XV Assemblea Orinaria, Documento preparatorio, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, III.1).

2L.: La storia di ogni chiamato, di ogni chiamata È invito a rialzarsi dalle proprie miserie e dai propri limiti. Ed è invito rivolto da Dio! La stessa cosa un giorno è accaduta a due giovani…

Canto al Vangelo

Diac.: Dal Vangelo secondo Giovanni (1, 35-39)

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

4L.: Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 30 agosto 2017.

Prendo come icona la chiamata dei primi discepoli di Gesù. Nella loro memoria rimase talmente impressa questa esperienza, che qualcuno ne registrò perfino l’ora: «Erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,39). […] L’incontro era avvenuto vicino al fiume Giordano, dove Giovanni Battista battezzava; e quei giovani galilei avevano scelto il Battista come guida spirituale. Un giorno venne Gesù, e si fece battezzare nel fiume. Il giorno seguente passò di nuovo, e allora il Battezzatore – cioè, Giovanni il Battista – disse a due dei suoi discepoli: «Ecco l’agnello di Dio!» (v. 36).

E per quei due è la “scintilla”. Lasciano il loro primo maestro e si mettono alla sequela di Gesù. Sul cammino, Lui si gira verso di loro e pone la domanda decisiva: «Che cosa cercate?» (v. 38). Gesù appare nei Vangeli come un esperto del cuore umano. In quel momento aveva incontrato due giovani in ricerca, sanamente inquieti. In effetti, che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso? I giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono in pensione, sono invecchiati prima del tempo. E’ triste vedere giovani in pensione … E Gesù, attraverso tutto il Vangelo, in tutti gli incontri che gli capitano lungo la strada, appare come un “incendiario” dei cuori. Da qui quella sua domanda che cerca di far emergere il desiderio di vita e di felicità che ogni giovane si porta dentro: “che cosa cerchi?”. Anche io vorrei oggi domandare ai giovani che sono qui in piazza e a quelli che ascoltano per i media: “Tu, che sei giovane, che cosa cerchi? Che cosa cerchi nel tuo cuore?”.

La vocazione di Giovanni e di Andrea parte così: è l’inizio di un’amicizia con Gesù talmente forte da imporre una comunanza di vita e di passioni con Lui. I due discepoli cominciano a stare con Gesù e subito si trasformano in missionari, perché quando finisce l’incontro non tornano a casa tranquilli: tant’è vero che i loro rispettivi fratelli – Simone e Giacomo – vengono presto coinvolti nella sequela. Sono andati da loro e hanno detto: “Abbiamo trovato il Messia, abbiamo trovato un grande profeta”: danno la notizia. Sono missionari di quell’incontro. Fu un incontro così toccante, così felice che i discepoli ricorderanno per sempre quel giorno che illuminò e orientò la loro giovinezza.

Come si scopre la propria vocazione in questo mondo? La si può scoprire in tanti modi, ma questa pagina di Vangelo ci dice che il primo indicatore è la gioia dell’incontro con Gesù. Matrimonio, vita consacrata, sacerdozio: ogni vocazione vera inizia con un incontro con Gesù che ci dona una gioia e una speranza nuova; e ci conduce, anche attraverso prove e difficoltà, a un incontro sempre più pieno, cresce, quell’incontro, più grande, l’incontro con Lui e alla pienezza della gioia.

Silenzio

Riflessione

PREGHIERA RESPONSORIALE (cf. Gv 15)

4 L.: Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi.

Tutti: Nel tuo amore Signore troviamo la fonte della gioia. Tu solo ci hai amati per primo e ci insegni ad amare i nostri fratelli.

4 L.: Rimanete nel mio amore, come io rimango nell’amore del Padre mio.

Tutti: Donaci Signore di dimorare in te, di desiderare la tua casa, di gustare la gioia di stare con te. Tu solo sei la via che ci conduce al Padre e ci fa abitare in lui.

4 L.: Vi ho detto questo perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Tutti: Stando con te Signore, vinciamo ogni tristezza. Tu solo ci dai la forza e il coraggio per essere autentici testimoni del tuo Vangelo.

Prendici per mano, Signore: la tua gioia sia la nostra gioia, la tua speranza sia la nostra speranza, il tuo amore sia il nostro amore. Solo così sapremo essere, in te, padri e madri dell’umanità, vera vite feconda perché innestata in te.

Preghiere dei fedeli

Cel.: Innalziamo al Signore la nostra preghiera chiedendo la grazia di seguirlo sempre con il desiderio di conformare continuamente la nostra volontà alla sua.

5L.: Padre Buono, che per mezzo della vocazione chiami uomini e donne a lavorare nella tua abbondante messe,

T.: continua a chiamare persone generose al servizio della Chiesa, perché imitando Gesù Cristo, l’Eterno Pastore, possano operare per la gloria del Tuo immenso amore.

5L.: O Gesù, Buon Pastore, guida il nostro Papa Francesco, il nostro arcivescovo Michele, i sacerdoti e i diaconi,

T.: perché prestino una premurosa cura ai bisogni materiali e spirituali del popolo di Dio, nella piena obbedienza alla Tua Parola.

5L.: Dio Carità, che hai voluto parlare al cuore di ogni uomo,

T.: fa’ che ogni seminarista possa imparare, dall’ascolto assiduo della Tua Parola, il linguaggio dell’amore ed essere così strumento efficace della Tua presenza.

5L.: Signore, ti affidiamo tutti coloro che Ti pregano costantemente perché Tu non faccia mancare alla tua Chiesa il dono di numerose e sante vocazioni, in modo particolare per coloro che fanno parte del  “Monastero Invisibile”, dell’ “Apostolato della Preghiera” e del Comitato per la causa di beatificazione del Servo di Dio Don Ugo De Blasi”,

T.: dona loro, Signore, forza e perseveranza e ogni benedizione.

Padre nostro

Preghiera finale

O Padre, che provvedi alla tua Chiesa gli operai del Vangelo, effondi, in una rinnovata Pentecoste, il tuo Spirito di pietà e di fortezza, perché susciti nel tuo popolo degni ministri dell’altare, annunziatori forti e miti della parola che ci salva. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Benedizione

 

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