Adorazione Eucaristica giugno 2014

Adorazione Eucaristica giugno 2014

Effonda ovunque il tuo profumo

Canto di esposizione

Introduzione

In questo mese pregheremo per la vocazione al ministero ordinato e in particolare per gli amici che verranno ordinati presbiteri.
Il tempo di Pasqua vive la sua pienezza nella Solennità di Pentecoste e il pensare all’ordinazione dei nuovi preti in ci aiuta a ricordare che il Signore continua ad arricchire la sua chiesa con i suoi doni preziosi, in una incessante e sempre nuova effusione di Spirito su tutti noi.

Questi nostri fratelli saranno infatti riempiti dallo Spirito di Cristo, ed in particolare le loro mani saranno segnate con il sacro crisma, lo stesso olio profumato con cui siamo stati unti il giorno del Battesimo e della Cresima: il nome “cristiano” significa esattamente “unto”, a somiglianza di Cristo, ed è così che ciascuno di noi è chiamato a essere discepolo di Gesù e a effondere ovunque il suo profumo.

La preghiera di questa sera sarà allora scandita da tre aspetti che profumano il ministero presbiterale: l’incenso, il profumo della speranza che il prete ripone in Dio; il sacro crisma, lo Spirito che riempie la vita del prete; l’odore delle pecore, l’attenzione per tutte le persone.

 PRIMO MOMENTO: L’INCENSO

“Il mio cuore gioisce in Dio”

 

Il presbitero non può vivere senza preghiera: in essa sperimenta la dolcezza e la gioia della vocazione, abbracciata e assunta, il desiderio e la sete di Dio, ma anche l’aridità e la fatica. Come l’incenso quando brucia sale verso il cielo, così anche noi desideriamo cercare una relazione con Dio, desideriamo incontrare il suo volto, desideriamo imparare a pregare.

 

Dal Salmo 16

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:


nelle tue mani è la mia vita.


Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore,


sta alla mia destra, non potrò vacillare.


Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,


né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.


Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.

 

L. In questi versetti è presentato un dialogo d’amore fatto con convinzione, con gioia: l’orante esprime tutta la sua fiducia e la sua speranza riposte in Dio. Egli lo benedice perché sa che il Signore lo conosce, conosce il suo profondo e visita nella notte la sede della sua coscienza. Tale è l’intimità con il Signore che il salmista si sente accanto a Dio, alla sua destra, in una posizione salda in cui nessuno può farlo vacillate. E così il suo cuore gioisce, il suo intimo esulta e il suo corpo fragile e debole riposa nella speranza, abita al sicuro. Dio non lo abbandonerà, non gli lascerà vedere la fossa, la fine definitiva, ma anzi gli farà conoscere una strada di vita, dove c’è gioia piena davanti al volto di Dio. Di più, gli farà sperimentare la delizia, “la dolcezza senza fine” di stare alla sua destra per sempre, come un figlio alla destra del Padre.

Si, ogni presbitero può cantare “Signore, sei tu la mia porzione!” con una grande speranza nel cuore: egli ha rinunciato alla terra, alla famiglia e alla professione per avere il Signore come unico fondamento su cui poggiare e costruire la propria esistenza.                                                                  (Enzo Bianchi, Essere presbiteri oggi)

 

Silenzio e adorazione personale a cui segue un canto

 

SECONDO MOMENTO:

IL SACRO CRISMA “Custoditi dallo Spirito”

 

Il presbitero, prima di essere custode della comunità che gli viene affidata, si sente custodito da Dio, dalla sua Parola, dalla sua presenza viva. Egli infatti è consapevole che riceve tutto come un dono di Dio, che non tutto dipende dalle sue povere forze, fragili come un vaso di creta: egli è chiamato a lasciarsi continuamente ungere e guidare dallo Spirito di Dio.

 

Dal vangelo secondo Marco (14,3)

Gesù si trovava a Betania, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo.

L. Dobbiamo rompere anche noi il vaso di alabastro, come la peccatrice in casa di Simone. Il vaso è il nostro io, talvolta il nostro arido intellettualismo. Romperlo, significa rinnegare se stessi, cedere a Dio, con un atto esplicito, le redini della nostra vita. Dio non può consegnare il suo Spirito a chi non si consegna interamente a lui.

Per il sacerdote avere l’unzione spirituale significa avere lo Spirito Santo come “compagno inseparabile” nella vita, fare tutto “nello Spirito”, alla sua presenza, con la sua guida. Essa comporta una certa passività, un essere agiti, mossi o, come dice san Paolo, «lasciarsi guidare dallo Spirito» (Gal 5,18). Tutto questo si traduce, all’esterno, ora in soavità, calma, pace, dolcezza, devozione, commozione, ora in autorità, forza, potere, autorevolezza, a seconda delle circostanze, del carattere di ognuno e anche dell’ufficio che ricopre.

Raniero Cantalamessa,

 

L’anima di ogni sacerdozio Silenzio, poi il canto “Padre, mi abbandono a Te”

 

Padre, m’abbandono a te:
fai di me quello che tu vorrai. Poiché qualunque cosa farai, mio Dio, io so ch’è per il bene mio:
ed anche se per te soffrirò, mio Dio, io sempre ti ringrazierò.

Padre, m’abbandono a te:
ora e sempre io ti ascolterò. Poiché qualunque cosa dirai, mio Dio, io so ch’è per il bene mio; ed anche se per te piangerò, mio Dio, io sempre ti ringrazierò.

Padre, m’abbandono a te:
io ti offro tutto ciò che ho.
Per far sempre la tua volontà, mio Dio, darò tutta la vita mia;
ed anche se per te morirò, mio Dio, quel giorno ti ringrazierò.

Padre, m’abbandono a te…

 

TERZO MOMENTO: L’ODORE DELLE PECORE

“Pastori in mezzo al proprio gregge”

 

Il presbitero è chiamato a versare sulla gente l’unzione spirituale che ha ricevuto: la sua preghiera, la sua gioia di sentirsi custodito da Dio lo aiuteranno a rimanere sempre attento all’incontro con le persone, soprattutto delle più povere. Solo così potrà essere un pastore con “l’odore delle pecore”.

 

Dalla prima lettera di Pietro (5,1-4)

Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.

Il sacerdote che esce poco da sé, che unge poco ‐ non dico “niente” perché, grazie a Dio, la gente ci ruba l’unzione ‐ si perde il meglio del nostro popolo, quello che è capace di attivare la parte più profonda del suo cuore presbiterale. Chi non esce da sé, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. Tutti conosciamo la differenza: l’intermediario e il gestore “hanno già la loro paga” e siccome non mettono in gioco la propria pelle e il proprio cuore, non ricevono un ringraziamento affettuoso, che nasce dal cuore. Da qui deriva precisamente l’insoddisfazione di alcuni, che finiscono per essere tristi, preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con “l’odore delle pecore” – questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello – di essere pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini.

(Dall’omelia pronunciata da papa Francesco il 28 marzo 2013, giovedì santo)

 

Intercessioni e preghiere spontanee

Canone: Bonum est confidere in Domino, bonum sperare in Domino

Gesù, aiutami a diffondere ovunque il tuo profumo, ovunque io passi. Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita.
Invadimi completamente e fatti maestro di tutto il mio essere
perché la mia vita sia un’emanazione della tua. (John Henry Newman)

 

Canone: Cialis online Bonum est confidere in Domino, bonum sperare in Domino

 

Gesù, ti preghiamo, per la Chiesa: riempila del profumo e della luce del tuo Spirito, perché come madre generosa di vita e di carità cresca sempre più nell’accoglienza e nell’attesa dei suoi figli.

 

Canone: Bonum est confidere in Domino, bonum sperare in Domino

Per i nostri missionari, chiamati a scontrarsi continuamente con la sofferenza e il dolore: dona loro di perseverare con la forza della tua Parola e della tua grazia, affinché siano testimoni di riconciliazione e di concordia tra gli uomini.

 

Canone: Bonum est confidere in Domino, bonum sperare in Domino

Ti affidiamo, Padre, i nostri fratelli che domani saranno ordinati presbiteri: ricolmali del tuo Spirito perché siano pastori secondo il tuo cuore, capaci di portare molto frutto perché uniti e custoditi da te.

 

Canone: Bonum est confidere in Domino, bonum sperare in Domino

 

Preghiere spontanee…

 

Padre nostro


Benedizione eucaristica e conclusione.

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