Omelia dell’Arcivescovo per l’Ordinazione di Mons. Filograna

Omelia dell’Arcivescovo per l’Ordinazione di Mons. Filograna

“Collaboratore della vostra gioia”
In occasione della solenne Concelebrazione eucaristica di oggi in piazza Duomo a Lecce,

per l’ordinazione episcopale di Mons. Fernando Filograna, vescovo eletto di Nardò-Gallipoli, l’arcivescovo metropolita di Lecce, Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio
pronuncia la seguente omelia

 

Lecce, 14 settembre 2013

1.             Chiesa santa che vivi in Nardò-Gallipoli, Chiesa santa che vivi in Lecce, Autorità tutte che servite con abnegazione e attenzione le comunità che di voi si fidano e a voi si affidano per la quotidiana fatica della vita, Eccellenze Reverendissime e carissime che oggi vi unite alla gioia delle nostre comunità e nella comunione della preghiera e del sacramento imporrete le mani per invocare la pienezza del dono dello Spirito sul nostro fratello Fernando chiamato dalla fiducia del nostro Papa Francesco a presiedere nella carità la Chiesa di Nardò-Gallipoli, Eccellenza Mons. Adriano Bernardini, Nunzio Apostolico in Italia, Eminenze Reverendissime Cardinali Salvatore De Giorgi e Fernando Filoni, figli eletti del nostro Salento, che condividete con tutti noi la gioia per il dono del ministero episcopale a un presbitero di questa Chiesa, circondato dall’affetto sincero e dalla gratitudine dei fratelli presbiteri con i quali ha condiviso i primi trentasei anni del suo ministero sacerdotale, a tutti voi “prediletti, amati in Dio Padre e custoditi da Gesù Cristo, siano date in abbondanza misericordia, pace, carità“ (Gd 1-2).

Per te, carissimo don Fernando, questa sera c’è un esercito di intercessori che bussa al cuore di Dio e domanda per te “lo Spirito che regge e guida” per “pascere il santo gregge e compiere in modo irreprensibile la missione del sommo sacerdozio” (dal Rito).

Carissimo fratello, in questo snodo importante della tua vita, non ti mancano timori e paure, me ne hai confidati tanti. Forse in questi giorni alle orecchie del tuo cuore e della tua mente sono risuonate le parole di Sant’Agostino: “Nel momento in cui mi dà timore l’essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia. Quello è occasione di pericolo, questo di salvezza” (Discorso 346).

Ma non avere paura: Cristo Gesù chiamandoti a questo sublime ministero si è fidato di te. Perciò fidati di Lui. Per te oggi le parole del Profeta Geremia: “Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che ti ordinerò. Non aver paura perché io sono con te per proteggerti” ( Ger 1,7-8). Oggi lo Spirito del Signore invade la tua vita. E’ su di te.

2.             Isaia 61,1-3.

Il Signore ti consacra con l’unzione. Quale il compito che ti viene affidato dal Signore? Portare il lieto annunzio ai poveri!  Dovrai fasciare le piaghe, ricostruire e consolare. Dovrai dare speranza e gioia e non tristezza e mestizia.

Non sei soltanto uno strumento nelle mani di Dio. Con la tua stessa vita sei chiamato a comprenderti in un ordine nuovo, dettato dal nuovo compito che la grazia del Signore con il dono dello Spirito oggi ti affida.

1Cor 1,18-24

Nella seconda lettura l’Apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto si presenta come colui che non intende far da padrone sulla loro fede; vuole essere soltanto un cooperatore della loro gioia.

Il vescovo è chiamato d essere servo e non padrone della fede dei fratelli, ‘collaboratore della loro gioia’. Nella missione del vescovo, araldo e maestro della fede, è sempre in agguato la tentazione di far da padrone su ciò che è dono di Dio da accogliere con attenzione, da servire con umiltà, da proporre con dolcezza.

Chiamato a portare la buona notizia, dovrà saper lottare contro la coalizione dei nemici della gioia che negli ultimi tempi si sta ingrossando, agitando ancor più fantasmi e spauracchi che incrinano la serenità liberante dell’amore di Dio che continua a salvare.

Fratelli della Chiesa sorella di Nardò-Gallipoli, il vescovo Fernando viene in mezzo a voi come l’usciere della gioia, impegnato con voi a mettere alla porta la tristezza dei tormenti e la defatigante altalena di speranza e delusioni.

Viene nel nome del Signore a portarvi e a restituirvi, ove ce ne fosse bisogno, la gioia. Sarà a tempo pieno ‘collaboratore della vostra gioia’. Non la gioia, che tale non è in verità, dello scanzonato e del superficiale, ma quella dell’uomo che cerca il volto di Dio e sta alla sua presenza, contemplando e lodando, e torna ai suoi fratelli come latore e garante dell’amore provvidente che trova la sua gioia nell’abitare con i figli degli uomini.

Giovanni 10,11-16

Il brano del vangelo presenta l’immagine del Buon, Bel Pastore che dà la vita per le pecore che conosce, ama, non abbandona. Nella costituzione sulla Chiesa del Concilio Vaticano II leggiamo: “Il vescovo, mandato dal Padre di famiglia a governare la sua famiglia, tenga innanzi agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che è venuto non per essere servito ma per servire e dare la sua vita per le pecore” (LG27).

Ogni giorno, fratello vescovo, dovrai metterti in cammino. Il ministero del vescovo è sulla strada. Risuonano forti, chiare e decise le parole del Signore Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19), “Andate in tutto il mondo“ (Mc 16,15), “Sarete miei testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8). Parole che in un momento in cui la fatica dell’annunzio e la manifesta e cocciuta sordità alla Parola che salva, costretta a farsi strada nel ginepraio della tante parole gridate, sussurrate e messaggiate nei mille canali della odierna comunicazione, generano in noi paure e tentazioni al ribasso.

3.             Caro don Fernando, non hai bisogno di consigli. Hai, come tutti noi, il Maestro interiore che continuerai ad ascoltare nell’ampio spazio della quotidiana contemplazione, che ti aiuterà ad affacciarti al mistero. Ma il legame, l’afflato pastorale e il comune servizio a questa Santa Chiesa di Lecce che ci ha visti insieme in questi ultimi quattro anni, in una sicura e convinta comunione, il colore dei miei capelli che mi parlano del raggiunto biblico traguardo della vita: “gli anni della nostra vita sono settanta” (Sal 89,10), mi spingono a manifestarti in modo sommesso ma fraterno e fortemente rispettoso, alcune attenzioni da vivere e privilegiare nell’esercizio del tuo ministero:

Ogni giorno celebrerai l’Eucaristia non nel silenzio della Cappella del tuo grande Episcopio, ma in mezzo al popolo di Dio, in medio Ecclesiae. Racconterai ciò che Gesù ha fatto alla vigilia della sua passione. È il memoriale della sua Pasqua. È il mistero della fede.

Ogni giorno per questo popolo dovrai spezzare il pane della Parola che annunzierai senza sconti e senza compromessi. Sarai sotto la parola della Croce che mortifica l’orgoglio della nostra mente e la apre a una speranza che viene dall’alto. Di questa speranza è assetato il nostro mondo che sembra vivere in una sorta di ‘depressione esistenziale’.

Ascolterai e leggerai questa parola per annunziarla ai fratelli accogliendo il monito di San Gregorio Magno: “Molte cose nella santa Scrittura che da solo non sono riuscito a capire, le ho capite mettendomi di fronte ai fratelli… Grazie a voi imparo ciò che a voi insegno; infatti, con voi ascolto ciò che a voi dico”.

Ogni giorno dovrai accogliere, abbracciare, ascoltare tutti coloro dei quali hai la responsabilità di pastore. Le porte del tuo ovile dovranno rimanere aperte. Chi ha bisogno del pastore, del vescovo, non dovrà essere costretto a lunghe soste in sale d’attesa.

Talvolta, ma forse molto spesso, siamo costretti, da un compito che non ci viene dal sacramento ma dal dover essere custodi di opere d’arte da salvaguardare, ad abitare in grosse dimore: che non diventino una sorta di diaframma che ci distanzia e separa dalla concretezza di situazioni in cui vivono i nostri fratelli.

Ogni giorno reggerai, governerai “la Chiesa che ti è stata affidata come vicario e delegato di Cristo, col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà della quale però non ti servirai se non per edificare il tuo gregge nella verità e nella santità, ricordandoti che chi è il più grande si deve fare come il più piccolo, e colui che governa, come colui che serve “ (LG27).

4.             Guiderai la Chiesa di Nardò-Gallipoli con il bastone del pastore e la inesauribile  carica di amore del Padre, ascoltando, dialogando, consultando, chiedendo consiglio.

Ricordati che la tua, sai bene che è un mio ritornello, è l’ultima parola che ascolta, raccoglie, sintetizza le parole precedenti. La categoria a cui ti iscrivi e che ti dovrà appartenere, ce lo ricorda il “pastore e custode delle nostre anime” (1Pt 2,25), è quella  del servizio: sei mandato a servire.

Perciò:
dovrai curvarti e non curvare
dovrai ammonire ma non disprezzare

dovrai correggere ma non condannare
dovrai dimenticare e perdonare.

Ora la tua Chiesa Madre e il suo Pastore ti salutano e, come Paolo agli anziani di Efeso a Mileto ti affidano a Dio e alla  Parola della sua grazia (cf At 20,32).

La Vergine Santa Assunta in cielo, titolare delle Chiese Cattedrali di Lecce e di Nardò-Gallipoli, ti accompagni e ti custodisca nel suo materno amore, i Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, Gregorio Armeno e Agata, siano i tuoi modelli sulla strada della perfezione e tuoi intercessori fidati presso il trono dell’Altissimo.

+ Domenico D’Ambrosio

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