LA CHIESA DI LECCE PER MONS. COSMO FRANCESCO RUPPI (con audio della Conferenza)

LA CHIESA DI LECCE PER MONS. COSMO FRANCESCO RUPPI (con audio della Conferenza)

tratto da L’Ora del Salento (con audio della Conferenza)

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Una giornata per ricordare il Pastore nel 35° di Episcopato.

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Memoria Storica/Alcuni brani della Conferenza di Mons. Salvatore Palese. 

CONCRETO E DINAMICO UN PASTORE MODERNO 

ALLE FUTURE GENERAZIONI

La celebrazione di questa sera prolunga le esequie di Mons. Ruppi iniziate il 29 maggio 2011 ad Alberobello. La stele che viene posta nella cattedrale conSacra il ricordo che la Chiesa leccese pone alle generazioni future e segno di gratitudine di questa Arcidiocesi da lui tanto amata e servita per oltre vent’an­ni.

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Il suo ministero episcopale inizia il 29 gennaio 1989 e durò fino al 16 aprile 2009. Occorre fare una lettura complessiva del suo servizio che durò dalla fine degli anni 90 fino agli inizi del 2000. Quali caratteristiche segnano il suo episcopato? Cosa rappresenta quel ventennio a cavallo dei due millenni del Cristia­nesimo? Non è facile dare una risposta.

L’INVITO DI WOJTYLA AL SINODO

Quest’episcopato ha un significato per la storia religiosa, eccle­siale, sociale, culturale, politica di questa città e per gli sviluppi del territorio diocesano e della provincia ecclesiastica e dell’intera regione pastorale. Egli, infatti, fu arcivescovo metropolita e per qualche tempo presidente della Conferenza Episcopale Pugliese e quindi componente del Consiglio permanente della Conferen­za Episcopale Italiana.

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L’Arcivescovo Ruppi da Lecce dovette operare a diversi livelli negli orizzonti più ampi del suo territorio diocesano. Il suo momento più significativo fu la partecipazione al Sinodo dei Vescovi dal 2002 al quale fu invitato da San Giovanni Paolo II. La sua missione fu densa di responsabilità.

ATTENTO NARRATORE E SCRITTORE

Nacque nel pieno del periodo fascista, poco dopo i Patti Late­ranensi di Papa Pio XI e morì nel pieno della crisi della Repub­blica Italiana e durante il pontificato di Benedetto XVI. Di tanti fatti accaduti nella storia, egli fu attento narratore e scrittore. Da giornalista seguì l’evolversi degli uomini e del mondo cattolico nell’età contemporanea.

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La sua attività e la sua attitudine ne fe­cero un chiaro comunicatore; così rimase sempre. Molti passag­gi storici, egli li visse, da prete e da vescovo, come protagonista. Egli fu dentro le trasformazioni del mondo cattolico, da quelle culturali a quelle sociali, da quelle religiose a quelle pastorali. 

L’ANIMA DEL SUO APOSTOLATO 

Ricco di lettere pastorali, ripetute visite alle parrocchie, valo­rizzazioni culturali e politiche, abbracci fecondi con la Chiesa Romana e di visite del Papa a Termoli – Larino e poi a Lecce. Avviò processi di sviluppo che nella loro sostanza avevano una matrice religiosa e un’ansia missionaria.

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Si può discutere sui nessi di tanto fare. Si può analizzare se l’attenzione alla forma­zione delle persone fu adeguata ai cambiamenti in atto, ma solo il suo insistente richiamo alla preghiera è la chiave di lettura del suo servizio e fu anche l’anima del suo apostolato. Questo atteggiamento profondo può dirsi la sorgente del suo dinamismo operativo. L’incontro orante con il Signore gli diede la forza di attraversare con pazienza e con speranza quei tunnel del suo episcopato leccese come il caso del “Regina Pacis” e la grave malattia.

PRECEDENZA ALLA FAMIGLIA CRISTIANA

Tra le tante cose compiute, si evidenziano le sue principali linee programmatiche: giovani, vocazioni e famiglie, al fine di rea­lizzare la piena ricezione del Concilio Vaticano II nel solco dei suoi predecessori Francesco Minerva e Michele Mincuzzi, certa­mente con diversità di stile e di metodo, ma tutti proiettati verso orizzonti nuovi e sollecitati dai profondi cambiamenti in atto nella società salentina. Diede precedenza alla famiglia cristiana. Essa, infatti, poteva assicurare l’avvenire cristiano delle nuove generazioni e della stessa Chiesa leccese.

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In questo senso, si sottolinea l’impegno delle visite pastorali, il notevole Sinodo dio­cesano annunciato il 6 gennaio 1994 e conclusosi il 24 marzo 2000. Sono questi strumenti antichi ma che hanno avuto svi­luppi nuovi nel Concilio Vaticano II codificati poi nella normativa generale della Chiesa nel 1983. In sostanza l’evangelizzazione come compito primario, la santificazione liturgica come preciso percorso obbligante per tutti al fine di fare una Chiesa di Gesù, popolo di Dio in cammino con i tempi dell’umanità che si manife­sterà tutto intero nell’Ora di Dio. Mons. Ruppi visse pienamente un’esperienza di guida alla sequela di Cristo.

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