Grecia: tra paura e speranza

Grecia: tra paura e speranza

Incontro con mons. Dimitrios Salachas, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino

“La lezione che la Grecia e, con essa, l’Europa, possono trarre da questo tempo di crisi globale, consiste nel far presente a tutti che ciò che vale come assoluta priorità è la dignità della persona umana. L’uomo non è un numero nella massa anonima, non è un fattore o coefficiente economico da sfruttare; creato da Dio a sua immagine e somiglianza, ha un valore sacro”. Ne è convinto mons. Dimitrios Salachas, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino, intervistato dal SIR sulla situazione del Paese.

Mons. Salachas, la crisi finanziaria sta scuotendo la Grecia in recessione economica e appesantita da un debito enorme. Le pressioni della troika dei tecnici di Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale sono sempre più forti. Si prevedono tagli occupazionali tra gli statali, abolizione di salari minimi e nuove tasse, misure drastiche ritenute necessarie per ottenere dalla Ue una nuova tranche di 8 miliardi di euro per fare fronte ai pagamenti. Come sta vivendo la popolazione, giovani e famiglie in particolare, così pesantemente colpita, questi giorni di incertezza?
“L’immagine della crisi finanziaria come viene descritta nella domanda è del tutto esatta ed oggettiva. I nostri politici non dicono al popolo tutta la verità sulla situazione; da una parte assicurano che ‘soldi ci sono’, e dall’altra parte lo smentiscono dicendo che il Paese è indebitato ‘fino al collo’. Effettivamente è la prima volta nella storia contemporanea della Grecia che la popolazione, giovani e famiglie in particolare, così pesantemente colpita, sta vivendo giorni di angoscia e di incertezza. Il governo Papandreou ha incassato il via libera della troika al piano che prevede, oltre al taglio del 20% dei salari e dei dipendenti della pubblica amministrazione entro il 2015, il licenziamento di trentamila statali, condizione fondamentale per lo sblocco della sesta tranche di aiuti: un pacchetto da otto miliardi di euro senza i quali la Grecia si sarebbe trovata senza i fondi per pagare gli stipendi già da ottobre. Arrivato il via libera formale del Consiglio dei ministri, le misure approdano in Parlamento. Il piano prevede il collocamento in un ‘fondo di riserva per il lavoro’ (una sorta di cassa integrazione) di circa 30 mila lavoratori, che rimarrebbero in tale fondo entro la fine del 2011, pagati al 60% dello stipendio per un anno e quindi licenziati”.

Ma la domanda di fondo è questa: perché la Grecia è arrivata a questo punto di “bancarotta controllata”? Perché la troika degli europei in Grecia?
“La risposta nella bocca di ogni semplice cittadino non lascia spazi di dubbio: La corruzione dei partiti politici e degli ultimi governi nella gestione dei fondi pubblici, lo spreco e sperpero del denaro pubblico nel funzionamento degli organi dello Stato, l’irragionevole sistema bancario funzionante unicamente a scopo di lucro, l’esportazione di capitali all’estero e la preferenza degli imprenditori greci di investire all’estero e non più in Grecia, i grandi scandali economici accertati ma rimasti impuniti, l’incontrollata evasione fiscale da parte delle grandi aziende commerciali ed imprenditoriali… Si tratta di una grave crisi economica conseguenza di quella più grave, cioè di valori etici nella classe politica. Tutto questo ha contribuito alla mancanza di trasparenza, di produttività e allo sfrenato aumento del costo della vita. Per l’opinione pubblica è ormai convinzione comune che lo Stato attuale ha perso i ogni credibilità, il governo è caratterizzato da disorientamento, incapacità e dilettantismo, e lo stesso Parlamento formato da partiti e membri che cercano piuttosto di soddisfare qualsiasi rivendicazione sindacalistica nel timore di perdere i voti dei propri elettori”.

Ancora una volta ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri?
“I pochi privilegiati riescono ad arricchirsi con ogni mezzo illegale e i poveri diventano più poveri fino alla miseria, la classe media, abituata a un tenore di vita superiore alle sue effettive possibilità, spendendo il doppio di quello che possiede ricorrendo a continui prestiti, diventa soffocata dai debiti, vittima dello sfruttamento delle banche. I due grandi partiti di maggioranza, che si alternano al potere in questi cinquanta anni, per ottenere il voto della loro clientela elettorale, hanno collocato migliaia di seguaci a posti di funzionari pubblici del tutto inutili, aumentando giorno per giorno il debito pubblico. Oggi la popolazione, concretamente le fasce più bisognose, giovani e famiglie in particolare, così pesantemente colpite, sono portate alla disperazione, il mercato indebolito, la disoccupazione giovanile tragica, tagli nei salari degli impiegati e lavoratori con l’aumento delle tasse su tutto: salari, abitazione, mobili ed immobili, rediti anche minimi. Tutto ciò crea incertezza e insicurezza, collera giustificata, aumento della criminalità, paura e timore nelle strade e all’interno della propria casa. Lo Stato diventa incapace di proteggere i cittadini dai malviventi”.

Scioperi, proteste e occupazioni di ministeri sono all’ordine del giorno e bloccano il Paese. In che modo Stato e cittadini possono operare insieme per superare la crisi? Ci sono i margini per una collaborazione?
“Non sono un esperto in economia per avere delle soluzioni pronte ed urgenti per superare la crisi, ma il senso comune spinge a pensare ciò che palesemente è ovvio, cioè scioperi, proteste di piazza contro la troika e occupazioni di ministeri che bloccano il Paese, – sebbene segni legittimi ed inevitabili di esasperazione popolare – , non servono in questo momento. Bisogna essere realisti: la Grecia deve trovare i soldi per pagare il debito causato dai continui prestiti dati dagli europei. Le proteste popolari non commuovono la troika dei tecnici di Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale nel proseguire le loro pressioni, sempre più forti, esigendo dal governo di imporre nuove tasse, misure drastiche ritenute necessarie per ottenere dalla Ue una nuova tranche di 8 miliardi di euro per fare fronte ai pagamenti. Dall’inizio della crisi si nota nel governo una debolezza, la mancanza di coraggio, di coordinamento tra gli stessi ministri, incoerenza e instabilità nelle decisioni, mancanza di esperti in economia; bisogna chiamare e coinvolgere gruppi stabili di tecnici, greci e stranieri, per analizzare ogni scenario e di proporre delle soluzioni, e non amatori e dilettanti scelti con criteri di schieramento a al partito politico che sta nel governo. I due partiti di maggioranza non intendono collaborare per uscire dalla crisi calcolando il costo nelle prossime eventualmente elezioni anticipate. Colpa della recessione molto peggiore del previsto, ma pesa la mancanza di riforme strutturali”.

Quali altri elementi su cui riflettere ?
“È sicuro che una crisi così profonda, anche a livello internazionale, rende molto più difficile per la Grecia raccogliere il denaro necessario a rispettare i target, ma è altrettanto vero che il costante rischio di proteste sociali ha evidentemente frenato il governo dal varare riforme ancora più dolorose. E intanto, sul fronte sociale, proseguono gli scioperi dei dipendenti dei vari settori che protestano contro le riduzioni del personale e degli stipendi. Da parte dei cittadini si richiede un cambiamento di mentalità e di stile di vita, una limitazione delle spese superflue, una necessaria austerità, una lotta contro il consumismo. La cooperazione con lo Stato consiste anzitutto nel prendere ormai coscienza che il paese attraversa oggi una disastrosa crisi economica che richiede misure drastiche, sacrifici. Uscire dall’Euro, moneta unica, e ritornare alla dracma greca – come alcuni auspicano – significherebbe passare dal ‘fallimento controllato’ al ‘fallimento totale’”.

Questa crisi che attanaglia il Paese vede le Chiese cristiane attive nel cercare di assistere concretamente le fasce più bisognose della popolazione fornendo anche un contributo di pensiero e di riflession e?
“Questa crisi con le drastiche tasse imposte toccano anche indistintamente tutte le Chiese, inclusa quella cattolica. Tuttavia, mentre la Chiesa ortodossa è un ente giuridico di diritto pubblico e tutti i suoi migliaia chierici e laici impiegati, sotto l’aspetto economico sono equiparati agli statali, la Chiesa cattolica e le sue istituzioni sono di diritto privato ed autofinanziate. Anche i Patriarcati greco-ortodossi (Patriarcato ecumenico, di Alessandria, di Gerusalemme, ecc.) ricevono dei finanziamenti dallo Stato greco. I vescovi e sacerdoti ortodossi percepiscono uno stipendio come tutti i funzionari dello Stato, e hanno il diritto ad una conveniente previdenza e sicurezza sociale, come pure l’assistenza sanitaria. Da parte ortodossa si elevano intanto sempre più pressanti le voci di opposizione dinamica e di solidarietà alla protesta popolare. Il Santo sinodo della gerarchia ortodossa sembra che intenda incontrare la troika per esporre la situazione economica della Chiesa ortodossa e la sua opera sociale di beneficienza. Davanti ad una eventuale prospettiva del governo di imporre alla Chiesa stessa l’obbligo di stipendiare i sacerdoti, la gerarchia ortodossa protesta ritenendo che la rimunerazione dei chierici costituisce un obbligo dello Stato in base ad una Lasix No Prescription convenzione morale e giuridica stipulata nel passato tra Chiesa e Stato. Intanto fa sempre più strada l’intenzione dei politici per una separazione tra Chiesa e Stato. La Chiesa ortodossa, rivendicando e promuovendo il suo ruolo sociale a favore della popolazione, non chiede per ragioni storiche la separazione, ma la dovrà subire qualora questa fosse imposta dallo Stato”.

E per la Chiesa cattolica?
“Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, lo Stato non solo non offre un sostegno finanziario, ma le impone le stesse drastiche tasse sui propri rediti destinati al compimento della sua missione pastorale ed assistenziale nella società. La Conferenza episcopale greca ha proceduto a ripetute istanze presso il governo; non chiede nessun trattamento privilegiato, ma comprensione e sostegno della sua azione pastorale verso i propri fedeli, ed opera assistenziale ed educativa a favore della popolazione, indistintamente da religione, etnia e lingua dei cittadini”.

Come è la situazione nella sua diocesi?
“Per parlare della mia diocesi, l’Esarcato Apostolico di rito bizantino, i beni temporali mobili ed immobili provengono da donazioni ed offerte libere dei propri fedeli, e consistono in gran parte in appartamenti e negozi affittati, ed alcuni terreni non redditizi. Dagli appartamenti si percepisce un affitto, mentre per il resto, si cerca di valorizzare qualche terreno, tentativo oggi non facile. I redditi dagli affitti sono essenzialmente dimezzati a causa delle nuove tasse imposte dal governo. Infatti, mentre per l’anno 2010 le tasse pagate dall’Esarcato erano di 50.000 euro, per il 2011 le tasse sono 240.000 euro. Alcuni locatari abbandonano gli appartamenti o negozi affittati, mentre altri richiedono la riduzione a metà dell’affitto. Con questi redditi si provvede al sostentamento, alla sicurezza sociale, come pure l’assistenza sanitaria del clero, e al funzionamento e la sopravvivenza delle diverse opere assistenziali ed educative, nonché all’assistenza degli emigrati e profughi orientali cattolici affidati alla cura pastorale dell’Esarcato. Nella stessa situazione si trovano le altre diocesi ed istituzioni cattoliche in Grecia”.

Gli europei stanno cercando di evitare a tutti i costi un default della Grecia, considerata una bomba a orologeria. Il collasso del Paese rischia infatti di innescare una serie di reazioni a catena in Europa, con ripercussioni sul settore bancario – le banche detengono una parte del debito greco –, sul futuro della moneta unica e, a cascata, potrebbe provocare una nuova crisi economica globale. Siamo davanti al fallimento di un’Europa senz’ anima, preda solo del profitto e del denaro ?
“È vero che il caso greco preoccupa il mondo intero, e soprattutto gli europei. Ripeto che non sono un esperto in economia e in politica europea per rispondere se le misure con cui gli europei stanno cercando di evitare a tutti costi un default della Grecia siano quelle adatte. Comunque sembra vero che siamo forse davanti al fallimento dell’economia europea. Pertanto condivido la certezza di un’Europa senz’anima, preda solo del profitto e del denaro. Ciò vale anche per la Grecia, giunta a questa tragica situazione proprio a causa della predominanza del profitto illegale e del denaro ‘nero’. Pagano spesso quelli che non hanno e non pagano quelli che hanno, ricorrendo alla frode fiscale e allo sfruttamento dei deboli”.

Quale lezione la Grecia e, con essa, l’Europa, possono trarre da questo tempo di crisi globale? Una nuova Europa è possibile?
“Nessuna nuova Europa è possibile senza timor di Dio e senza rispetto delle regole morali. Costruire una nuova Europa emarginando Dio, basata sul mercato e sulla potenza economica è una utopia. La lezione che la Grecia e, con essa, l’Europa, possono trarre da questo tempo di crisi globale, consiste nel far presente a tutti che ciò che vale come assoluta priorità è la dignità della persona umana. L’uomo non è un numero nella massa anonima, non è un fattore o coefficiente economico da sfruttare; creato da Dio a sua immagine e somiglianza, ha un valore sacro. Sono milioni i poveri e i bisognosi che ci circondano. Ci sono poveri nel campo economico: affamati, senzatetto o malati, disoccupati, senza mezzi per vivere dignitosamente. Ci sono poveri nel campo sociale: emarginati per innumerevoli ragioni, migranti, analfabeti. Ci sono poveri a livello fisico o morale: disabili, alcolizzati, drogati, prostitute, persone psichicamente labili. Ci sono poveri d’amore: anziani disprezzati, bambini abbandonati, carcerati, famiglie distrutte. Ci sono poveri di valori autentici: schiavi del piacere, del denaro, del potere. Non sono la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale che costruiranno una nuova Grecia e una nuova Europa, ma la lotta da parte di tutti, governanti e governati, di ogni cittadino, di ogni uomo di buona volontà contro la corruzione e l’amoralità. È compito anzitutto dei laici cristiani, per vocazione propria, cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio, e perciò dare testimonianza a Cristo nella vita privata, familiare e politico sociale e renderlo visibile agli altri, lottare per le leggi giuste nella società e inoltre contribuire alla santificazione del mondo a guisa di fermento, risplendendo per fede, speranza e carità”.

Condividi questo post