GIORNATA MONDIALE di PREGHIERA per le VOCAZIONI PROPOSTA PER L’ANIMAZIONE DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA (IV DOMENICA DI PASQUA)

GIORNATA MONDIALE di PREGHIERA per le VOCAZIONI PROPOSTA PER L’ANIMAZIONE DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA (IV DOMENICA DI PASQUA)

 

giornata-vocazioniIntroduzione alla celebrazione

Oggi, IV domenica del Tempo di Pasqua, tradizionalmente dedicata all’icona evangelica del Buon Pastore, la Chiesa prega per le Vocazioni, affinché ognuno possa rispondere alla propria chiamata personale e comunitaria a vivere il proprio Battesimo come discepolo di Gesù, cercando la via di una quotidiana santità. Siamo invitati a scoprire la particolare via di “Beatitudine” che il Signore consegna a ciascuno dei nostri cuori; siamo invitati a renderci sensibili, come singoli e come comunità cristiana, alla importanza e alla urgenza di chiedere al Signore il dono di Vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, perché siano sale, lievito e scintille luminose nel testimoniare la gioia del seguire il Signore Gesù.

ATTO PENITENZIALE

Davanti al Signore riconosciamo i nostri dubbi, le incertezze, le fatiche e le mancanze di un amore donato.

• Ti chiediamo perdono, Signore, per tutte quelle volte in cui abbiamo vissuto la vita con un cuore chiuso ed egoista, cercando soprattutto il nostro piacere e le comodità. Signore, pietà.

• Ti chiediamo perdono, Signore, per tutte le volte in cui non abbiamo scoperto in Dio la bellezza e la bontà e ci siamo allontanati da Lui. Cristo, pietà.

• Ti chiediamo perdono, Signore, per tutte le volte in cui ci siamo lasciati cadere nella tristezza della delusione, della paura e dello scoraggiamento e non abbiamo compreso che la vita si realizza pienamente solo nel dono di noi stessi. Signore, pietà.

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE PER L’OMELIA

Così si è espresso un giovane a proposito delle scelte fondamentali della sua esistenza: «Nella mia vita ciò che è davvero importante è il fatto che non sono solo, che sono nel cuore di qualcuno, che sono amato e che la mia vita importa a Qualcuno che si prende cura di me».

  • • La vocazione, la fede, l’esperienza che ognuno di noi può vivere con Gesù di Nazaret sono la conferma di questo sentimento raccontato. Gesù, con la sua presenza e con la sua Parola ci fa comprendere che «tutti noi siamo amati e che la nostra vita interessa a Dio ed è preziosa per lui».

Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele:

«Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome e: tu mi appartieni.

Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, poiché io sono il Signore, tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo salvatore.

Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto. 

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo» (Is 43,1-4).

  • • Il gregge di cui parla il Vangelo, potrebbe essere visto come una massa anonima, dove la personalità di ciascuno scompare; nella Bibbia, invece, l’immagine del pastore e del gregge ha un significato positivo e propositivo, perché è attribuita a Dio stesso e a Gesù.
  • • Rileggiamo questi versetti del Vangelo e meditiamoli nel nostro cuore.
  • «Io sono …»: quando, nel Vangelo di Giovanni, Gesù afferma “io sono” non vuole semplicemente affermare la sua identità. Questo piuttosto è il nome che Dio ha rivelato a Mosè nella sua teofania nel roveto ardente: «lo sono colui che sono»; nella tradizione ebraica ciò significa “colui che è sempre vicino”; Dio esprime la sua profonda prossimità all’uomo di ogni tempo, di ogni storia.
  • «…Io le conosco»: il verbo “conoscere” nel significato biblico non esprime solo una conoscenza razionale, ma dice una intimità totale, anche fisica; esprime confidenza e abbandono reciproco. Equivale a dire: «lo amo immensamente questo gregge…»; per questo noi ci sentiamo profondamente amati.
  • «Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore»: l’ascolto è il nostro primo impegno, il primo servizio da rendere a Dio e al prossimo, il primo modo per dare all’altro – sia Dio, sia un fratello – l’evidenza che esiste, che è importante per me. Amare è ascoltare. Ma come riconoscere la sua voce? Come faceva Maria, custodendola e meditandola nel cuore. «Gli uomini si chiamano da un silenzio all’altro, si cercano da una solitudine all’altra. E ogni voce viene da fuori. Ma tu, Tu sei una Voce che suona in mezzo all’anima» (G. Von Le Fort).

In molte lingue o dialetti non esiste il verbo ubbidire; esso è sostituito dal verbo ascoltare. Quante volte ascoltiamo il lamento dei genitori che ripetono: «Questo ragazzo non ascolta più nessuno». E intendono dire: non ubbidisce più a nessuno. Questo è lo stesso lamento di Dio che torna insistente nella Bibbia: «Ascolta, Israele!».

«Parlare è un bisogno. Ascoltare è un’arte», ci ricorda il poeta tedesco Johann W. Goethe.

  • «…Io do la mia vita»: questo è il segno che rende Gesù diverso da ogni altro pastore, che non solo conosce le sue pecore, perché la sua vita è immersa in quella del gregge, ma fa dono della sua stessa vita, come offerta totale e gratuita, per salvare il suo gregge da mani rapaci. Il verbo “dare” è particolarmente importante in questo Vangelo, perché Giovanni lo ripropone per ben 5 volte.

«La vita di Dio è data, presente dentro di noi come umile seme, che inizio quasi a muoversi nel cuore ogni volta che sfioriamo Gesù un po’ più da vicino» (A. Louf).

  • «…e non andranno perdute… e nessuno può strapparle dalla mano del Padre…»: io vivo nella mano di Dio e raccolto in questa mano mi sento al sicuro, perché è l’unico luogo dove il mio cuore può riposare sereno, dove non ho nulla da temere. Queste parole sono l’annuncio e la conferma di ciò che Gesù è per noi e di quello che noi siamo per Lui. «Nessuno mai, ti strapperà dalla mia mano»: mani che hanno disegnato i cieli e gettato le fondamenta della terra; mani di vasaio che hanno plasmato l’uomo e la donna; mani inchiodate alla croce per un abbraccio che non può più terminare.

«Nessuno ti separerà da queste mani»: sono parole per darci coraggio. Come passeri abbiamo il nido nella sua mano. Come bambini ci aggrappiamo forte a quella mano che non ci lascerà cadere. Come crocifissi ripetiamo: nelle tue mani affido la mia vita.

Un racconto

«Un giorno una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò fuori. Era così felice di andarsene. 

Si allontanò molto e si perse.

Si accorse allora di essere seguita da un lupo.

Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla, finché il pastore arrivò e la salvò riportandola amorevolmente all’ovile.

E nonostante che tutti l’incitassero a farlo, il pastore non volle riparare il buco nel recinto».

Gesù è il pastore che si disinteressa di sé, va contro il comune modo di pensare e di agire che mette davanti a tutto il proprio individualismo e tornaconto: egli dà la vita per il proprio gregge, va alla ricerca della pecora che si è smarrita, perché è un pastore “innamorato” delle sue pecore. L’insegnamento più interessante di questo aneddoto è racchiuso in quel … “buco del recinto”. Questo particolare ci racconta di come Dio abbia un rispetto profondo della nostra libertà, non si imponga alla nostra vita, e lasci libero il nostro cuore di scegliere e di aderire alla sua chiamata. Come possiamo non amare un Dio così, che mette al primo posto la libertà e la consapevolezza di ognuno?

Cristo buon pastore

Dalle «Omelie sui vangeli» di San Gregorio Magno Papa

«Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv 10,14). Come a dire apertamente: corrispondono all’amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l’amore della verità.

Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell’amore; non del solo credere, ma anche dell’operare. L’evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2,4).

(…)La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S’infervori la fede in ciò che ha creduto. In tal modo amare sarà già un camminare. Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la meta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo.

Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.

Preghiera dei fedeli

In questa giornata in cui la Chiesa prega per le vocazioni, il Vangelo ci ricorda le parole che noi tutti ci attendiamo da Dio. Gesù, buon Pastore, afferma che le sue pecore non andranno perdute. Affinché la sua Parola diventi in noi preghiera: Ascoltaci, Padre.

1. Signore Gesù Cristo, tu hai detto: «Le mie pecore ascoltano la mia voce…».

Per la tua Chiesa, perché grata e riconoscente non si stanchi mai di far ascoltare la tua voce, voce che chiama, che incoraggia, che sostiene, che guarisce, che perdona con misericordia. Preghiamo.

2. Signore Gesù Cristo, tu hai detto: «Io le conosco ed esse mi seguono…».

Per la Vita Consacrata, perché consapevole del dono della propria vocazione sappia sempre più riconoscere nella propria storia la presenza amorevole del Signore e testimoniarla con gratitudine nell’obbedienza, nella castità e nella povertà. Preghiamo.

3. Signore Gesù Cristo, tu hai detto: «Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno…».

Per i sacerdoti, perché con il dono della propria esistenza sappiano testimoniare la vita eterna e possano essere strumenti della misericordia del Padre. Preghiamo.

4. Signore Gesù Cristo, tu hai detto: «Nessuno può strapparle dalla mano del Padre…».

Per i genitori, insegnanti, catechisti, educatori, perché portando nel cuore la passione educativa possano far crescere e aiutare ogni giovane a dare risposte alle domande della vita e condurlo a scoprire la chiamata del Signore. Preghiamo.

5. Signore Gesù Cristo, tu hai detto: «Io e il Padre siamo una cosa sola…».

Per i giovani, perché scoprano di sentirsi amati da Dio in una profonda intimità d’amore, nella consapevolezza di essere destinatari del “dono” e ringraziare il Signore. Preghiamo.

Celebrante: Signore Gesù, tu sei il nostro pastore, perché ci ami di un amore smisurato e non puoi sopportare che neppure uno si perda. È bello lasciarsi guidare da te, affidarti la nostra vita e vivere assieme a te un’avventura entusiasmante: la nostra vocazione. Per Cristo nostro Signore.

Tutti: Amen.

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