‘Sulla sua Parola non ha smesso di gettare le reti’

‘Sulla sua Parola non ha smesso di gettare le reti’

articolo ripreso da portalecce

In attesa di accogliere il card. Matteo Zuppi a Lecce il prossimo 23 novembre per celebrare i trent’anni dalla morte di don Tonino Bello, Portalecce, pubblica anche oggi un intervento del presidente della Cei che meglio esprime il suo pensiero sul Venerabile vescovo della pace.

 

 

 

“Sulla tua Parola” riassume in realtà la vita tutta di don Tonino. Sulla sua Parola non ha smesso, fino alla fine, di gettare le reti del suo cuore e della sua intelligenza – così piena di poesia e di storia concreta, così mistica ed umana, così del cielo e così della terra – nel mare confuso del mondo.

“Sulla tua Parola” don Tonino non ha smesso di andare al largo, aiutandoci a liberarci dalla pigrizia delle sicurezze, delle interminabili discussioni programmatiche, dalla tentazione di offrire anche (forse) intelligenti “istruzioni per l’uso” ma restando sempre sulla spiaggia, senza metterci di nuovo sulla barca. “Sulla tua Parola” ci ha portato non dove è più comodo o facile per svolgere un compito senza viverne l’amore, ma dove le acque sono profonde, dove si rischia ma dove si affronta anche per davvero il mistero della vita e capiamo cosa significa fidarsi di Dio. Don Tonino ci ha aiutato a vivere l’invito di San Giovanni Paolo II, Duc in Altum, per una Chiesa del terzo millennio riconciliata con il proprio passato, purificata dei tanti compromessi con il mondo, testimone fino al sangue come i tanti martiri che la resero credibile nei lager nazisti, nei campi di concentramento sovietici, nelle favelas latino americane, nei tanti inferni di guerra e di ingiustizia, profeta per cambiare lo sfacciato disequilibrio e per svuotare gli arsenali che si stanno riempiendo di nuovo. “Sulla sua Parola” don Tonino ha affrontato la morte stessa, sconfiggendola amando fino alla fine la pace, andando sofferente sui luoghi di guerra e preoccupandosi del prossimo.

Don Tonino non smette di aiutarci, gettando, da buon pastore qual è il seme della sua Parola perché raggiunga la terra buona che è quella del nostro cuore. Ci chiede di fermarci, di restare con lui davanti al tabernacolo, come amava fare, per ascoltare il Verbum Domini, da adorare e contemplare come il Corpus Domini e come il Corpus Pauperum e il Verbum Pauperum, da ascoltare e prendere sul serio perché ci fanno incontrare la presenza di Dio nella nostra vita.

È un libro piccolo, come sono piccoli i vasi delle vergini sagge, ma pieni di quell’olio che illumina la notte e permette di incontrare lo Sposo. Ci aiuta a entrare nella storia, non ad uscirne, accettando che “l’imprevisto è il luogo teologico dove Dio si manifesta” e senza calcolare o preordinare tutto come vorremmo, perché “Il Signore guarda più alla fatica di chi cerca che alla gioia di chi ha trovato”. Sono omelie nate dalla sua personale – ma mai individuale – meditazione della Parola. Sono omelie di un predicatore appassionato e coinvolgente, semplice e profondo, di un pastore che non si pensava senza il suo popolo e che legava intimamente tutto sé stesso alla chiesa concreta che gli era affidata. Sembra sentirlo e soprattutto veniamo aiutati a sentirci anche noi a fare parte di comunità concrete che ascoltano la voce del suo pastore. Perché don Tonino non parlava di sé, ma di Lui; non legava a sé, ma a Lui. Papa Francesco ha ricordato nella Evangelii Gaudium come (EG 137) “Occorre ricordare che «la proclamazione liturgica della Parola di Dio, soprattutto nel contesto dell’assemblea eucaristica, non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio col suo popolo, dialogo in cui vengono proclamate le meraviglie della salvezza e continuamente riproposte le esigenze dell’Alleanza». Chi predica deve riconoscere il cuore della sua comunità per “cercare dov’è vivo e ardente il desiderio di Dio, e anche dove tale dialogo, che era amoroso, sia stato soffocato o non abbia potuto dare frutto”. “Se si vuole adattarsi al linguaggio degli altri per poter arrivare ad essi con la Parola, si deve ascoltare molto, bisogna condividere la vita della gente e prestarvi volentieri attenzione”. Ecco l’esempio pratico di don Tonino e la ricchezza di questi suoi testi che ci aiutano a capire il Vangelo e le ricorrenze e rendono concreto l’invito di Papa Francesco.

Le omelie qui raccolte iniziano con il Natale. Aiutano tanto chi le deve preparare come chi le ascolta. Spesso Natale è il tempo dei buoni sentimenti, che tanto commuovono come così poco feriscono l’indifferenza pratica del resto dei giorni e finiscono rapidamente come le emozioni superficiali. Quante volte anche l’ascolto dell’omelia non cambia la vita, a volte perché lontana dalla vita stessa altre volte perché ridotta ad un invito morale generico, sempre uguale e fuori dal tempo. Don Tonino non era certo comodo nella sua predicazione, legata com’era alla vita e alla relazione personale. Parlava guardando negli occhi e nel cuore il suo popolo e partendo dai segni dei tempi, scomodo per farci entrare nella bellezza del giogo dolce e leggero, esigente perché solo perdendo conserviamo, radicale, perché non c’è possibilità di compromessi nell’amore. Il male ci irretisce proprio con l’arte della tiepidezza, avvolgendo con il grigio dell’indifferenza, illudendoci di potere rimandare sempre, sfuggendo, insomma, all’oggi e alla storia. Don Tonino combatte il male e la logica di morte, constatando come dobbiamo “ribellarci quando esistono questi progetti di morte, coltivati anche nelle nostre comunità”. “Qui si tratta veramente di deculturalizzarsi da questo stile dell’odio, dell’aggressione, di staccarsi da questi falsi eroismi: amor di patria, i sacri confini della patria. Ci sono soltanto i sacri confini del mondo, cari fratelli; se non entriamo in questa mentalità nuova, corriamo dei grossi rischi”.

Non mancano parole chiare sugli atteggiamenti personali che occorre cambiare (“Non siamo sufficientemente amici, fratelli, non sappiamo capirci, non sappiamo più scusare, non abbiamo più l’unità di misura per comprendere l’altro” oppure “Ricordiamoci di passare dalla coesistenza alla convivialità: convivialità significa mantenere la stessa atmosfera che si respira in casa”. Don Tonino parla in modo così diretto e coinvolgente che le sue parole non suonano affatto paternaliste o moraliste, anzi, sono dirette e attraenti. Don Tonino è stato un uomo di Dio, un contemplativo che ha insegnato ad aprire gli occhi, un credente capace di parlare con tutti che ha chiesto di riconoscere la povertà non come una categoria ma come un volto, una storia, una persona. Siamo contemplativi quando sentiamo l’amore con cui Gesù ci guarda e per questo siamo contemplativi del prossimo se scorgiamo noi la domanda nascosta di amore che ogni uomo porta con sé, le sue ferite e i suoi desideri, perché siano nutriti essi stessi dall’amore del Figlio.

Insomma: “Il Vangelo è sempre l’ultima edizione del giornale” e don Tonino ci aiuta a leggere il giornale ed a capire nella storia la forza sempre attuale e nuova del Vangelo. Anche noi “Sulla tua Parola” gettiamo le reti con rinnovata passione.

“Signore Tu ci dai la mano, Tu ci sollevi, Tu ci porti più in alto. Ci sollevi al di là dei tetti delle nostre case, delle mura delle nostre città, ci fai vedere le cose di quaggiù piccole piccole; bellissime, sì, straordinarie, perché le hai fatte Tu, e Tu le apprezzi perché noi abbiamo collaborato con Te per farle. Signore, facci capire come sono piccole queste cose e come, soltanto in Te e su di Te, noi possiamo appuntare tutte le nostre speranze più valide!”. 

Grazie don Tonino perché ci hai aiutato perché ci fai nascere anche a noi il tuo sogno: “Quello di una Chiesa più audace, che si decida a scendere nelle carceri degli uomini e, organizzando la speranza degli ultimi, smetta di essere la notaia dell’ineluttabile, e divenga finalmente ministra dei loro

*Prefazione al volume “T. Bello, Sulla tua Parola. Omelie inedite” Vito Angiuli e Giancarlo Piccinni (a cura di); ed. San Paolo 2019.

 

 

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