Omelia dell’Arcivescovo pronunciato durante la festa della Dedicazione della chiesa cattedrale.

Omelia dell’Arcivescovo pronunciato durante la festa della Dedicazione della chiesa cattedrale.

PIETRA SCELTA E PREZIOSA DAVANTI A DIO

 

1. Ancora una volta, ed è l’ultima, sicuramente per me, siamo radunati, carissimi tutti, per celebrare e ricordare nella comunione della fede e nell’appartenenza a questa Santa Chiesa, il giorno santo nel quale questo tempio è stato dedicato alla santa e indivisa Trinità.

Ancora una volta questa sera ci scopriamo segno vivo di “quella moltitudine immensa che nessuno poteva contare” (Ap 7,9), per stringerci a Cristo, “pietra viva, rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio” per “venire impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1Pt 2,5). Sant’Agostino aggiunge che non diventiamo casa di Dio se non quando siamo uniti insieme dalla carità.

Il mio saluto e la mia gratitudine sono per ciascuno di voi, miei compagni di viaggio lungo la strada del pellegrino che insieme abbiamo percorso per otto anni.

2. Entrando in questo Tempio, a chi familiarizza quotidianamente con il cibo della Parola di Dio, dovrebbe essere nota e immediata l’immagine della Gerusalemme celeste del Libro dell’Apocalisse:

“Vidi… la nuova Gerusalemme…
pronta come una sposa adorna per il suo sposo…
Ecco la dimora di Dio con gli uomini.
Egli dimorerà tra di loro 
ed essi saranno suo popolo,
ed egli sarà il Dio con loro” (Ap 21,2.3).

Questo Tempio è stato costruito ed edificato con la pietra delle cave del Salento: la pietra scavata, levigata, incastonata e impreziosita dall’arte che ha dato volto, figura, novità e suono alla pietra nuda, silente e inerte della nostra terra.

Questa pietra per la potenza dello Spirito è diventata roccia salda e santa, immagine e segno della pietra angolare, scelta e preziosa, Cristo Signore. 

3. La pietra dell’altare e del Tempio unti con il Sacro Crisma sono per tutti noi, ascoltatori e generosi realizzatori della Parola, “segno visibile del mistero di Cristo e della Chiesa”. 

“L’altare – scrive Simeone di Tessalonica – è consacrato per ricevere i sacrifici spirituali…, le tovaglie che lo coprono… servono ad avvolgere il corpo e il sangue del Figlio di Dio”.

Dall’altare è Cristo presente che, con l’immensità del suo amore che accoglie, risana e vivifica, avvolge tutto il corpo della sua Chiesa. 

L’altare è la tavola dell’Eucarestia: è la mensa che Cristo Signore imbandisce e prepara per tutti. Non c’è  nessun Lazzaro costretto a raccattare o a difendere le briciole che cadono dalla mensa. A nessun povero – e sono sempre più numerose le nostre povertà – è impedito di entrare. Tutti sono invitati perché questo è il banchetto che significa e da’ gioia e la nostra festa è piena e vera quando è condivisa da tutti. 

4. La Parola che ci è stata proclamata deve essere condivisa accolta e vissuta da tutti noi che, ci ha ricordato l’apostolo Pietro, siamo “impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1Pt 2,5).

Ascoltiamo una parola di San Bernardo: “Cerchiamo la casa di Dio, cerchiamo il Tempio, la città, la sposa. Difatti non l’ho dimenticato, ma lo dico con timore e rispetto: noi siamo tutto questo. Siamo noi ma nel cuore di Dio; siamo noi, ma per sua degnazione, non perché ne siamo degni. L’uomo non usurpi ciò che è di Dio e non ardisca glorificare se stesso. (…) A questa casa si addice la santità… quella che prima era casa, in seguito diventa anche Tempio di Dio” (Disc. V per la Dedicazione).

“A questa casa si addice la santità”. Siamo convinti che la santità non risiede nelle pietre dell’edificio materiale. Se questa chiesa di pietra è chiamata Tempio, edificio sacro, è perché in essa deve riflettersi la santità di coloro che qui si radunano. 

Il vero Tempio siamo noi, ripete san Bernardo. “È in te che Dio cerca la santità, per la sua gloria. Bada che nel tuo cuore non ci siano mura cadenti o recinti che crollano, come in certe antiche chiese in abbandono” (Mariano Magrassi). Uno sguardo disincantato e preoccupato per il compito che ci aspetta, la città di Dio nella città degli uomini, laddove assistiamo al crollo dei valori in questa nostra società, crollo che rende fortemente turbato e ansimante il nostro cammino.

In questi anni molto spesso ho ammirato la variegata bellezza di questa nostra Chiesa Cattedrale e la solidità della sua struttura: archi, navate, ricami di pietra, e mi sono fermato a riflettere sulla figura di un monaco medievale che davanti all’incendio di una Cattedrale urlava alla gente che si affannava inutilmente per spegnere il fuoco e gridava: salvate le arcate principali! 

Certo siamo chiamati a salvare i fondamenti, gli archi portanti del nostro convivere, della condivisione preoccupata per il bene dell’uomo. E’ la nostra missione, inseriti a pieno titolo nella città dell’uomo per servirla e promuoverla guardando alla pienezza e bellezza della città di Dio che ci attende come suoi concives, cittadini

5. Questo tempio ha già raccontato nella sua lunga storia la santità di tanti nostri fratelli e sorelle nella fede. Questo racconto di santità continua oggi, attraverso la fatica e l’impegno di tutti noi in cammino verso la santità, garantendo a questo edificio materiale la sua dignità, bellezza e sacralità, che ahimè ci viene – scusate l’espressione un po’ forte – scippata dalle moltitudini di turisti e visitatori che “scempiano” con chiasso, atteggiamenti bivaccanti e dissacranti, insensibili e riottosi all’osservanza di elementari regole per la salvaguardia della sacralità del luogo. 

Lascio incompleto il programma, e mi auguro che lo si realizzi nel più breve tempo possibile: l’accesso programmato, prenotato e ordinato ai nostri luoghi sacri!

La santità e l’eredità da trasmettere, la profezia da raccogliere, la novità che dobbiamo portare a un mondo ostaggio di modelli che non conquistano perché non mutuano dal Crocifisso Risorto quella vita che trova il suo fascino e dunque una risposta generosa nel luogo santo, sull’altare sul quale deponiamo come offerta a Dio gradita la nostra vita.

6. O Santa e Beata Trinità,

a te il nostro canto di lode 
per il dono della tua presenza 
in questo santo Tempio 
dove i giusti sono dissetati 
alle sorgenti della gioia; 
dove nulla manca 
a coloro che sanno vedere Dio 
che in questo luogo 
ha stabilito la sua dimora; 
dove il Signore continua a cingersi 
e serve i suoi eletti; 
dove risuona perenne 
il canto della risurrezione 
che da’ vita, forza, speranza;
dove i peccatori trovano 
l’abbondanza dell’amore e del perdono; 
dove gli sfiduciati e smarriti di cuore 
incontrano il compagno di viaggio 
che rincuora e riapre alla speranza; 
dove i cercatori di Dio 
contemplano il mistero della Croce.
Per tutto questo:
Ti rendiamo grazie 
Padre, Figlio, Spirito Santo.
Amen.

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