L’ESPERIENZA MISSIONARIA IN MADAGASCAR

L’ESPERIENZA MISSIONARIA IN MADAGASCAR

L’ESPERIENZA MISSIONARIA IN MADAGASCAR

31 luglio – 7 agosto 2018

 

Ancora una volta posso affermare che ogni esperienza missionaria, oltre ad allargare la conoscenza del mondo e della realtà ecclesiale, aiuta a comprendere la perenne attualità ed urgenza della evangelizzazione, inseparabile dalla promozione umana.

Programmata da tempo, arriva finalmente il giorno della partenza per questa nuova esperienza missionaria… particolare. Non si tratta, infatti, di una missione Fidei Donum, ma dell’iniziativa personale di don Fernando Doria (parroco in Lecce nella Parrocchia “San Vincenzo de’ Paoli e San Pio”, un complesso parrocchiale in costruzione) che, presente da diversi anni in Madagascar, ha acquisito un ampio terreno su cui realizzare un’opera di formazione e solidarietà per i ragazzi del posto.

È lunedì 30 luglio: ore 12.00 / 16.30, Lecce – Brindisi – Roma FCO; ore 23.10, imbarco e decollo verso Addis Abeba;ore 05.00, scalo – ore 09.30 circa, ripartenza verso il Madagascar; ore 16.00 circa, arrivo a Nosy Becon formalità di frontiera, passaporto e visto d’ingresso (mance).

Accolti da don Fernando, ci rendiamo immediatamente conto di quanto sia conosciuto: grazie al suo valido aiuto, le necessarie formalità di ingresso vengono risolte  in poco tempo, così che possiamo partire per la nostra destinazione!

Ci accoglie Nosy Be, città importante della Diocesi di Ambasa, nel nord Madagascar, caratterizzata dal centro e da diversi sobborghi, come COCOTIER, nel quale è ubicata la grande struttura delle Discepole del Sacro Cuore.

Siamo in una zona a nord della grande isola il cui territorio, nonostante venga considerato meta turistica per gli europei, manifesta anche a prima vista notevoli condizioni di povertà.

 

Martedì 31 luglio

Dopo una prima sommaria sistemazione, giusto il tempo per rinfrescarci un po’ e ci immergiamo nella vita della comunità delle Discepole del Sacro Cuore di Gesù, congregazione fondata da Madre Santina de Pascali, originaria di Acaya nella Diocesi di Lecce. L’attuale madre generale è Sr. Maria SOAMTEZ, di nazionalità malgascia.

Ore 18.30, celebrazione dell’Eucaristia, con la memoria di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti).

Siamo accolti nel grande complesso del Lycée Sacré Coeur, un insieme di edifici con abitazione della comunità religiosa, aule scolastiche, casa di accoglienza per bambini orfani o poveri, ampi spazi liberi e con grandi alberi … il tutto confinante con la sabbia che separa dal mare, ad una distanza che varia a seconda della marea (da 10 a 20 metri). Le strutture, anche se non hanno più di qualche decina di anni, manifestano già le conseguenze di fondazioni collocate non abbastanza al riparo dall’inevitabile azione corrosiva!


Mercoledì 1 agosto

Ore 06.30: concelebrazione con i presbiteri presenti (don Fernando, don Attilio, don Giuseppe Spedicato e don Antonio Podo) nella cappella della comunità delle religiose. Dopo colazione possiamo già renderci conto della realtà in cui ci troviamo, un complesso scolastico frequentato da circa 1200 alunni, dalla scuola materna alla maturità liceale. È facile immaginare il movimento e il chiasso dei ragazzi che partecipano alle lezioni.

Giovedì 2 agosto

Al mattino celebriamo nuovamente per la comunità religiosa e dopo la colazione facciamo un primo giro per conoscere il territorio circostante.

Nel pomeriggio incontriamo il Vescovo della Diocesi di Ambasa, Mons. Rosario VELLA, salesiano, originario di Canicattì, presente in Madagascar da oltre 30 anni, vescovo da 10 anni. È arrivato a Cocotier per fermarsi con noi qualche giorno e presiedere alcune celebrazioni importanti per queste comunità. Abbiamo concelebrato insieme per la comunità delle suore e per gli amici giunti dall’Italia.

Venerdì 3 agosto

Ore 8.00 – 11.30: Concelebrazione per la conclusione dell’anno scolastico, un evento importante per il Liceo delle suore. Il Vescovo locale manifesta particolare attenzione a questo Istituto, con un’ampia introduzione che mira a suscitare l’attenzione e il coinvolgimento dei presenti. Successivamente, Mons. Vella ci presenta singolarmente agli alunni e mi invita a dare loro un saluto in francese, anche a nome del gruppo giunto da Lecce.

            La celebrazione dell’Eucaristia con il Vescovo della Diocesi ci permette di constatare la vivacità e la numerosità degli alunni.   Nonostante la durata del rito, due ore e mezza, il livello di attenzione e partecipazione si mantiene alto, grazie anche al variegato coinvolgimento attivo, dal canto alla liturgia della Parola, alla preghiera dei fedeli, alla processione offertoriale, alle diverse raccolte di offerte tra i fedeli. Prima della benedizione finale, S.E. Mons. Rosario Vella mi invita a benedire i singoli alunni. Poi, rivolge un messaggio ad ogni gruppo classe, cui sono seguiti il suggestivo rito di imposizione delle mani e la consegna della Medaglia dell’Immacolata, segno di devozione e protezione per ogni studente e studentessa, accompagnati da una breve esortazione ad essere sempre impegnati nello studio per prepararsi agli impegni della vita!

Al termine della celebrazione eucaristica, mentre tutti gli alunni animano il pomeriggio con giochi e canti sino alle 18.00, abbiamo un primo colloquio con Mons. Vella, si fermerà qui per due giorni, che mi invita alla celebrazione delle cresime per la domenica successiva.

Intanto il paesaggio con il tramonto e l’orizzonte oltre l’immensa distesa del mare si presentano allo sguardo estasiato e suscitano una spontanea lode al Creatore di ogni bene e di tutto ciò di cui la creatura può godere quando il cuore e la mente si illuminano d’immenso!

 Per questo trovo naturale la reazione avuta nel pomeriggio di fermarmi in una riflessione orante per lodare e ringraziare Dio Padre di questa preziosa esperienza che, mentre arricchisce la mia conoscenza del mondo, mi fa percepire l’immensità della creazione e del dono che con la vita Dio ha fatto a ciascuno di noi.

Ho già avuto modo, tra mercoledì e giovedì,  nelle uscite “turistiche” con il gruppo  di ammirare la bellezza del mare, con il fenomeno delle alte o basse maree, e le tartarughe che lo abitano in gran numero. Gli altri giorni ho preferito restare in casa a riposare e ripensare all’esperienza che sto vivendo.

Sabato 4 agosto

Il mattino trascorre in cerca di souvenir e cadeau; tra le boutique (semplici strutture in legno) si trova qualcosa di caratteristico del posto, con la speranza di soddisfare l’attesa di chi riceverà un segno di affetto. Il pranzo è anticipato per permetterci di arrivare in tempo al matrimonio tra Jmmy e Ida. Siamo in 6 a concelebrare (il Parroco, io, don Fernando, don Attilio, don Giuseppe, don Antonio). Pur presiedendo la concelebrazione, chiedo al Parroco di officiare personalmente il rito del matrimonio, onde evitare problemi di comprensione e sollevare dubbi o pretesti in futuro!

Terminato il matrimonio, il Parroco mi chiede di celebrare anche la messa vespertina alle 18.00, abitualmente in francese. Così, sono libero solo verso le 19.00 quando finalmente rientro in casa per un momento di riposo.

 

Domenica 5 agosto

Ci attende una mattinata intensa: nella Chiesa parrocchiale “SS. Pietro e Paolo” ci sono 120 cresimandi. Tutte le donne sono vestite di bianco, dalle più giovani alle anziane, i giovani indossano un abito da festa. Al mio arrivo sono già tutti in fila, pronti per entrare in chiesa. La celebrazione inizia alle 8.45: entro in chiesa dopo i cresimandi in un clima festoso di gioia e di canti. La struttura non riesce a contenere tutti, ma quanti sono riusciti ad entrare partecipano attivamente al canto, sostenuti dal coro, e ai diversi momenti della liturgia.

Il Vescovo, Mons. Rosario Vella, con ampie spiegazioni ed esortazioni, si adopera al fine di mantenere alta l’attenzione dei cresimandi e del popolo. Dopo il suo intervento iniziale, anch’io saluto l’assemblea e spiego la mia presenza.

Tutto è stato preparato con cura. I cresimandi, che vestono di bianco, sono quasi tutti di un’età superiore ai 16-18 anni, le donne sono in maggioranza, circa i due terzi, non mancano gli adulti. Tutti recano sul petto una fiamma di cartoncino rosso con il nome di battesimo ben leggibile.

Sistemati nei banchi, occupano tutta la fila sinistra sino in fondo alla chiesa. È bello notare come tutti i presenti seguano la celebrazione attivamente. Il coro parrocchiale anima tutta la liturgia; noto anche come molti cresimandi partecipino sia al canto, sia ai diversi momenti della liturgia eucaristica e alla liturgia della Parola. Anche il momento della crismazione, che condivido con Mons. Rosario, si svolge in modo ordinato. Alla processione offertoriale partecipano tutti i cresimati che vengono personalmente anche a porre la loro offerta nel cestino davanti all’altare.

Veramente una bella celebrazione! L’insieme dei movimenti rituali, del canto e l’attivo coinvolgimento facilitano l’attenzione e la partecipazione, mentre il tempo scorre veloce.

È un vero godimento spirituale e ringrazio il Signore per l’esperienza di fede con questa comunità che mi ricorda le celebrazioni vissute in Africa (Benin, Burundi) e in Brasile (Santa Helena e Povoados).

            Al termine, quando sono ormai le 13.15, è il momento delle rituali foto ricordo individuali.

Successivamente, il Parroco ci invita a pranzo nella casa canonica con il Vescovo e gli altri presbiteri che hanno concelebrato. Abbiamo anche la possibilità di un riposo pomeridiano sino alle 15.30, poi inizia l’attesa, ma i nostri amici sono ancora in libera uscita per conoscere le isole vicine… Intanto, passeggiando lungo la balconata che circonda tutto il primo piano, posso ammirare da un lato il meraviglioso panorama dell’oceano, con alcune imbarcazioni, a vela o a motore, che scivolano via sulle onde, dall’altro lo scorrere (abituale?) della vita nei giorni festivi: sul marciapiede un nutrito gruppo di uomini in cerchio segue con passione e… scommesse la battaglia tra i galli con urla e incitazioni di ogni genere.

Verso le 18.00, Mons. Rosario chiede al Parroco di accompagnarci a Cocotier per la serata con un’automobile migliore, dato che la precedente si è bloccata e non riparte! Vi giungiamo in tempo per la cena. Poi un buon momento di riflessione e ringraziamento al Signore per questa santa domenica: si dilatano gli spazi per una Chiesa in uscita quando si comincia e si dà idea di uscire da se stessi!

Lunedì 6 agosto

La giornata inizia con la Celebrazione Eucaristica alle 6.30: dopo il Vangelo e l’omelia, due Discepole fanno la professione religiosa, sottoscrivendo quanto hanno letto e lasciando il testo sulla mensa dell’altare… All’ultimo banco una giovane religiosa piange!

Meglio maturare opportunamente il vero significato dei “voti”, segno del DONO ricevuto e della LIBERTÀ di donare la propria vita come risposta alla forte presenza dell’AMORE di Dio che chiama. Ma per poter contemplare la bellezza divina è necessario salire sul monte (cfr Vangelo del giorno), quindi discenderne, con la conoscenza e l’accoglienza interiore di tutto ciò che il Maestro non ha tenuto nascosto ai suoi oltre l’apoteosi della gloria: rifiuto, passione e morte via indispensabile per la redenzione e la gloria!

Nell’omelia ricordo alle religiose ciò che Madre Teresa di Calcutta aveva voluto che fosse scritto sotto la croce per le sue consorelle: HO SETE!Ancora oggi Cristo ha sete della nostra fede, della nostra risposta che deve essere radicale e perseverante! Certo, è Dio che agisce mediante lo Spirito Santo e in virtù del “mistero salvifico” compiutosi pienamente in/con/per Gesù Cristo. A noi, tuttavia, viene chiesto di entrare/affidarci a questo mistero e sentircene pienamente partecipi, per gli effetti della grazia che accogliamo e custodiamo nella fede,anzitutto, ma anche perché siamo chiamati a partecipare consapevolmente a questo mistero, in quanto coinvolti in virtù della consacrazione (battesimale, crismale, vocazionale e ministeriale!).

 

Oh, come si dilatano gli orizzonti del ministero pastorale e della consacrazione nella vita consacrata!

Certo, siamo ben oltre le nostre povere capacità, azioni e decisioni umane! Eppure tutto è “mediato” dall’umana dimensione corporea, fisica, e dalla concreta esperienza di fede curata con fedeltà!

Credere nella efficacia dell’opera di Dio in Cristo per l’azione dello Spirito Santo, è fondamentale premessa di ogni azione, progetto e, persino, di ogni celebrazione che rende la “pastorale” opera gradita al Padre, per mezzo del Figlio morto e risorto, nello Spirito Santo. È questa la fede semplice, radicata nell’amore incondizionato e gioioso per un ministero veramente gratuito!

Con quale conseguenza?

Anzitutto con la convinzione razionale che il TEMPO, misura umana che l’uomo è abituato a contare e calcolare per vedere risultati e trovare risposte definitive. Il TEMPO è di Dio! Lui che è fuori del tempo, perché eterno! Ciò significa: Dio è sempre PRESENTE! È l’Eterno presente!

Chi si vuole esercitare nella vita ascetica, non può prescindere da questa realtà e verità di fede!

Quando hai la sensazione che il “tempo si sia fermato, perché nulla è cambiato”, allora comincia a riflettere su quanto è cambiato non intorno a te, ma dentro di te.

Si scopre, cioè ti rendi conto, che l’esperienza fatta in una realtà diversa, quanto i tuoi occhi hanno fissato nella memoria, più e meglio che nello scatto fotografico, lascia un segno indelebile nelle pieghe del ministero vissuto in contesti diversi e straordinari come in “questo angolo a nord della Grande terra”: tanti volti di bambini, adolescenti, centinaia di alunni che frequentano il Lycée Sacré Coeur. E, poi, mamme circondate dai figli, ferme ai bordi delle strade o che percorrono a piedi nudi sentieri polverosi; uomini che trasportano grandi ceste piene di prodotti da vendere al mercato; giovani che si guadagnano la giornata lavando le auto vicino a un piccolo corso d’acqua, certamente né trasparente e tanto meno potabile …, e utile per un bagno improvvisato e … rinfrescante; tuk tuk (magico motocarro della Piaggio usato come taxi) che scorrazzano in mezzo al traffico caotico del mercato, con manovre azzardate pericolose per i passanti,  tra case in muratura e tante baracche, abitazioni precarie, sebbene tanto necessarie in mancanza di altre possibilità…

            Eppure, tanta precarietà di vita e di mezzi di sussistenza coesiste con un paesaggio incantevole dove la natura variopinta, animata, ricca di vegetazione (piante di ogni tipo, arbusti, alberi di alto fusto o tronco possente…) che fa da sfondo o quasi da sipario ad un ampio tratto di sabbia che ti porta naturalmente ad allargare lo sguardo verso l’immensa distesa del mare … con strane e incantevoli sorprese, svelate a tempi alterni secondo la bassa o l’alta marea: un solo esempio, la striscia di sabbia larga un paio di metri e lunga qualche chilometro, che collega due isole!

Si, è proprio vero: uno spettacolo che esige, quasi ti impone, il silenzio dello stupore, della meraviglia, del fascino quando permette di udire ancora il dolce rumore dell’onda che arriva dolcemente al riva o si infrange tra i resti delle conchiglie già cullate dall’acqua e dolcemente depositate sotto gli occhi di chi passeggia lungo il bagnasciuga!

La sosta in casa negli ultimi due giorni, non per stanchezza, tanto meno per pigrizia, mi permette di incontrare la Comunità religiosa e di percepire con delicatezza la necessità (o l’urgenza) di una maggiore cura delle persone, delle giovani che, pur essendo già consacrate o in formazione, hanno cominciato da poco a vivere nella Comunità per condividere il carisma e fare esperienza dell’attività di accoglienza, in particolare dei piccoli abbandonati o affidati.

Sono convinto che, se non si vuole costruire sulla sabbia (come appare già per qualche fabbricato), necessario provvedere ad assicurare un’adeguata formazione umana, culturale, spirituale e di vita consacrata, che vada ben oltre l’apprendimento della lingua italiana, pur necessaria.

Il gruppo decide di fare un’uscita a Nosy Kombo, dove l’ambiente naturale è ancora più particolare per la presenza di pitoni e altri animali. Mi viene riferito da don Attilio che il pranzo è stato buono e i giovani camerieri hanno consumato quanto rimasto. Niente è andato disperso: dopo che tutti hanno mangiato a sazietà, quanto ancora disponibile è stato raccolto in buste di plastica e portato in famiglia da parte di coloro che avevano servito. A don Attilio non è sfuggita questa grande povertà della popolazione che “lotta letteralmente per la sopravvivenza e deve affrontare il forte disagio sociale causato da gravi problemi: disoccupazione, droga, alcool, vagabondaggio, prostituzione …”. “In questa drammatica realtà”, ha affermato ancora don Attilio, “si è innestata provvidenzialmente la Congregazione delle Discepole del Sacro Cuore e in questi ultimi anni l’operato di don Fernando, voluto dal respiro missionario della nostra Chiesa locale, che compie un’opera meritoria di promozione umana e di evangelizzazione”. Dopo aver osservato da vicino la tragica condizione in cui vivono tanti esseri umani, don Attilio ha riflettuto che “la Chiesa, oggi e sempre, se vuole essere autentica, credibile, viva e come l’ha pensata e voluta Gesù, deve essere orante, spoglia, povera, a servizio pieno dell’uomo, impegnata nella costruzione di un mondo più umano e fraterno, pacifico e giusto, ma sempre aperto alla trascendenza, dal momento che il Figlio di Dio si è incarnato per rendere l’uomo partecipe della natura divina (cf 2Pt 1,4)”.

Io ho preferito restare in casa e fare sintesi personale dei giorni trascorsi a Nosy Cocotier. Hoc in votis…

La Madre mi chiede di incontrare la comunità delle suore dalle 16.00 alle 17.00. È un momento importante di riflessione, ma anche di formazione, in occasione del quale preferisco seguire uno schema essenziale sulla vita consacrata:

a)Dimensione trinitaria

b)Vita spirituale indispensabile

c) Vita comunitaria tra comunione e comunità

d)Riconciliazione: sacramento e guida spirituale.

         È un’occasione propizia per parlare a tutta la Comunità e sottolineare l’urgenza, in particolare per le giovani famiglie religiose, del bisogno di approfondire non solo il senso del carisma che hanno scelto personalmente, ma anche il fondamento della stessa vita consacrata come scelta di vera libertà e risposta all’Amore più grande che ha la propria sorgente nell’amore Trinitario. Noto che diverse religiose prendono appunti e … scuotono la testa mentre scrivono.

Ringrazio il Signore per questa esperienza che francamente non mi sarei aspettato.

Sarebbe un vero peccato se di questi giorni rimanesse solo il ricordo del paesaggio meraviglioso, o delle avventure in acqua per gli effetti dei raggi solari, o della marea o delle onde … Quasi tutti rientrano bagnati come pulcini dalle onde del mare! Altro motivo per sentirmi soddisfatto di come ho impiegato il tempo!

Ma la giornata non è ancora terminata: siamo tutti attesi da Don Fernando per la cena conclusiva del soggiorno malgascio, con qualche fuori programma! Arriviamo verso le 19.00 e un po’ tutti partecipiamo ai preparativi …. della tavola: in cucina c’è già chi sta lavorando da tempo!

            Il resto lo tralascio, ma ricordo la simpatica presenza sia della Coppia milanese che ha ricordato il 50° anniversario di matrimonio, sia dei novelli sposi, Jimmy e Ida.

            Trascorriamo alcune ore in allegria, consumando quanto è stato preparato con amore, mentre le bottiglie di vino e di birra pare siano tutte bucate!

La gioia di stare insieme è assicurata da un simpatico Karaoke che riesce a coinvolgere un po’ tutti, con diversi talenti.

Martedì 7 agosto

Inizia la giornata con la Celebrazione Eucaristica per la Comunità delle discepole del Sacro Cuore: messa di ringraziamento per l’esperienza vissuta e l’accoglienza che ci è stata riservata. Resta l’impegno del reciproco ricordo nella preghiera da ritrovare ogni mattina intorno all’altare del Signore, per ascoltare la Sua Parola e rinnovare l’esperienza di fede della comunione con Lui e tra di noi!

 

Prima di partire, mi ritorna in mente il brano evangelico di questa mattina: “la tempesta sedata (Mt 14,22-36)”. Dopo la moltiplicazione dei pani, secondo il racconto di Marco, Gesù appare camminando sulle acque, mentre gli Apostoli stanno attraversando il lago di Genezaret. Pietro gli chiede di fare la stessa esperienza. Gesù glielo concede … ma la paura, frutto del dubbio, prevale e l’apostolo deve chiedere aiuto…

 

Al termine di questi giorni, ti prego Signore, concedimi la capacità di saper discernere tutto il bene che ho potuto constatare, affinché tutta la Chiesa particolare che mi hai affidato, impari ad arricchirsi dei Doni che Tu stesso le metti a disposizione, maturi sempre più nella Carità e nella solidarietà radicate nella fede ed impari a sperare nei doni che provengono dal tuo Amore … ma solo quando Tu lo permetterai! AMEN.

 

 

                                                                                                        + Michele Seccia

                                                                                                         Arcivescovo

 

Condividi questo post