La bellezza della liturgia, ricchezza della Chiesa

La bellezza della liturgia, ricchezza della Chiesa

Incontri sul Concilio – I brani salienti della Conferenza di Mons. Felice Di Molfetta, Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano. 

FEDE CELEBRATA

Se volessimo abbozzare sinteticamente la natura della liturgia, direi che essa è fede creduta, celebrata e vissuta. Pertanto, scopo della SC è stato “suscitare quella formazione dei fedeli e promuovere quell’azione pastorale che abbia come suo culmine e sua sorgente la sacra liturgia”.

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Alla luce di una esaltante esperienza della riforma vissuta dalla nostra gente, gli storici del Vaticano II sono unanimi nel riconoscere che il primato della SC è ascrivibile non semplicemente alla precedenza cronologica ma al fatto che essa è stato punto di riferimento e fonte di ispirazione per gli altri testi conciliari che l’hanno seguita. Giustamente Giovanni Paolo II potrà affermare che “Per molti il messaggio del Concilio Vaticano II è stato percepito mediante la riforma liturgica”.

OPERA DI DIO

Se l’etimo leitourghía ci fa porre l’accento sull’azione della Chiesa quale popolo congregato, occorrerebbe invece ricordare che non vi sarà autentica leitourghía che non debba essere al tempo stesso theourghía, ossia azione di Dio. Sarà perciò alla luce della prospettiva teo-cristocentrica in Spiritu Sancto, che l’assemblea santa non dovrà guardare a sé ma al suo Signore.

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E proprio perché è essenzialmente e inseparabilmente unita a Cristo, la liturgia rende attuale la relazione d’amore voluta dal Padre nello Spirito, sì da divenirne quasi l’espressione sensibile, giusta l’affermazione di SC che “per realizzare un’opera così grande Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche” (n. 7).

SALVEZZA CELEBRATA

Cristo e assemblea sono inseparabili, giusta l’affermazione di SC 5, “Dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa”.

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Il cristocentrismo pasquale ci deve rendere pensosi circa il modo di realizzare la presidenza ministeriale e la partecipazione dei circumstantes all’evento liturgico motivati dalla consapevolezza che l’opus nostrae redemptionis reso presente dal “paschale mysterium”, non è un oggetto né tanto meno un concetto, ma una Persona, Gesù Cristo, salvezza posta nelle nostre mani in ogni celebrazione eucaristica, come ci viene ricordato da SO del giovedì santo: “Ogni volta che celebriamo questo memoriale del sacrificio del Signore, si compie l’opera della nostra redenzione”.

ASSEMBLEA VIVA

Sotto questo profilo la Costituzione ha rimesso in luce ciò di cui l’ecclesiologia aveva perso le tracce, pur presente nei testi eucologici, ovvero: il soggetto della celebrazione liturgica è la plebs sancta vista nella sua articolazione gerarchica.

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Ciò, in considerazione del fatto che “le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è ‘sacramento di unità’, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi” (SC n. 26). Si tratta indubbiamente di un aspetto, come acutamente fa notare nel suo poderoso saggio storico Yves Congar, il più realmente tradizionale.

LA PARTECIPAZIONE

La quarta linea di forza di SC è racchiusa in actuosa participatio. Sì, la partecipazione attiva (actuosa participatio) e la liturgia, definita “culmine e fonte”(culmen et fons: SC n. 10), hanno costituito in questi anni come la cinghia di trasmissione dei tanti contenuti presenti nella SC nonché il cavallo di battaglia di tutta l’azione pastorale del post-Concilio.

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Ha scritto la liturgista cinese Anna Kai-Yung Chan che “scopo ultimo del Concilio è la partecipazione cosciente e l’inserimento attivo del popolo di Dio nella vita cultuale della Chiesa […] sia durante che dopo il Concilio, la partecipazione attiva dei fedeli è stata sempre l’idea dominante in campo liturgico”.

LA PAROLA DI DIO

La quinta linea di forza di SC è racchiusa nella valorizzazione della Parola di Dio. Tra le acquisizioni più significative del Vaticano II è certamente da collocare la riscoperta dell’importanza della Parola di Dio nella vita della Chiesa. La SC, con l’insieme del suo dettato teologico, ha inteso liberare la liturgia con le sue azioni dalla visione sacro-magica che non poche volte l’aveva avvolta.

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Ciò viene fatto attraverso la maggiore valorizzazione della Sacra Scrittura: “Affinché la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia in modo che, in un determinato numero di anni, si legga al popolo la maggior parte della Sacra Scrittura” (SC n. 51).

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