JUBILAEUM ORONTIANUM LYCIENSE. Il dono dell’olio per la lampada. Seccia: il culto sia vita

JUBILAEUM ORONTIANUM LYCIENSE. Il dono dell’olio per la lampada. Seccia: il culto sia vita

articolo ripreso da portalecce
e scritto da Andrea Pino

“Il dono dell’olio per la lampada votiva di Sant’Oronzo sia segno della nostra fratellanza”.

 

 

Sono le parole dell’arcivescovo Michele Seccia che, nella cattedrale di Lecce ha accolto nel giorno della vigilia della festa patronale, le comunità della vicaria di Vernole – i comuni di Vernole, Cavallino, Lizzanello, Melendugno con le rispettive frazioni – che hanno rinnovato la loro devozione ai santi patroni recando in dono il frutto per eccellenza della terra salentina: l’olio.

La solenne concelebrazione, presieduta dall’arcivescovo Seccia, si è tenuta alla presenza dell’arcivescovo di Zara, mons. Zelimir Puljic, dei sacerdoti del Capitolo e del clero della vicaria. L’arcivescovo ha salutato il presule di Zara sottolineando che “la sua presenza ha un significato particolare, nel concludere l’anno giubilare, ci fa sentire fratelli oltre ogni distanza geografica e culturale”.

Rivolgendosi poi ai sacerdoti, ai sindaci, agli amministratori, ai fedeli, ha esortato tutti a essere radicati nella fede, nella speranza e nella carità. “Impegno nella Chiesa, servizio ai cittadini, fedeltà al battesimo. Su tutto la carità, che nel linguaggio del vangelo è solidarietà fraterna, recupero della comunione nella famiglia e nella società civile. Così gli amministratori devono essere determinati a costruire il futuro sulle radici del nostro passato, custodendo il bene prodotto e potenziandolo. È questa la dinamica che deve seguire ogni battezzato”.

Guardando fisso negli occhi tutti e ciascuno, l’arcivescovo ha scandito chiaramente un monito importante, nel penultimo giorno dell’Anno Giubilare Oronziano. “Non prendiamo in giro il Padreterno e noi stessi con promesse, ma assumiamo impegni che salvaguardino la comunione delle famiglie e il rispetto delle differenze. La fede non è un semplice guardare verso l’alto, ma è anche un guardare orizzontalmente. Non culto di esteriorità, ma valori e tradizione da tramandare, dando attualità al valore della grazia sacramentale che ci accompagna tutta la vita. Dobbiamo tendere alla santità, vivendo la grazia quotidiana. È scoprire la relazione con Dio e con il prossimo. I nostri modelli, non le statue di argento, sono la vita e il martirio dei nostri santi. Allora occorre chiedere al Signore per sé stessi ma anche per gli altri: solo così diventiamo comunità orante e si compie autenticamente il nostro atto di fede”.

Infine, l’augurio dell’arcivescovo alla comunità cittadina e diocesana: “Viviamo la speranza che si realizzi ciò che vogliamo con la consapevolezza che il nostro presente atto di fede e speranza deve diventare un atto d’amore per superare divisioni e invocare davvero la pace che regni ovunque, a cominciare dalle nostre case. Così la testimonianza dei nostri santi patroni – Oronzo, Giusto e Fortunato – può diventare la nostra stessa testimonianza: luce e speranza per le nostre famiglie, la nostra città, la nostra diocesi”.

In serata, nel chiostro del seminario di Piazza Duomo, la rappresentazione sui temi della Laudato sì’ di Papa Francesco dal titolo “Il creato parla e il potere si racconta” opera di Maria Francesca Mariano, giudice della Corte d’assise di Lecce, messa in scena dalla compagnia Témenos Recinti teatrali. Hanno introdotto il reading l’arcivescovo ed Elsa Valeria Mignone, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Lecce. Presente anche il prete salentino anti-mafia, don Antonio Coluccia.

 

 

Racconti per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

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