GIUSTO E FORTUNATO, IL MAESTRO E IL DISCEPOLO

GIUSTO E FORTUNATO, IL MAESTRO E IL DISCEPOLO

Legati al Primo Vescovo/Il seguace di Paolo, colui che lo convertì. Il nipote gli succedette sulla Cattedra di Lecce. 

Com’è noto, pur di­sponendo di alcuni validi studi, non siamo attualmente in grado di rico­struire in tutti i suoi aspetti, sulla base di una documen­tazione sicura, la pagina così importante della storia del nostro territorio scritta dai Santi Patroni con la loro testimonianza di fede sino al martirio. Vari sono, pertanto, gli interrogativi sollevati dalla agiografia dei Santi a cui non possiamo ancora dare una ri­sposta fondata su prove inop­pugnabili. Una antichissima tradizione ha fatto giungere fino a noi le notizie relative alle vicende di cui essi furono protagonisti. È certo che il culto verso i Pa­troni, intensificatosi a partire dal Seicento, dopo che la città di Lecce fu risparmiata dalla pestilenza, era già presente nel sec. XII, il che presup­pone una conoscenza della biografia dei Santi diffusa e radicata nel popolo. Una delle quattro porte di Lecce era dedicata a S. Giusto e ad essa si fa cenno nel Diploma di Tancredi del 1181. Tale porta fu riedificata nel 1548 in ono­re di Carlo V. Come afferma­no sia Infantino che Bozzi, nel 1600 erano ancora visibili le rovine di un tempio molto antico fuori le mura con due altari dedicati a S. Oronzo e a S. Giusto. Una iscrizione, del 1657, incisa sul muro della attuale sacrestia della chiesa dedicata a S. Oronzo fuori le mura, accenna ad un “vetu­stissimum templum antea fere collapsum”.

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Figura chiave per compren­dere come in una terra intrisa di paganesimo abbia trovato accoglienza il messaggio evangelico è S. Giusto. Secondo la tradizione egli, di origine giudaica e residente a Corinto, era un discepolo di S. Paolo. Il Vescovo Pappa­coda, nel 1656, nella epigrafe incisa sull’altare in onore di S. Giusto nella Cattedrale di Lecce scrive: “a S. Giusto, discepolo di S. Paolo, aposto­lo di Lecce e della Japigia”. Sempre secondo la tradizione, in viaggio verso Roma perché incaricato dall’Apostolo di portare la Lettera ai Romani, a causa di una tempesta ap­prodò naufrago sulle sponde dell’Adriatico, attuale lido S. Cataldo. Qui avvenne l’in­contro con il patrizio leccese Oronzo che portò questi alla conversione, al Battesimo e, al rientro da Roma di Giusto, ad un’opera di apostolato condotta insieme in tutta l’antica Japigia.

La tradizione ci informa che, dopo aver diffuso la fede in gran parte del territorio, Oronzo accom­pagnato da Giusto si recò a Corinto dove fu consacrato Vescovo da San Paolo che designò come suo succces­sore nell’episcopato il nipote Fortunato. Pur non potendo inquadrare sul piano storico il personaggio di Giusto, ci sembra interessante notare che è stato il dialogo da lui introdotto ad aprire il cuore di Oronzo all’accoglienza del messaggio di salvezza di Cristo. Giusto ha saputo evidentemente trasmettere ad Oronzo la gioia del Vangelo indicandogli una meta entu­siasmante che avrebbe dato senso alla sua vita. Da quel dialogo ebbe inizio un’opera di evangelizzazio­ne per la quale affrontarono avversità di ogni tipo fino alla persecuzione ed al martirio, in ossequio agli ordini di Nerone, senza che venisse mai meno la fede viva ed incondizionata.

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Ciò non può lasciarci indif­ferenti in un tempo in cui, in varie parti del mondo, uomini e donne sopportano con eroi­ca fortezza persecuzioni per aver aderito al Vangelo. Dalla tradizione apprendia­mo, inoltre, che la fede di Oronzo riuscì a “contagia­re” anche membri della sua famiglia, fra cui la sorella Emiliana ed il figlio di lei Fortunato. Giovane che godeva di favo­revoli condizioni economiche e sociali, di fronte alla scelta radicale dello zio e della madre, non esitò a mettere in discussione il mondo pagano ed i suoi idoli, accogliendo anch’egli la Buona Novella. Certamente non sarà stato facile, come non lo è oggi, fare un passo così impegnati­vo che, di fatto, gli imponeva di camminare controcorrente rispetto ai suoi coetanei. Le vicende lo portarono ad un intrepido impegno di testimonianza e a succedere ad Oronzo nell’episcopato. Durante una nuova ondata di persecuzioni anche Fortunato andò incontro al martirio. La conversione di Fortunato ci dice, come ha affermato Papa Francesco durante la Giorna­ta mondiale della gioventù a Rio de Janeiro, che i giovani “non hanno bisogno solo di cose, hanno bisogno soprat­tutto che siano loro proposti quei valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo… valori che trova­no la loro radice nella fede cristiana”.

 Lilia Fiorillo

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