Messaggio alla città dell’Arcivescovo Domenico D’Ambrosio in occasione della Festa in onore dei Santi Patroni

Messaggio alla città dell’Arcivescovo Domenico D’Ambrosio in occasione della Festa in onore dei Santi Patroni

PER ME SARÀ FESTA GRANDE

1.  Questo messaggio non era nei miei programmi. Fa parte di inaspettati e non richiesti ‘tempi supplementari’. Questa sera mi rivolgo a voi nell’esercizio pieno del mio ministero con la passione, l’attenzione, l’amore e il rispetto che porto a questa ‘ mia’ città. Per qualche altro mese potrò fregiarmi di questo aggettivo che non indica possesso ma soltanto amore grande. Lasciandovi dovrò far mia la città che mi accoglierà ma voi rimanete in quello spazio che tutto conserva e nulla dimentica: il cuore!

Ho parlato di passione, attenzione, amore, rispetto. Sono gli atteggiamenti e le scelte che hanno guidato gli otto anni della mia presenza tra voi.

Posso dire che il mio è stato amore, come si suol dire, a prima vista Nessun calcolo, nessun interesse ma la passione del e per il Vangelo di Gesù Cristo e per il suo destinatario: l’uomo. Sta qui la ragione del mio essere vescovo. Vi ho conosciuti per amarvi, per cogliere il molto di bello , di buono, di generosità accogliente, e non giudicante che, per molti versi, vi appartiene.

2. Accogliete il mio saluto e la mia gratitudine per il dono della vostra presenza. Come sempre siamo in tanti questa sera: a tutti e a ciascuno rinnovo amicizia, e formulo un augurio sincero perché possiate vivere nella gioia serena, rispettosa e condivisa questi giorni di festa.

Alle autorità di ogni ordine e grado rinnovo stima sincera e un grazie dovuto: in tutti voi ho sempre trovato disponibilità e ricevuto amicizia. Al Signor Prefetto mi permetto di dire un grazie a nome di tutta la comunità ecclesiale per il servizio che lo vede interlocutore presente e valido interprete delle attese e delle urgenze che pesano su ampie fasce del nostro territorio. Un saluto e un cordiale, sincero augurio al Signor Sindaco e alla nuova civica amministrazione: avete incominciato a scrivere una nuova pagina che va ad aggiungersi alle tante già scritte nel libro della storia della nostra comunità.

A voi: Signor Sindaco, Consiglio e Giunta Comunale la mia cordiale amicizia, la mia stima, il mio augurio affettuoso perché sappiate stare tra la gente, ascoltare la gente, servire la gente. È questo un esercizio difficile ma alla fine paga in termini nuovi di partecipazione e condivisione.

3. Mi piace sottolineare e mettervi a parte di una mia profonda convinzione: si fa vera politica dialogando, creando e moltiplicando luoghi di ascolto e di partecipazione, educando tutti ma in particolare le giovani generazioni al gusto, alla fruizione e al rispetto delle ricchezze che costituiscono il patrimonio dell’arte della bellezza che fa grande, unica e appetibile la nostra città. Da quanto leggo e ascolto so che questa è una delle priorità della nuova amministrazione e non posso che augurare un buon lavoro che sortisca i risultati attesi.

Il servizio alla Polis, la politica, che – ripeteva il Beato Paolo VI – è la forma più alta di carità, non può vedere assente la comunità cristiana che non si defila o arrocca in recinti sicuri e garantiti. Più che mai vogliamo scegliere i luoghi e gli spazi dove si dialoga, si ascolta, si serve, ci si confronta.

Le nostre realtà (parrocchie, oratori, centri pastorali) vogliono essere sempre più case di vetro dove chiunque lo desideri può entrare, trovare disponibilità, ascolto, e molto spesso il pane materiale che viene spezzato, moltiplicato e donato a chi non ha quello per ogni giorno.

 

Talvolta facciamo fatica a dare risposte ad ogni richiesta, emergenza, esigenza, se pensiamo che la media giornaliera del pane, e non solo, da spezzare e condividere è per cinquecento seicento persone. Possiamo ben dire che la Provvidenza, che si materializza nel volto di tanti, non ci lascia mai in panne e i suoi miracoli si moltiplicano ogni giorno. Mi piace mettervi a parte di una singolare metafora che motiva questa apertura e accoglienza.

Non è mia ma di Papa Francesco: “Siamo chiamati ad essere ‘persone-anfore’ per dare da bere agli altri” (EG86). La Chiesa non è elite, è popolo di Dio in cammino nella storia. Per questo continueremo a camminare con voi e auguro a questa comunità a questa Chiesa di non accettare mai di essere confinata in spazi chiusi e superprotetti che ci trasformerebbero in “mummie da museo” (Papa Francesco). I Santi Patroni Oronzo, Giusto e Fortunato che questa sera han percorso le nostre strade, stanno ad indicarci che dobbiamo uscire dai luoghi a noi familiari e ben conosciuti. Vogliamo, mi auguro, dobbiamo come Chiesa, abbandonare le nostre sacrestie e i luoghi in cui la facciamo da padroni e scegliere il precariato e l’incertezza della strada per caricarci delle reali attese, dei bisogni, delle priorità, della rabbia e delle lacrime dei troppi poveri, emarginati, abbandonati, esclusi.

Certo non è facile passare da una pastorale attendista a una pastorale del Vangelo della strada. Il Signore accompagni con l’intelligenza e la sapienza dello Spirito, la forza della fede e l’audacia della speranza, il cammino di questa Chiesa e di questa comunità da me fortemente amata.

4. Ora non posso, come ogni anno, non far giungere il saluto di tutti noi ai molti nostri ospiti, che anche se nascosti e protetti dal muro di cinta di Borgo San Nicola, 4 e privati della pienezza della libertà, vivono e partecipano, anche se in condizioni diverse, alla festa di tutta questa comunità. Un saluto e un augurio ai molti ammalati degenti nel nostro Ospedale ‘Vito Fazzi’, nelle case di cura, nelle proprie case.

Per loro la nostra preghiera: possano i nostri Santi intercedere per loro e per il loro pieno ritorno , rinfrancati nello spirito e guariti nel corpo, alle loro case. Agli ospiti della Casa della carità, delle nostre mense e dei punti ristoro che quotidianamente la carità della nostra Chiesa sa accogliere e ristorare, un saluto e un benvenuto alla nostra festa.

5. Concludo questo mio ultimo breve ma intenso messaggio affidando all’intercessione e alla certa protezione dei SS. Oronzo, Giusto e Fortunato, questa grande assemblea che va ben al di là dei propilei che chiudono ma aprono questo singolare spazio sacro che è Piazza Duomo per raggiungere l’altra Piazza che è dominata e protetta dall’alto, come una sentinella, dalla statua bronzea di Sant’Oronzo che veglia sulle sorti dell’intera comunità civile alla quale in questi anni, fedele alla consegna del Profeta: ”Per amore del mio popolo non tacerò”, ho rivolto una parola che è stata sempre e soltanto segno di attenzione, di amore, di rispetto e, talvolta, voce di chi non ha voce.

Vi ringrazio per la pazienza con cui mi avete sopportato, per il bene che mi avete riservato, per la fatica certa ma anche feconda del dialogo per la collaborazione talvolta incerta ma sempre pronta e disponibile Ho da chiedervi scusa se non sempre sono stato generoso nel ricambiare il molto che mi avete donato. Di sicuro posso ripetervi, senza enfasi e senza tema di esagerare, che ho amato e continuerò ad amare e molto questa comunità.

Fra qualche mese mi ritirerò in un luogo nel quale molti di voi di sicuro avranno occasione di recarsi. Ed io lì sarò ad attendervi, accogliervi, abbracciarvi.

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