Adorazione Eucaristica Ottobre 2017

Adorazione Eucaristica Ottobre 2017

GIOVANI, SPERANZA DELLA  MISSIONE

“Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”

 

Introduzione

Il messaggio del Papa per la 91a Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra domenica 22 ottobre 2017 è soprattutto rivolto ai giovani. «Che bello – scrive papa Francesco – che i giovani siano viandanti della fede, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!».

La missione è al cuore della fede cristiana. Certamente. Ma è anche col cuore gonfio di amore e dedizione che si può tornare ad incidere con la testimonianza e l’annuncio.

È una sfida che il vangelo lancia a ciascuno di noi oggi, ma è anche un invito a lasciarci condurre dal suo messaggio che, attraverso la forza della risurrezione di Cristo e la testimonianza personale, produce una trasformazione radicale capace di sconfiggere la tentazione di autoreferenzialità, per poter rimanere sempre sulla breccia, alla periferia, in frontiera, dove lo spirito naturalmente ci conduce.

Canto di esposizione: Adoramos Te Domine (o altro canto)

 

Primo momento: MENTRE ERANO CHIUSE LE PORTE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni                                                                                         (Gv 20, 19-23)

«La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

 

G.: Gesù, le nostre porte sono chiuse, sbarrate dalla paura.

T.: ma Tu fermati in mezzo a noi, mostraci che la vita ha vinto la morte.

G.: Tu ci dici di smetterla di essere increduli.

T.: aiutaci ad essere fedeli all’amore, alla bellezza, alla verità, che in Te Signore hanno preso volto.

G.: È appesa a quest’attesa di te ogni nostra speranza di avere vita nel tuo nome.

T.: perfino l’umile desiderio di annunziare al mondo che Tu sei vivo e che anche ogni disperato può esserlo.

Breve commento: Dalla paura alla gioia

Padre Mollat, sostiene che tutto il senso di questo brano è il passaggio dalla paura alla gioia. «Erano chiusi nel Cenacolo per paura dei giudei, venne Gesù e i discepoli gioirono». Non si tratta di una “paura” psicologica (ci sarà anche questa), ma piuttosto della paura della Chiesa, di noi cristiani, di fronte al mondo che si presenta come ostile, che ha crocefisso il Signore. La paura dei discepoli è il senso dell’estraneità della novità radicale del Vangelo e dell’esperienza cristiana. Probabilmente riflette la difficoltà che i credenti di tutti i tempi (noi inclusi) hanno a convincersi che davvero “abbiamo visto il Signore”.

E soprattutto la difficoltà ad accogliere il messaggio della risurrezione nella nostra vita. Come si fa a credere nella pace in una umanità che, nella sua millenaria storia, scrive quasi esclusivamente pagine di guerra? E come si fa a credere che esista un perdono dei peccati, una possibilità di ricominciare di nuovo nella nostra vita, in un mondo come il nostro dove la durezza delle nostre leggi qualifica per sempre gli scomodi come delinquenti, terroristi, extracomunitari da seppellire nel mediterraneo?

È la presenza del Signore che permette di superare la paura e di riscoprire la gioia, di non essere nei confronti del mondo in un atteggiamento di paura e di aggressività; ma invece in un atteggiamento di amore: «Iddio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito» (Gv 3, 16a).

Silenzio e meditazione

Preghiamo: Rit: Nulla può nuocerci se lo Spirito rimane con noi.

Signore, che alla tua presenza

hai mandato un altro consolatore,

perché il volto dei tuoi fratelli

parla così poco di gioia e di fiducia.

Forse non abbiamo ancora accettato

il mistero di Te che oggi vivi

nella nostra carne tramite il tuo Spirito? Rit.

Forse ci manca la lucidità per sentire

che la tua serenità è in noi,

che nulla può nuocerci

se lo Spirito rimane sempre con noi.

Oggi però vogliamo solo ringraziarti.

Il Paraclito è con noi, lo sappiamo per fede. Rit.

Ci viene incontro e vive con noi

ci scombussola, ci mette in ricerca

Mette sulla nostra bocca parole impensate per annunziare

all’uomo di oggi la salvezza. Rit.

Non siamo soli, mai

nel condurre a termine il viaggio

della nostra vita e neppure

quando oggi osiamo dare la tua “Bella Notizia” a ogni creatura,

come tu Gesù, ci hai comandato.

Rit.

Canto: Gesù per le strade (o altro)

 

Secondo momento: GESÙ, IL PRIMO MISSIONARIO

G: Nel quarto vangelo Giovanni annuncia che la missione si radica nello stile di vita di Gesù: il primo missionario, il primo mandato. Secondo l’evangelista l’identità di Gesù si rivela nel suo essere inviato dal Padre. Inviato significa che egli non agisce per una autorità propria, o un progetto proprio da rivelare, ma tutto ciò che egli fa è in profonda comunione con il Padre nello Spirito. Questa è la grande missione di Gesù: «non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo (Gv 8,28)».

Dal Vangelo secondo Giovanni                                                                                            (Gv 3, 16-17)

«Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito… Dio non ha mandato il suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui».

Canto: Sono qui a lodarti (o altro)

Qualche istante di silenzio

Dal messaggio di papa Francesco per la giornata missionaria mondiale 2017

«Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta. E grazie a Dio non mancano esperienze significative che testimoniano la forza trasformatrice del Vangelo. Penso al gesto di quello studente Dinka che, a costo della propria vita, protegge uno studente della tribù Nuer destinato ad essere ucciso. Penso a quella celebrazione eucaristica a Kitgum, nel Nord Uganda, allora insanguinato dalla ferocia di un gruppo di ribelli, quando un missionario fece ripetere alla gente le parole di Gesù sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», come espressione del grido disperato dei fratelli e delle sorelle del Signore crocifisso. Quella celebrazione fu per la gente fonte di grande consolazione e tanto coraggio».

Meditazione e silenzio prolungati (Con sottofondo musicale. Si riprende col canto: Sono qui a lodarti).

Preghiera intercalata dal canone: Ubi Caritas et Amor, Ubi Caritas Deus ibi est.

 

Signore Gesù, non siamo orfani,

non siamo soli

Tu ci hai detto che rimani

sempre con noi

perché ci ami e sappiamo

che quando si ama

non si vuole perdere nessuno.

Fiduciosi in queste tue affermazioni possiamo alzarci e andare via,

possiamo essere credenti

e Chiesa “in uscita”.

Ubi Caritas et Amor…

Signore, Gesù,

se abbiamo stentato ad alzarci,

se non abbiamo varcato

i recinti dei nostri orticelli

è per la nostra fede debole,

per la nostra incapacità di sentirti vibrare

come Spirito di vita, nel nostro cuore.

Signore, noi ti crediamo,

ma Tu soccorri la nostra fede.

Ubi Caritas et Amor…

 

 

 

Terzo momento: LA CHIESA È MISSIONARIA

«Voi siete la speranza della Chiesa… Ma la Chiesa è missionaria: dunque voi, giovani, siete la speranza della missione, oggi. Questa missione noi la scopriamo nella nostra storia quotidiana, dove allestiamo il Regno di Dio, la Chiesa. Ma se la Chiesa è comunità di salvezza, se è “mandata”, significa concretamente che ognuno di noi deve uscire, deve andare, deve urlare il Vangelo con la vita e con la voce, fino all’ultima frontiera dell’amore, dove Cristo ci aspetta per riepilogare in sé ogni cosa (GVPII)».

G.: L’unica sorgente di vita è il Padre, l’unico mediatore della vita è Gesù Cristo, ma quella vita che viene dal Padre, attraverso Gesù Cristo, deve dilatarsi, non deve avere confini, deve raggiungere tutti gli uomini. Questo è esattamente il senso della Chiesa, dell’esperienza cristiana del credente, del giovane credente. Il credente deve vivere, con quello che riceve dal Padre, attraverso Gesù Cristo nello Spirito e deve trasmettere quello che ha ricevuto agli altri. Solo nel momento in cui si amano i fratelli si vive l’amore del Padre per noi; solo nel momento in cui si trasmette la vita si vive la vita. L’amore è ricevuto e deve essere donato, la missione è arrivata a noi e deve essere trasmessa.

Dal Vangelo secondo Giovanni                                                                                           (Gv 8, 29-30)

29Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite”. 30A queste sue parole, molti credettero in lui.

Preghiere spontanee (ogni tre strofe si canta il ritornello)

Andate per le strade in tutto il mondo, chiamate i miei amici per far festa: c’è un posto per ciascuno alla mia mensa!

Preghiera finale

  1. O Padre, che hai mandato il tuo Figlio unigenito,

ad annunciare la Felice Notizie in questo mondo,

allieta la tua Chiesa con l’abbondanza dei doni dello Spirito,

e guidala sulla via della salvezza e della pace. Per Cristo nostro Signore.

  1. Amen.

Benedizione eucaristica e canto finale: Il tuo popolo in cammino (o altro canto)

 

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