Santi Patroni 0 2021-09-18

articolo ripreso da portalecce e scritto da Andrea Pino

Nel 1669 il vescovo Luigi Pappacoda presentò un “Libello” alla Sacra Congregazione dei riti, per ottenere il riconoscimento ufficiale del culto verso i tre Santi Oronzo, Giusto e Fortunato.

 

 

 

Il testo riferisce di “una tradizione immemorabile” testimoniata da presenza di immagini e statue, salvaguardia ottenuta in occasione di “pubbliche calamità”, chiese dedicate, intitolazione di canonicati, tanti luoghi in cui erano celebrati riti in loro onore, un altare con antico beneficio nella cattedrale leccese documentato in visite pastorali del ‘400 e del ‘500…

Si trattava, però, di superare possibili difficoltà giuridiche nella verifica da parte della Congregazione, fondate sui “requisiti di onoranza” previsti dal Bellarmino e dalla Costituzione Santissimus emanata dal Papa Urbano VIII nel 1625, dimostrando che i tre santi leccesi erano “riconosciuti e venerati” da molto tempo.

Occorreva pure rispondere con successo alle possibili obiezioni, fondate sulla Costituzione di Papa Gregorio XIII riguardanti il loro mancato inserimento nel “Kalendario”, l’ignoranza del luogo del sepolcro contenente i loro corpi e la carenza di biografie scritte prima di un libro pubblicato nel 1590 da Paolo Regio.

Un’altra possibile obiezione poteva essere stata determinata persino dal vescovo Luigi Pappacoda, che, in contrasto con il Capitolo, aveva sospeso le festività dei suddetti santi, non avendo ancora ottenuto l’apposito benestare della suddetta Congregazione dei riti, che, con decreto del 23 marzo 1630, esigeva che la scelta dei patroni locali potesse essere compiuta solo tra i santi venerati dalla Chiesa universale.

È evidente che il testo, scritto in lingua latina, secondo rigidi schemi giuridici con la proposta di dati e spiegazioni, possibili rilievi critici e repliche tratte da conoscenze storiche, nozioni di diritto ecclesiastico, oltre che dall’esito del sinodo diocesano, fu voluto dallo stesso vescovo, che poi lo presentò alla Congregazione dei riti.

Il Libello fu valutato favorevolmente il 13 luglio 1658, firmato dal card. Giulio Sacchetti e prontamente trasmesso a Lecce. E così il primo vescovo leccese e gli altri due importanti testimoni della fede furono ufficialmente inseriti nella devozione popolare e nel culto ufficiale.

Confermando così, secondo la premessa dello stesso Libello, il loro culto, per cui “questi tre Santi nella stessa città, anzi Giusto ed Oronzo anche nella provincia di Terra d’Otranto, sempre sono stati ritenuti santi e come tali sono stati invocati”.