articolo ripreso da portalecce

Ieri il secondo, dei tre giorni che il clero leccese, convocato dall'arcivescovo Michele Seccia, sta vivendo presso l'aula magna dell'Istituto superiore di scienze religiose metropolitano "don Tonino Bello" di Lecce e avente come tema centrale "Una pastorale tra la fragilità e la speranza. Impegno di comunione in stile sinodale”.

 

 

 

La mattinata si è aperta con l’indirizzo di auguri del vicario generale, mons. Luigi Manca, all’arcivescovo per il 24° anniversario di ordinazione episcopale.

Dopo un ringraziamento e la preghiera dell'ora terza, si è avviato il collegamento con la professoressa Annalisa Caputo, docente presso la Facoltà teologia pugliese e l'Università di Bari e membro del direttivo del CVS di Bari, la quale a trattato il tema "Una pastorale tra la fragilità e la speranza".

La Caputo ha iniziato il suo intervento, partendo dall'etimologia del termine fragilità, evidenziando l'affinità con fragmentum et fractio panis. Dopo aver accennato i tre valori: ontologico, morale e temporale, la docente, ha fatto un excursus storico del concetto di fragilità nel corso del tempo, partendo dalla modernità, fino ai giorni nostri. "Lo smascheramento - ha spiegato - rivela la fragilità dell'uomo e la sua identità frantumata. Inoltre, il pensiero debole caratteristico della postmodernità, porta all'esaltazione del vuoto, quindi alla perdita della speranza". Tra le varie citazioni, ha sottolineato quella del Manicardi, il quale afferma: "elogio della fortezza, la fortitudo, virtù che va costruita giorno per giorno". "La fragilità - ha continuato - è vocazione, appello alla solidarietà, nella socialità. In essa lo spirito umano può rivelarsi resistente, creativo, geniale".

Due temi importanti trattati dalla prof.ssa Caputo, prima di lanciare degli spunti aperti di riflessione, sono stati: la resilienza e l'antifragilità di Taleb. La prima intesa come salto o indietro, cioè la resa, o in avanti, quindi la resistenza. La seconda va oltre la fragilità, la prende, l'assume e la supera.

Tra le proposte di riflessione, ha citato il motto di Missione Emmaus "Andrà tutto Nuovo". Due immagini che possono accompagnare la pastorale antifragile: il lancio di palline di semi nel deserto, secondo la teoria di F. Carletti e San Paolo che dice: "Quando sono debole, è allora che sono forte". La docente ha concluso il suo intervento facendo riferimento all'esperienza personale di servizio presso il CVS e affermando che la pastorale è resistente e forte perché parte dai fragili.

Al termine, ha preso la parola l'arcivescovo, il quale ha testimoniato, nella sua esperienza di vita, il suo rapporto con la fragilità fisica e spirituale, motivo di riscoperta della vocazione.

In seguito, sacerdoti e diaconi, divisi per vicarie, hanno riflettuto e dialogato su alcuni spunti indicati dalla prof.ssa Caputo: il mio rapporto con la fragilità; come trasformare la particolare situazione legata alla pandemia; come vivere il nuovo tempo di grazia come occasione di resilienza e crescita per le nostre comunità.