articolo ripreso da portalecce

Il prossimo 4 maggio ricorre il ventesimo anno di presenza in Moldavia della Fondazione Regina Pacis, nata dal legame di due chiese sorelle, Lecce e Chisinau, e soprattutto dalla sincera amicizia dei vescovi mons. Cosmo Francesco Ruppi e mons. Anton Cosa.

 

 

 

Venti anni di storia e soprattutto di presenza accanto agli ultimi in Moldavia, dai ragazzi di strada alle vittime della tratta, dagli anziani ai giovani carcerati, dai migranti alle famiglie povere. Venti anni di storie e dedizioni, spesso sofferte, ma senza mai fare un passo indietro, senza temere il futuro e soprattutto con la fiducia nel Dio della provvidenza e dell’amore.

Venti anni sotto la guida di don Cesare Lodeserto, il quale ha creduto in questa presenza, fino ad innamorarsi di una Chiesa per la quale oggi sta spendendo ogni risorsa della sua giornata ed anche della sua generosa disponibilità. Accanto a lui Ilie Zabica, che venti anni orsono ero solo un giovane universitario ed oggi dirige l’operatività della Fondazione Regina Pacis con competenza, capacità internazionali e grande correttezza.

Molti altri collaboratori sono passati ed hanno condiviso questo cammino. I nomi sono tanti e sarebbe difficile ricordarli, ma ci sono anche loro in questa ricorrenza, perché nessuno venga dimenticato.

Un ricordo meritano don Mario De Stefano e don Massimiliano Mazzotta. Al primo, il merito di essersi innamorato anche lui della Moldavia ed aver creato Mission Moldova Onlus in Italia per sostenere le opere della Fondazione Regina Pacis, grazie anche alla bontà dell’arcivescovo di Trieste. Con lui anche don Massimiliano Mazzotta, dono dell’arcivescovo di Lecce, Michele Seccia e della Chiesa alla quale appartiene don Cesare Lodeserto, una Chiesa vicina in ogni modo ed appassionata di questa missione. A don Massimiliano la gratitudine per aver offerto la sua difficile sofferenza, in occasione del contagio del Covid, per i ragazzi della casa-famiglia di Chisinau.

Non si vuol dimenticare nessuno, dai benefattori ai volontari, dai movimenti alle associazioni che hanno aiutato, dagli organismi internazionali a tutti coloro che hanno scelto di essere accanto alla Fondazione Regina Pacis.

Riprendere la figura di mons. Cosmo Francesco Ruppi è quasi un dovere, anche perché nonostante la sua scomparsa gli insegnamenti che ha lasciato sono ancora oggi una risorsa di saggezza e lungimiranza. Con lui mons. Anton Cosa, presente ed affezionato, attento e disponibile, con lo stile del pastore che ama il suo gregge e nulla vuole che vada disperso, soprattutto tra i poveri,

Ai poveri va la gratitudine, perché sono il vero dono di Dio, che ha permesso alla Fondazione Regina Pacis di vivere la storia della carità in Moldavia e renderla in tanti casi un vero miracolo.