News webmaster 0 2021-05-01

 Lecce, 1° maggio 2021 

N. 079/2021 

Carissimi lavoratori e gentilissime lavoratrici,  Desidero far giungere a tutti Voi il mio pensiero affettuoso, avvalorato specialmente dall’indizione dell’Anno Giuseppino che il Papa ha voluto per la Chiesa universale, presentandoci la figura di San Giuseppe, come modello di laboriosità ed esempio di testimonianza cristiana.  Mentre si celebra la Festa del lavoro, il mio pensiero va a tutti coloro che, a causa della crisi sanitaria ed economica, hanno perso o hanno visto fortemente limitata la propria occupazione. Vorrei farmi portavoce del grido di dolore e di disperazione che avverto sempre più frequentemente giungere da centinaia di persone che stanno attraversando una profonda crisi personale e familiare. Questo grido si trasformi in autentica preghiera: l’uomo quotidianamente sperimenta che solo il Signore lo può liberare e salvare dall’angoscia e dal dolore. Oggi ne possiamo essere ancora più certi vedendo attorno a noi le numerose incertezze della scienza dinanzi al dramma della pandemia.  Rivolgiamoci con confidenza a San Giuseppe: egli è il vero patrono del lavoro, perché è il santo artigiano che, con pazienza, perseveranza, creatività e fiducia, ogni giorno apriva il suo laboratorio, lavorava con il sudore della sua fronte e trasformava la sua bottega in luogo di accoglienza, officina d’amore e scuola di santità.  Ma, San Giuseppe è l’artigiano della laboriosità. Nella sua vita, Egli ha sperimentato fatiche, difficoltà, dolori e pene, tipici di ogni lavoro e, mentre la Chiesa ci rammenta la loro infelice origine (Cfr. Gen 3,19), ne ricorda oggi anche il felice e sublime epilogo, cioè il loro valore redentivo (cfr. Mat 5,6). Essere artigiani nel lavoro significa allora immettere nell’attività umana quell’anima spirituale che rende santa e preziosa ogni opera, che arricchisce ogni iniziativa, consacra l’uomo e la donna collaboratori del Creatore e sa riaccendere la speranza, anche laddove le difficoltà e le crisi sembrano regnare.  Vorrei dire, allora, a ognuno di Voi, cari lavoratori e lavoratrici: Coraggio! Non temete! Invocate con perseveranza l’intercessione di San Giuseppe! Imitatene la fiducia nell’ora della prova! E costruite con lungimiranza e passione il vostro futuro. Rispondiamo alla mancanza di lavoro con l’incremento della solidarietà, la forza della creatività e l’audacia della progettualità!  La Chiesa di Lecce oggi rinnova il suo impegno a servizio dei lavoratori e proclama che ogni attività umana non deve servire al bene egoistico, ma avere il crisma dell’azione solidale. Non avrei particolari proposte economico-finanziarie da suggerire, vorrei soltanto  comunicarvi che il vescovo è pastore anche per voi, per chi è rimasto senza lavoro, per chi ce l’ha ed è mal retribuito, per i più giovani costretti ad andarsene per cercare un’occupazione e potersi realizzare: sono pastore per ascoltarvi, sostenervi e, se necessario, mettermi al vostro fianco per affrontare disagi e difficoltà. Le azioni di promozione del lavoro giovanile e le opere di carità della nostra Chiesa (non ringrazierò mai abbastanza i tanti nostri volontari per la generosità e per gli enormi sacrifici) siano per tutti voi oasi e ristoro, baluardi di speranza di fronte allo scoraggiamento e al senso di abbandono.  Consentitemi ora di richiamare con forza due dimensioni che mi stanno a cuore: la fraternità e la sicurezza.  La fraternità - come rilevano i vescovi italiani nell’annuale messaggio della Giornata per il lavoro - illumina anche i luoghi di lavoro, che sono esperienze di comunità e di condivisione. Si riprenda, dunque, con maggior vigore e con rinnovato slancio l’esperienza feconda dell’associazionismo, affinché, in un vero patto sociale, imprenditori e lavoratori, responsabili della cosa pubblica e rappresentanti delle diverse categorie generino nuove forme di partecipazione e nuovi modelli di solidarietà che abbandonino le logiche della rivalità e si aprano invece alla fattiva cooperazione. Ne ha sempre più bisogno la nostra terra.  La sicurezza nel lavoro dà nuovo slancio a tutti coloro che nelle attività quotidiane si impegnano a servizio della comunità: qui non si tratta semplicemente di far riferimento a quella serie di misure idonee a evitare gli incidenti, ma mi riferisco anche a quella stabilità lavorativa ed economica che sola può garantire serenità alle famiglie. Infatti, sono sempre più persuaso che chi lavora in sicurezza non solo lavora meglio, ma affronta con maggior impegno e passione anche le inevitabili fatiche e i più duri ostacoli. Solo in sicurezza il lavoro è realmente degno e nobile.  In questo tempo di emergenza sanitaria, inoltre, la tutela della salute pubblica ha limitato molte attività, tra cui anche quelle legate alle feste religiose. Purtroppo, non sono le misure anti-contagio che deprimono l’economia, ma è il contagio stesso la vera causa della crisi. L’impegno di tutti sia, allora, quello di fermare subito il contagio: solo così si risolleverà presto anche l’economia del nostro territorio e si potrà dare risposta alle legittime aspirazioni di tutti quegli operatori che da oltre un anno soffrono per le attuali restrizioni.  Con questi sentimenti mi unisco alle celebrazioni della Festa odierna, augurando che San Giuseppe ci ottenga di godere sempre dei frutti del lavoro quotidiano e celebrare, con animo libero e sereno, l’amicizia con Gesù, il divino lavoratore di bottega, fabbro della nostra salvezza.  Manifestandovi la mia stima e vicinanza, vi saluto con viva gratitudine e vi benedico. 

+Michele Seccia,