articolo ripreso da portalecce

Carissimo don Marco, oggi sarebbero stati quarantatré. Quarantatré anni dalla tua ordinazione sacerdotale. Proprio oggi, Giovedì Santo, la chiesa ricorda l’istituzione dell’Eucarestia. Quest’anno Giovedì Santo e data della tua ordinazione sacerdotale coincidono.

 

 

 

Purtroppo quest’anno non posso farti gli auguri. Non per colpa di Giuda, ma di una tale chiamato coronavirus. Ti ha tradito un giorno di novembre. Ti ha tradito in maniera subdola, come solo un traditore cinico può fare.

 Nella notte del Getsemani Gesù si confronta con tre esperienze profonde: quella del tradimento, quella dell’angoscia di fronte alla morte e, infine, quella della propria solitudine e della preghiera. Pensando al tuo Getsemani, carissimo don Marco, penso che forse anche tu hai fatto la stessa esperienza di Gesù. Ti sei sentito tradito. Tradito da questo virus che da più di un anno, ormai, è entrato forzatamente nella nostra vita. Nell’esperienza ospedaliera, quando ogni ora che passava era più faticoso respirare, avrai fatto esperienza di angoscia di fronte alla morte.  Non c’erano chiodi. Non c’erano torture. Non c’erano corone spinate.  C’erano solo i tuoi pensieri. C’erano solo tutte le emozioni che ogni essere umano ha di fronte all’appuntamento, ineluttabile, contro la morte. Sai don Marco caro, ho sempre pensato che l’esperienza più tragica di Gesù non è stata tanto la sua crocifissione, ma la sua notte del Getsemani. In questa notte vediamo un Gesù come non l’abbiamo mai visto. Piange, suda sangue, è un corpo schiacciato dall’angoscia. Non è un martire religioso. Non ci appare come un eroe della tragedia greca. L’angoscia di Gesù rivela la sua passione per la vita. Gesù vuole vivere perché la sua parola non è una parola di morte, ma di vita. Passione per la vita che tu, carissimo don Marco, nonostante i tanti problemi di salute sei riuscito sempre a dimostrare.

 Si dice che solo chi fa esperienza di dolore può comprendere e consolare chi è nel dolore. Non so se questo è vero. So solo che molti di noi, che abbiamo avuto la gioia di incontrarti nella nostra vita, dobbiamo dirti grazie. Dobbiamo dirti grazie per le tue “traduzioni evangeliche” in comportamenti concreti. Con l’esserci sempre, anche a distanza di anni e nonostante i nostri silenzi. Dobbiamo dirti grazie per le tue “parole carezzevoli” che ci hanno motivato ad andare avanti, quando il buio era troppo fitto. Dobbiamo dirti grazie per il tuo sorriso che ci ha incoraggiato quando le “nuvole inevitabili della vita” hanno oscurato il “sole”. Dobbiamo dirti grazie per la forza che ci hai profuso, quando la stanchezza era tanta. Dobbiamo dirti grazie per tutte le volte che hai spezzato il pane della Parola per noi. Dobbiamo dirti grazie per la tua sincerità. Dobbiamo dirti grazie perché hai fatto sempre trionfare l’amore. Nonostante i limiti della tua salute, appena sapevi che c’era una persona nel dolore, ti facevi accompagnare subito. Non per dire parole vuote, ma per esserci nel silenzio. Per testimoniare l’amore di Cristo.

Grazie don Marco per il tuo essere sacerdote. Auguri Don Marco!