articolo ripreso da portalecce

Il canto nella liturgia non è un elemento accessorio, ma di grande rilevanza.

 

 

Nell’Ordinamento generale del Messale Romano si afferma: “Nella celebrazione della Messa si dia quindi grande importanza al canto […]. Anche se non è sempre necessario, per esempio nelle Messe feriali, cantare tutti i testi che per loro natura sono destinati al canto, si deve comunque fare in modo che non manchi il canto dei ministri e del popolo nelle celebrazioni domenicali e nelle feste di precetto” (n. 40).

Non potendo esaminare nello spazio ristretto di questa nota tutte le parti della Messa destinate al canto, scegliamo di soffermarci sull’Introito.

La celebrazione comincia con l’ingresso del sacerdote, del diacono e dei ministri. Proprio di questo momento è il canto d’ingresso.

La sua finalità è molteplice:

  • dare inizio alla celebrazione;
  • favorire l’unione dei fedeli riuniti;
  • introdurre il loro spirito nel mistero del Tempo liturgico o della festività;
  • accompagnare la processione del sacerdote e dei ministri (cf. OGMR, n. 47).

Esso può essere eseguito in vario modo:

  • alternativamente dalla schola e dal popolo;
  • dal cantore e dal popolo;
  • tutto quanto dal popolo;
  • dalla sola schola” (cf. OGMR, n. 48).

La scelta del canto può essere tra:

  • l’antifona con il salmo, quale si trova nel Graduale Romanum o nel Graduale simplex;
  • un altro canto adatto all’azione sacra, al carattere del giorno o del Tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale (cf. OGMR, n. 48).

A questo proposito, la Conferenza Episcopale Italiana ha stabilito che “si faccia preferibilmente riferimento al Repertorio Nazionale di canti per la liturgia” (Precisazioni, n. 2).

Tenendo conto di tutti questi elementi, ci proponiamo ora di dare alcune indicazioni per l’Avvento ormai alle porte.

  • Una prima possibilità è l’esecuzione, a cura di una schola sensibile e ben preparata, delle antifone proposte dal Graduale Romanum per ciascuna Domenica di Avvento: Ad te levavi per la I, Populus Sion per la II, Gaudete in Domino per la III, Rorate caeli per la IV.
  • Un’altra è l’intonazione dell’antifona Rorate caeli, abbastanza nota e semplice, in tutte e quattro le Domeniche di Avvento. In questo caso, l’assemblea può cantare l’antifona, mentre la schola o un cantore esegue il salmo.
  • Un’altra ancora è la realizzazione di canti in italiano che utilizzano, con qualche adattamento, i testi delle antifone. Attingendo al Repertorio Nazionale di canti per la liturgia suggeriamo A te, Signore, innalzo l’anima mia (n. 41) o Innalzate nei cieli (n. 51) per la I Domenica; O Redentore dell’uomo (n. 52) oppure Vieni, Signore, a salvarci (n. 63) per la II; Camminiamo incontro al Signore (n. 44) o Esulta di gioia (n. 50) o Rallegratevi, fratelli (n. 54) per la III; Cieli, irrorate la vostra rugiada (n. 46) per la IV.
  • Non si esclude, infine, la possibilità di eseguire altri canti, purché sottolineino il carattere proprio del Tempo che è duplice: “è Tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si commemora la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il Tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi” (Norme generali per l’ordinamento dell’Anno liturgico e del calendario, n. 39).

                                                                                                                                                                                *Responsabile Ufficio diocesano musica sacra