articolo ripreso da portalecce

Ad integrazione del Decreto del 15 maggio scorso, l’arcivescovo Michele Seccia ha oggi diffuso una nota in vista delle imminenti scadenze liturgiche di Santa Rita, di Sant’Antonio da Padova e del Sacro Cuore.

 

 

Il ritorno alle celebrazioni eucaristiche con la presenza di popolo era qualcosa che la comunità ecclesiale locale e nazionale attendeva da tempo e per tale motivo è stata accolta con tanta benevolenza ed esultanza.

Tuttavia, la lungimiranza dei pastori della Chiesa vuol consentire ad ogni cristiano di ritornare a celebrare l’Eucaristia, fons et culmen della vita cristiana (cfr. Sacrosantum concilium) in piena osservanza di alcune semplici regole che possano aiutare tutti ad uscire da questa pandemia che ormai da due mesi ci accompagna.

Si incanala in questa direzione il decreto che l’Arcivescovo Metropolita di Lecce, Michele Seccia ha consegnato venerdì 15 maggio scorso (LEGGI QUI) ai suoi sacerdoti e loro tramite a tutta la comunità diocesana.

Dice il presule: “la possibilità di poter celebrare la Santa Messa con la presenza dei fedeli ci fa ben sperare per il futuro, ma ci induce anche ad avere una maggiore attenzione e un maggior senso di responsabilità nel fare in modo che siano osservate tutte le indicazioni che, come sapete, saranno riferite a tutte le celebrazioni feriali e festive”.

Da qui alcune semplici regole sintetizzabili in tre macroaree: l’accoglienza, l’igiene e la celebrazione, i sacramenti e gli uffici di curia.

-L’accoglienza nella chiesa è fondamentalmente affidata alla cura del parroco che insieme ad uno staff di volontari, osservate le distanze di almeno 1mt, individua la capienza massima dell’aula liturgica e dota la stessa di appositi dspencer con gel disinfettante presso cui ogni fedele può igienizzare le mani all’arrivo nella chiesa.

L’ingresso è consentito solo se muniti di mascherine e non per coloro che presentano sintomi riconducibili al Covid-19.

  • Per la celebrazione è utile precisare come in continuità con quanto affermato nel decreto arcivescovile del 22 febbraio scorso sono momentaneamente eliminate le acquasantiere, viene abolito lo scambio della pace e la questua (gesto di carità verso i poveri e la stessa comunità) viene compiuta non all’interno dell’atto celebrativo bensì in un altro momento scelto dal celebrante.

Un accenno particolare merita la distribuzione dell’eucaristia: avviene dopo che i ministri e i fedeli hanno disinfettato le mani e viene ricevuta solo sul palmo delle stesse, avendo cura di osservare la distanza tra ministro e fedeli durante la processione.

  • Anche gli uffici di Curia si avviano ad una lenta e prudente ripresa che possa garantire l’espletamento dei servizi di loro competenza mantenendo salve le norme vigenti: gli officiali della curia arcivescovile sono a disposizioni di chi avesse bisogno previo appuntamento da concordare tramite il sito diocesano (www.diocesilecce.org).

I sacramenti non sono vietati ma da celebrare nella piena osservanza di norme igienico-sanitarie che tutelino la salute del celebrante e dei fedeli.

L’Arcivescovo Seccia, in data 20/5/2020 ha dato mandato al Vicario generale Mons. Luigi Manca di operare una integrazione a motivo dell’imminenza di feste parrocchiali e patronali (già regolamentate dal decreto Cep (LEGGI QUI).

Sono da evitare gesti esteriormente devozionali quali la benedizione delle rose nella ricorrenza di Santa Rita da Cascia o del pane per onorare Sant’Antonio di Padova e degli scapolari nella solennità del Sacro Cuore. Inoltre, le icone e i simulacri sono da esporre ad una altezza tale da non poter esser toccati dai devoti al fine di tutelare la salute di tutti.

Conclude Seccia: “lentamente iniziamo a vedere la luce, con prudenza speriamo di poter superare la fase più critica della pandemia il più presto possibile, intanto ringraziamo il Signore per questo nuovo passo che ci prepariamo a vivere come Chiesa di Lecce, con la certezza che presto torneremo a vivere, camminando insieme, più forti che mai”.