articolo ripreso da portalecce
Giorni fa mi è capitato di vedere un quadro che mostra Gesù come “l'ospite inatteso”. Quando ho letto per la prima volta la lettera che il vescovo Michele ha inviato alle famiglie della nostra Chiesa locale, l'immagine mi è tornata subito alla mente.

È lui che bussa alle porte delle nostre case. È lui, il nostro vescovo, che vorrebbe essere per ciascuna delle nostre famiglie, in ciascuna delle nostre case, a ciascuna delle nostre tavole, come un ospite che, sebbene inatteso, dopo un primo momento di imbarazzo, dopo aver rotto il ghiaccio, diventa l'amico che stavamo attendendo da tempo. L'amico giusto, forse anche al momento giusto. Ne avevamo veramente bisogno per quel problema, quella difficoltà, quella sofferenza nascosta che non sapevamo a chi confidare, con chi condividere per paura di non essere compresi e veramente aiutati. Che bello sarebbe averlo veramente tra noi "l'amico inatteso".                Ma una possibilità c'è... ci è data dall'accogliere la sua lettera, le sue parole come un tempo, quando non c'era la possibilità della comunicazione veloce che spesso svaluta i contenuti, si accoglieva quasi come "segno sacramentale” dell'amore coniugale o di una amicizia preziosa, la lettera che arrivava da lontano, forse dal marito emigrato per lavoro, forse dal fidanzato/a, o, soltanto, dall'amico lontano. Lettera preziosa, lettera che parla di cose importanti. Lettera che parla della famiglia di Nazaret alla quale guardare come al modello a cui conformare le nostre famiglie. Lettera che parla di Maria e di quel Gesù che lei ci dona e ci invita ad accogliere in questo santo tempo di Avvento. Benvenuto, don Michele, a casa nostra. Grazie per essere venuto a parlarci di Gesù.
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