News webmaster 0 2019-03-21
              Desidero esprimere il saluto personale e quello dell’intera Caritas Diocesana di Lecce, che mi onoro di guidare, al Signor Sindaco, Dott. Antonio Caiaffa, all’intera Amministrazione Comunale, a Sua Ecc. Rev.ma Mons. Michele Seccia, che proprio nella nostra Chiesa Matrice ha celebrato la sua prima messa successiva all’insediamento del 2 dicembre 2017, a tutti i Confratelli, alle Onorevoli Autorità Civili e Militari e agli Amici qui convenuti per una ricorrenza, confesso, estremamente gradita: il conferimento alla mia umile persona e al Pastore della nostra Arcidiocesi della Cittadinanza Onoraria del Comune di Lequile, Città che ho servito per lunghi anni, con entusiasmo e dinamismo pastorale.       Giuntovi dopo le precedenti e proficue esperienze di Squinzano e di Torchiarolo, sono rimasto legato alla Comunità di Lequile anche quando sono stato chiamato a servire il Signore e i fratelli in altri contesti pastorali: Lizzanello, Lecce, la carissima “Azione Cattolica” come Assistente Unitario, l’Ufficio Diocesano “Migrantes”, il benemerito Istituto Superiore di Scienze Religiose della Facoltà Teologica Pugliese e, naturalmente, la prediletta Caritas Diocesana.      Lequile e gli Amici di Lequile, tutti indistintamente, mi sono rimasti nel cuore e nei ricordi più belli;le tante case e le tante famiglie, che in questi anni hanno continuato a considerarmi un riferimento, hanno sempre conservato un angolo privilegiato nei miei pensieri.          La Divina Provvidenza ha reso ancora più significativa questa felice circostanza per il contemporaneo conferimento della cittadinanza onoraria dell’amata Città di Lequile a Sua Ecc. Mons. Arcivescovo che, fin dall’inizio, ha guidato con sapienza pastorale e ha sostenuto con sollecitudine spirituale Il percorso che la nostra Chiesa locale ha da tempo intrapreso a servizio di tutti e degli ultimi, in particolare.       È bello constatare come un’istituzione civile, la Città di Lequile, abbia voluto riconoscere e gratificare l’azione della Caritas Diocesana che garantisce sul territorio vari servizi alle famiglie e ai singoli, con un’attenzione speciale ai poveri, agli immigrati, agli esclusi, ai senza voce, nostri fratelli che reclamano l’impegno di tutti e di ciascuno: Centri Ascolto, Centri di Accoglienza, Fondazione “Casa della Carità”, Ufficio Diocesano Migrantes, Empori della Solidarietà,Prestito della Speranza, Microcredito Sant’Oronzo,Fondazione Diocesana Antiusura, Mense e Punti Ristoro,Ambulatori Medici, Centro di Aiuto alla Vita (C.A.V.),Consultorio “La Famiglia”, Club Alcologici Territoriali(C.A.T.), Centro Animazione Educativo/Ricreativa per disabili,Consulenza legale, Protocolli d’intesa con la ASL, con la Casa Circondariale, con l’Università del Salento e con l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “L.G.M. Columella”.       Dobbiamo lavorare insieme, perché ognuno di noi si qualifichi come luogo di incontro privilegiato capace di bypassare ogni forma di discriminazione, riconoscendo ad ogni persona, al di là delle etnie e delle religioni, i diritti che ne salvaguardano la dignità e le permettono di inserirsi serenamente in una comunità accogliente.          Solo se perseguissimo questi ideali, ci sentiremmo tutti fratelli e crollerebbero tutte le inimicizie, tutti gli odi, tutte le brutture, tutte le guerre, tutte le criticità, tutte le povertà, tutti i contrasti di ordine economico, sociale, politico e religioso.      Prendiamo consapevolezza che non è più tempo di una fede passiva, consuetudinaria, superficiale, occasionale, incoerente.      È l’ora di un cristianesimo forte, fresco, attraente. È l’ora di uscire dal tempio, dalle comode e pigre abitudini. È l’ora di una testimonianza, che fonda indissolubilmente annuncio della Parola, celebrazione dei Sacramenti e vita di Comunione, così da visualizzare e concretizzare l’essenza del mistero della vita di Dio, essenza stessa del cristianesimo: “Dio è amore!” (1 Gv 4, 8.16); “Dio ci ama!” (cfr 1Gv 4, 10-11.16.19).      Che fare, allora?  Nella Chiesa di Dio si vive morendo, si vince perdendo e si regna servendo. Dovrebbero essere queste le coordinate per una effettiva “rivoluzione”, una “rivoluzione cristiana” che trova nella Parola le sue radici ed il suo sostentamento: “Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno” (Atti 2,44-45).È necessario, dunque, spendersi per il “bene comune”, per la “giustizia sociale” in modo che tutti possiamo…stare in piedi…, avere la certezza di cibo per il corpo e per la mente, di un tetto ed un letto, per procedere lungo il cammino della vita, ciascuno con i propri talenti, a misura di uomini e, per chi crede…, a misura di figli di Dio.      Solo così, per noi credenti, ci potrà essere la gioia della risurrezione alla vita nuova, alla vita dell’impegno umano e cristiano.      Maria ci aiuti a testimoniare con slancio, nel rispetto delle coscienze e dei ritmi educativi di tutti e di ciascuno, che “Dio è carità”, caratterizzando sempre più le nostre Comunità come case e scuole di comunione e di missione, affinché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della Terra e nessuna periferia sia priva della Sua luce.      Grazie a tutti Voi che questa sera avete voluto essere qui con noi.      Abbraccio tutti, uno per uno, e auguro a ciascuno le grazie più belle e le più grandi consolazioni del Signore morto e risorto.                                                                                     Vostro fratello e concittadino, don Attilio.