Fratelli e sorelle, 1. Questa mattina in modo singolare e unico viviamo la bellezza e la forza del nostro essere“un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1,6), in forza del sangue di Cristo. L’abbiamo ascoltato nella seconda lettura dal libro dell’Apocalisse, “il testimone fedele, il primogenito dei morti”. (Ap 1,5) Siamo assemblea convocata e resa dall’unico Sommo Sacerdote santa, in forza della sua offerta e della sua consacrazione. Possiamo ben dire che questa celebrazione, come affermano i Praenotanda, “è quasi epifania del Cristo Sacerdote, il Messia, l’Unto di Dio, il Sommo Sacerdote di una nuova ed eterna alleanza, che comunica il suo sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti”. Oggi, in questa Eucaristia, più che mai viviamo un modo unico ed esemplare: siamo tutti, come ho scritto nella lettera di invito alle comunità per questa celebrazione, parte del popolo sacerdotale che in questo giorno si riunisce attorno al vescovo “considerato - come ci ricorda la costituzione Sacrosanctum Concilium - come il grande sacerdote del suo gregge. Da lui in certo qual modo scaturisce e profanata vita dei suoi fedeli in Cristo”. (n. 42) 2. Ora mi rivolgo a voi, fratelli presbiteri.  “In questa Santa Messa - sono Parole di Benedetto XVI - i nostri pensieri ritornano all’ora in cui il Vescovo, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera, ci ha introdotti nel sacerdozio di Gesù Cristo, così che fossimo consacrati nella verità. (Gv 17,19) Consacrati, consegnati, dedicati a Dio per sempre perché da Lui e in Lui possiamo servire gli uomini. Fra poco rinnoverete e rinnoverò con voi le promesse sacerdotali: “Volete unirvi intimamente al Signore Gesù… rinunziando a voi stessi e confermando i sacri impegni che spinti dall’amore di Cristo avete assunto verso la Chiesa?” In questo impegno c’è un legame interiore, una conformazione a Cristo che non domina ma serve e una rinuncia a quello che è nostro, una rinuncia con la quale non pretendo la vita per me stesso ma la metto a disposizione di Cristo, nelle sue mani perché faccia di me ciò che a Lui piace, direbbe il Beato Charles de Foucauld. Questa consegna chiede a noi di accogliere le esigenze radicali di questo essere innervati a Cristo. 3. Ad alcuni, e noi siamo tra questi, questa inserzione domanda di votarci a Dio con un cuore senza divisioni, e vede nel celibato,un segno e uno stimolo di carità e sorgente di fecondità nel mondo. (cf PDV 29)  Dio aspetta da noi una risposta senza restrizioni o limiti: è tutto il nostro essere che offriamo al Signore e per sempre. Quando entra in gioco il dinamismo dell’alleanza, e tale è il nostro rapporto con Dio, essa è per sua natura definitiva. Nel nostro amore indiviso viviamo una comunione e una donazione personale a Gesù Cristo e alla sua Chiesa che prefigurano e anticipano la comunione e la donazione, perfette e definitive, dell’al di là. Oggi viviamo e anticipiamo quello che un giorno nel Regno sarà di tutti. Ed è ancora la PDV a ricordarci la profezia della castità: “la castità perfetta nel celibato è un carisma, ricorda ai presbiteri che essa costituisce un dono inestimabile di Dio per la Chiesa e rappresenta un valore profetico per il mondo attuale”. (n.29) Il nostro celibato è dono di sé in e con Cristo alla sua Chiesa che da sempre lo circonda di particolare stima e affetto e si fa garante insieme alla comunità del nostro impegno. In merito mi piace leggervi un piccolo brano di una lettera scritta da un laico a un prete: “Tu mi ricordi che ci si può legare a Cristo in modo stretto, compiuto, al punto tale che tra te e Lui non debbano esserci, dentro la Chiesa, altri intermediari: non dev’esserci una donna, dei figli, un lavoro; non dev’esserci né carne, né sangue. Tu mi ricordi questo legame misterioso ed io debbo ringraziarti, perché questo mistero è per me una provocazione continua” (L. Alici in “Ho qualcosa da dirti”, pp15-16) 5. Concludo Chiedendo a tutti voi, fratelli e sorelle nella fede, di continuare a sostenerci con la preghiera, e con la forza che viene a noi dal vostro affetto sicuro e generoso Ricordando a voi sacerdoti e a me vescovo l’impegno che nel giorno della nostra ordinazione ci siamo assunti: consacrati a Dio per la salvezza di tutti. A voi presbiteri, una parola che vuole essere una consegna nell’ultima presidenza di questa singolare e significativa celebrazione: - Il modo divino di amare gli uomini a cui siamo chiamati con la nostra particolare consacrazione, non si impara senza soffrire. Non vi arriveremo con i nostri sforzi o con i nostri propositi. - Il nostro casto e unico modo di amare, sarà totalmente opera di Dio, ma anche totalmente frutto della nostra collaborazione alla sua grazia. Chiediamo al Signore con le parole della preghiera di consacrazione del crisma, che si compia in noi il disegno del suo amore e la nostra vita integra e pura sia in tutto conforme alla grande dignità che ci riveste come re, sacerdoti e profeti.