Verso il 6 novembre. Enrico sarà diacono nel giorno della Dedicazione della chiesa cattedrale

Verso il 6 novembre. Enrico sarà diacono nel giorno della Dedicazione della chiesa cattedrale

articolo ripreso da portalecce

Come ogni anno, il 6 novembre, per la Chiesa di Lecce è festa: si celebra l’anniversario della Dedicazione della chiesa cattedrale che quest’anno “compie” 268 anni.

 

 

 

 

Per fare memoria della consacrazione della “casa e chiesa madre” della diocesi, segno della comunione della Chiesa locale, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta presiederà, alle 18, la solenne concelebrazione eucaristica cui parteciperanno il clero diocesano, i diaconi, le religiose e i rappresentanti dell’associazionismo cattolico. La celebrazione verrà trasmessa in diretta da Portalecce Tv (pagina Fb) e da Tele Dehon (ch 19).

Ma la festa di quest’anno sarà impreziosita anche da un altro dono per la Chiesa locale: l’ordinazione diaconale dell’accolito Enrico De Leo, seminarista della parrocchia Maria Ausiliatrice di Monteroni e alunno del Pontificio seminario romano maggiore per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo di Lecce.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per presentarlo ai lettori di Portalecce e per conoscere il suo cammino formativo a pochi giorni dal 6 novembre quando compirà l’ultimo passo prima dell’ordinazione presbiterale cui si è preparato negli anni del seminario diocesano e della comunità del Romano.

 

 

Enrico, la tappa dell’ordinazione diaconale è l’ultimo varco prima di giungere alla meta, il presbiterato. Come ti stai preparando?

 

L’ordinazione diaconale è il segno evidente di un cambiamento nella vita, il passo definitivo nella relazione con il Signore e nella Chiesa. Non si è mai veramente pronti, ma bisogna almeno arrivarci meno impreparati possibile! Nelle scorse settimane ho vissuto gli esercizi spirituali insieme ai miei compagni della diocesi di Roma che sono stati ordinati diaconi qualche giorno fa. Durante quei giorni non ho fatto altro che ripercorrere la mia vita e rendermi conto di quanto Dio mi abbia custodito e sia stato fedele con me, e non viceversa. Di fronte a questa certezza le ansie si spengono e la gratitudine per il dono che riceverò mi riempie il cuore. Una parola che incornicia un po’ la serenità, come anche la trepidante attesa, di questi ultimi giorni mi è suggerita da San Paolo: «So infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che Egli è capace di custodire ciò che mi è stato affidato» (2 Timoteo 1,12). Ora mi resta solo tuffarmi in questa nuova vita!

 

 

Ci racconti la tua storia vocazionale e le tappe del tuo percorso formativo che ti hanno portato a questo traguardo?

 

Se, a distanza di anni, dovessi identificare un momento in cui il Signore iniziava a farsi presente nella mia vita, direi a piena voce il giorno della mia Prima Comunione. Certo, così piccolo, non potevo capirlo ma quel seme, posto lì nel mio cuore, pian piano sarebbe germogliato. È stato così. Ovviamente, poi, si cresce, si fanno nuove esperienze e i sogni dei bambini passano in secondo piano. Ma, nonostante nell’adolescenza abbia cambiato ripetutamente idea sul mio futuro, sotto sotto, il desiderio del sacerdozio non mi ha mai lasciato. Alla fine, in modo inaspettato, quel caro amico Gesù è tornato a bussarmi. Ed in un momento per me non particolarmente felice. Così ho deciso di accettare quel “benedetto” invito al campo diocesano dei ministranti e lì qualcosa si è riacceso. Era arrivato il momento di prendermi sul serio! Allora, inizio il cammino di discernimento presso il seminario minore di Lecce, dove vivo per tre anni fino alla fine del liceo. Dopo, la proposta inattesa: continuare il cammino a Roma, nel seminario romano. Pronti, via! Iniziano sette anni stupendi, pur con le loro fatiche. Un’esperienza che ha permesso di interrogarmi seriamente sulla mia idea di sacerdozio, di lavorare sulla mia persona, di essere me stesso, di farmi degli amici veri, dei fratelli, di incontrare una realtà nuova e mondiale. Ho avuto il privilegio di vivere esperienze di parrocchia romana ma soprattutto porto con me le lezioni di vita e di fede accolte nell’anno di servizio al “Policlinico Umberto I”. Vivendo tutto ciò, ho compreso meglio di essere accompagnato dal Signore e di voler donare la mia vita per gli altri.

 

 

Quali sono stati in tutti questi anni i tuoi punti di riferimento più importanti?

 

In questo tempo, anche se a distanza, la mia famiglia è stata presenza costante. Dico spesso che il seminario l’hanno fatto anche loro! Ma era inevitabile che i fratelli di cammino con cui ho condiviso tutte le mie giornate diventassero la mia seconda famiglia e sono loro, oggi, i pezzi di cuore che so di dover lasciare a Roma. Quando si viaggia, poi, è sempre necessaria una guida e per me lo è stata il mio padre spirituale, don Renzo Chiesa, un uomo semplice, che mi dà innanzitutto un esempio di sacerdozio felice e veramente vissuto. Lo sa, e mi piace condividerlo: per me è stato come un padre in questi anni romani, discreto ma sempre attento. Certamente sono state importanti le amicizie con alcuni sacerdoti della nostra diocesi, e con chi di loro ha condiviso un po’ di anni qui a Roma. Accanto a loro, sono stati importanti gli amici, sia di vecchia data, sia quelli romani, la cui vicinanza non è mai mancata. Se, invece, ci innalziamo ad un livello più spirituale, un faro per tutti questi anni è stata l’adorazione eucaristica quotidiana, che è tradizione al seminario romano. È unicamente quello il momento in cui vivere con Gesù una relazione a tu per tu, che diventa affetto, combattimento, apertura del cuore, gioia, verità, sequela, decisioni, silenzi. Una bella palestra!

 

 

Come proseguono la tua formazione e i tuoi studi e come vivrai il tuo diaconato in vista dell’ordinazione sacerdotale?

 

Gli anni di formazione al seminario romano sono sette. Dunque, noi diaconi durante la settimana ultimeremo la formazione in vista del presbiterato in seminario e vivremo il weekend nelle parrocchie. Da marzo in poi, invece, lascerò la comunità del seminario per trasferirmi a tempo pieno nella parrocchia San Pio V, dove attualmente svolgo il mio servizio pastorale. Nel frattempo, frequento la Licenza in teologia e scienze patristiche presso il Pontificio istituto patristico agostiniano, e sono a metà percorso. Gran parte del mio diaconato, quindi, lo vivrò a servizio dello studio di questi nostri amici del passato che hanno posto le fondamenta alla nostra fede.

 

 

Un messaggio per i giovani in ricerca della loro strada per il futuro.

 

Mi ritengo un giovane nel pieno del suo cammino e non certamente arrivato. Se potessi dare un consiglio direi a ciascuno di ascoltare i propri desideri più profondi, senza temere perché diversi da quelli degli altri. Per far questo è necessario mettersi in cuffia, non per stordirci di musica, quanto per isolarci dal rumore intorno a noi, capire di cosa parlano i nostri silenzi e affrontarli con qualcuno accanto. Un autore spirituale scrive che il silenzio non è assenza ma presenza di Dio e di noi stessi. In questo silenzio possiamo “matchare” il nostro cuore con Dio e quindi incamminarci, insieme, verso la felicità pensata per noi.

 

 

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