Venerdì Santo. La Celebrazione della Passione del Signore in cattedrale con l’arcivescovo
articolo ripreso da portalecce
“Il grido Tutto è compiuto, indica che su quella croce il Signore era felice perché aveva dato compimento all’opera di salvezza per tutti noi”.

Così si esprimeva l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta lo scorso anno, ancora coadiutore della diocesi di Lecce, nell’omelia del Venerdì Santo presso il monastero delle Benedettine. E aggiungeva: “La croce è il nostro grembo: da lì tutti noi siamo nati. Siamo sgorgati dal costato squarciato del Signore. Siamo cristiani perché generati da questo amore manifestato nell’inenarrabile e acerbissima Passione, crocifissione e morte di Gesù. Ecco perché anche noi sotto la croce dobbiamo essere felici e grati perché nati dal costato di Cristo squarciato per amore”.
Questa sera alle 18, in cattedrale, mons. Panzetta presiederà, per la prima volta da arcivescovo metropolita, la Celebrazione della Passione del Signore.
COME SI SVOLGE LA LITURGIA?
“Il Venerdì Santo è un giorno cosiddetto a-liturgico – lo affermava su queste pagine nei giorni scorsi, don Maurizio Barba, docente di liturgia al Pontificio Istituto Liturgico “Sant’Anselmo”, a proposito della celebrazione di stasera – (LEGGI), nel quale non c’è la celebrazione della Messa, in quanto la Chiesa commemora il giorno della morte storica di Cristo”.
La liturgia è costituita da tre momenti. “La liturgia della Parola – ricorda Barba – propone tre temi importanti dal contenuto molto profondo e significativo: il Servo sofferente; Gesù vero Sacerdote; il racconto della passione. La liturgia della Parola si conclude con le ‘Orazioni solenni’, quella forma di preghiera universale, che risale al V secolo, per tutte le necessità della Chiesa e dell’umanità”.
Il secondo momento è l’Adorazione della croce. “Per evitare il rischio che il Venerdì Santo venga considerato solo ed esclusivamente come giorno della morte, senza riferimento alla risurrezione – spiega il docente -, la liturgia propone, oltre al modo semplice, un’altra modalità di effettuare l’adorazione. Ovvero la processione solenne della croce dalla porta della Chiesa all’altare con tre tappe durante le quali si svela la croce, che richiama la processione del cero pasquale nella veglia. Ciò si presta a sottolineare il legame tra la morte e la risurrezione del Signore e contribuisce ad evidenziare l’unità del triduo e del mistero pasquale in esso celebrato”.
Il terzo momento della liturgia del Venerdì Santo, infine, è costituito dai riti di comunione. “Con l’ultima riforma della Settimana Santa – conclude don Maurizio – la Chiesa ha ridato la possibilità a tutti i fedeli di comunicare all’Eucaristia in questo giorno solenne. Mangiare il corpo del Signore, anche se consacrato il giorno precedente, significa partecipare al sacrificio redentore, attraverso il segno che Egli stesso ci ha lasciato come memoriale della sua Pasqua”.
