riscoprirsi Chiesa riconoscendo nell’altro il volto di Dio

riscoprirsi Chiesa riconoscendo nell’altro il volto di Dio

articolo ripreso da portalecce

“La sinodalità non è forma ma essenza della nostra Chiesa”. Così ha chiarito il teologo tedesco Christian Hennecke nel suo intervento del 9 maggio scorso a Lecce sulla Sinodalitá: sfida per nuovi paradigmi e linguaggi ecclesiali.

 

 

 

Nella sala conferenze dell’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano ‘don Tonino Bello’, la relazione di Hennecke, trasmessa in diretta da Portalecce Tv (RIVEDI) ha fatto viaggiare i partecipanti all’incontro nella dimensione geografica del nord-Germania, secondo una lettura temporale che ha condotto al presente storico fatto di un cattolicesimo di migranti, in percentuale minoritaria rispetto alle altre confessioni religiose.

La Chiesa del futuro, per il relatore, è nell’oggi; la vocazione alla ricerca di Dio muta nelle condizioni multiformi e nella fluidità delle circostanze attuali, ma è sempre realtà viva che dimora in noi.

Evangelizzare lì dove incontri persone e gruppi, con i quali esplorare la spiritualità: lì è Chiesa. Le ‘tende’ rappresentano l’immagine adeguata ad un popolo di Dio in missione tra le comunità che cambiano: “Se è Dio che mi ispira, allora lì posso comunicare la sua Parola”. È Lui che rende attraente la relazione con l’altro ed è solo nel rapporto esistenziale di condivisione con chi incontro, che si può fare esperienza di Dio.

Da qui nasce il linguaggio adatto per scoprirsi Chiesa.

Non più dunque un’immagine di normatività, gerarchia e clericalizzazione, ma il superamento verso una ricerca forte della propria identità cattolica che sappia tradurre la fede autentica in messaggio di ascolto e di amore.

Come si legge nel Libro dei numeri e nel Qoelet, le immagini del passato non ci parlano più. Oggi la gerarchia viene vissuta come disparità, le norme e le istituzioni non trovano più riconoscimento; è allora nell’ambito della ministerialità che si può stabilire un ordine gerarchico, il quale consideri la corresponsabilità di tutti i battezzati secondo una mistica del vivere, richiamata nell’Evangelii gaudium, per guardare non noi stessi ma i nuovi modi di manifestarsi di Dio.

Il cammino sinodale non pretende di esaurire il suo percorso di conversione in poco tempo; richiederà allenamento ed esercizio al nuovo stile di ascolto.

 

Photogallery di Arturo Caprioli

 

 

 

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