memorie leccesi. Oggi festa con mons. Panzetta

memorie leccesi. Oggi festa con mons. Panzetta

articolo ripreso da portalecce

È festa grande per l’arcivescovo Domenico Umberto D’Ambrosio che ha guidato la Chiesa di Lecce dal 2009 al 2017.

 

 

Il presule, infatti, compie oggi 60 anni di vita sacerdotale e lo fa con una solenne concelebrazione che egli stesso presiederà stasera alle 18 presso il Santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo: a fare corona al festeggiato oltre ai confratelli vescovi della Conferenza episcopale pugliese che vorranno unirsi a questo evento di grazia, anche una rappresentanza delle quattro diocesi che dal 1990 al 2017 lo hanno avuto come pastore: Termoli-Larino (successore del compianto mons. Cosmo Francesco Ruppi), Foggia-BovinoManfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e da ultimo Lecce (ancora quale successore di mons. Ruppi).

Proprio la Chiesa di Lecce vorrà tributargli un abbraccio significativo attraverso la presenza di una delegazione di sacerdoti guidata dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta: ad impreziosire la carovana leccese anche la presenza dell’arcivescovo emerito mons. Michele Seccia.

Pastore dal tratto paterno e dalle spiccate doti comunicative, l’arcivescovo D’Ambrosio ha tratteggiato il suo episcopato leccese attraverso una peculiare attenzione alle vocazioni sacerdotali: alcune di queste avute in eredità dal suo predecessore, altre scorte, viste germogliare, accompagnate e portate a compimento attraverso la sacra ordinazione.

Durante la sua permanenza a Lecce, infatti, hanno ricevuto il dono inestimabile del sacerdozio ben 15 giovani: don Valentin Diacdon Andrea Zonnodon Mino Arnesanodon Alessandro Meledon Riccardo Calabresedon Mattia Murra, don Alberto Taurinodon Federico Andrianidon Francesco Morellidon Andrea Gelardodon Francesco De Matteisdon Gianmarco Erricodon Aldo Marzodon Salvatore Corvino e don Cosimo Marullo.

Importante, poi, nella sua azione pastorale è stata la cura degli ultimi, di quanti avevano incontrato il dramma della povertà e che, nel suo cuore episcopale, hanno riacquistato la dignità di uomini e si sono sentiti amati: da una sua intuizione che ha incrociato il favore della comunità leccese delle Monache Benedettine attraverso la disponibilità di Madre Benedetta Grasso è nata la Casa della Carità, fiore all’occhiello di tutto il movimento caritativo leccese giunta, ormai, al suo tredicesimo anno di vita (veniva inaugurata, infatti, dal Segretario di Stato Vaticano, card.Tarcisio Bertone, il 9 dicembre 2012).

Grandi anche le attenzioni al mondo del sociale in particolare, attraverso inviti continui ad un ritorno alla sobrietà nelle manifestazioni religiose.

Emblematico risulta l’appello dell’agosto 2010, durante l’omelia della festa dei santi patroni di Lecce, cui sono seguite l’anno successivo dichiarazioni altrettanto nette rivolte in particolare allo sperpero delle risorse pubbliche.

A dicembre 2013 l’arcidiocesi di Lecce si fa garante presso un istituto di credito dando vita al “Microcredito Sant’Oronzo” rivolto a giovani inoccupati e disoccupati che attraverso tale intuizione hanno potuto affacciarsi (e lo fanno tuttora) al mondo del lavoro, sicuro e dignitoso.

Pietra miliare del suo episcopato, tra le altre, resta il Sinodo dei Giovani, un tempo nel quale “le voci dei giovani, le loro attese, le loro istanze e la loro incerta o assente fede possano trovare lo spazio opportuno per l’ascolto, il confronto, l’approfondimento, le proposte” (dalla Lettera di indizione).

Alla Chiesa di Lecce ha, anche, indirizzato ben tre lettere pastorali: “Conosco le mie pecore” in occasione dell’apertura della Visita Pastorale nel 2011, “Attraversare la porta”, in occasione dell’Anno della Fede del 2013, “La sfida della Comunione” a chiusura della Visita pastorale del 2014.

Pertanto, la redazione di Portalecce facendosi interprete dei sentimenti dell’arcivescovo Panzetta, del presbiterio diocesano, delle comunità religiose e di tutta la comunità diocesana di Lecce si unisce alla gioia di mons. D’Ambrosio elevando per lui fervide preghiere al Signore “misericordioso e fedele” affinché lo custodisca e lo ricolmi di grazia per il prosieguo del suo ministero.

 

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