Le virtù teologali, radici del servizio nella Chiesa. Gli esercizi spirituali dei diaconi

Le virtù teologali, radici del servizio nella Chiesa. Gli esercizi spirituali dei diaconi

articolo ripreso da portalecce

Si sono conclusi, mercoledì scorso, gli esercizi spirituali per i diaconi permanenti della diocesi di Lecce.

 

 

Accompagnati da mons. Vincenzo Marinaci, delegato arcivescovile per il diaconato permanente, e guidati da don Gabriele Morello i partecipanti si sono incontrati presso la parrocchia di Santa Maria della pace in Lecce dove, a conclusione di ogni giornata, hanno anche condiviso con i parrocchiani il momento dell’Eucaristia.

Sono stati tre giorni intensi che hanno permesso una approfondita riflessione sulle tre virtù teologali, essenziali per ogni cristiano ma soprattutto per i ministri consacrati, e quindi anche per i diaconi, che sono chiamati ogni giorno a renderle visibili ad ogni prossimo. 

A guidare le riflessioni di don Gabriele sono stati gli scritti di San Policarpo che trovavano terreno fertile nelle pagine del Vangelo. Lo stile è stato quello della Conversazione nello Spirito.

Nel primo giorno si è riflettuto sulla fede, quella virtù “per la quale – come recita il Catechismo della Chiesa Cattolica – noi crediamo in Dio e a tutto ciò che egli ci ha detto e rivelato”. Ma è anche “quel granellino di senape – ha aggiunto don Gabriele – che è stato regalato da Dio a ciascuno perché possa coltivarlo e farlo crescere lungo il cammino della vita. Ognuno – ha continuato don Gabriele – non deve cercarlo da qualche parte perché lo ha già in sé e, per sperimentare l’amore di Dio, deve solo curarlo e aiutarlo a crescere. Quello della fede – ha continuato – è quel dono che porta a sperimentare anche la misericordia di Dio e il perdono che ogni cristiano, proprio perché lo ha ricevuto gratuitamente da Dio, deve esercitarlo quotidianamente verso il prossimo in quanto, per usare le parole dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, rappresenta l’esorcismo più efficace”.

Nel secondo giorno si è posta l’attenzione sulla speranza, quella che, avendo riposto la fiducia nelle promesse di Cristo, “ci proietta – ha sottolineato don Gabriele – verso la felicità eterna, che è una felicità verso la quale tutti noi ministri dobbiamo ambire di arrivare e di accompagnare più persone possibili”. Si chiedeva ai partecipanti se provassero consolazione, paura o speranza di fronte alle tribolazioni e tristezze della vita. La risposta è stata che la fede in Dio dev’essere incondizionata e lavorare costantemente per essere portatori gioiosi di speranza.

Nel terzo giorno si è concluso con la carità, “la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio” (CCC n. 1822). Per esercitare la carità bisogna “avere viscere di compassione ed essere misericordiosi verso tutti”, suggerisce San Policarpo. “La carità è frutto della fede – dice la guida – ma la carità le completa entrambe”. Carità che non è solo il “pacco” ma anche amicizia sincera, amore reciproco, condivisione, complicità, ascolto, presenza, anche silenziosa. Carità significa amare l’uomo come si ama Dio e come si ama sé stessi e, per questo, è indispensabile amare se stessi altrimenti sarebbe difficile amare il prossimo. “Chi è mosso dalla carità– conclude don Gabriele – ama come Dio. Quanto amo Dio tanto amo il prossimo”. 

In conclusione, del corso don Vincenzo ha sottolineato la bellezza dell’essere stati bene insieme in questi tre giorni. Si è chiuso con la celebrazione eucaristica presieduta dallo stesso don Vincenzo che, nell’omelia, prendendo spunto dal Vangelo del giorno, esortava i diaconi ad essere attivi come i servi fedeli che non hanno avuto paura di far fruttare le monete d’oro affidate loro dal padrone. “Voi – ha detto il celebrante – con l’ordinazione diaconale, avete ricevuto la fiducia del Signore. Non abbiate timore di fare fruttificare le monete che vi ha affidato”.

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