la statua pellegrina del patrono a Casalabate/FOTO
articolo ripreso da portalecce
Dal porticciolo della marina torchiarolese di Lendinuso, nel tardo pomeriggio di ieri è giunta a Casalabate la statua pellegrina di Sant’Oronzo.

Dopo essersi imbarcata dal porto che dell’imperatore Adriano porta il nome, ha fatto già visita nelle marine di Lendinuso, Torre San Gennaro e Campo di Mare: ora sosta per un giorno nella marina dei comuni di Squinzano e Trepuzzi.
Tanta gente ha accolto con forte trepidazione il simulacro che con un grande applauso, si è fatto strada tra i bagnanti di Casalabate; la statua ha fatto capolino sul Lungomare Nord della marina, dove hai incontrato bambini, giovani, adulti e anziani che nelle ultime ore del pomeriggio, intenti a fare una passeggiata o godersi un breve momento di relax, hanno incontrato la bella statua del martire leccese.
È stato emozionante infatti, l’incontro tra il santo patrono dell’arcidiocesi e la sua gente, un incontro che non passa soltanto dalla città capoluogo ma anche dai più piccoli centri della diocesi come se Sant’Oronzo, volesse portare la sua benedizione e il suo messaggio anche a chi, per vari motivi, è lontano dalle celebrazioni in cattedrale.
Tra canti e preghiere, la statua del martire Oronzo è stata portata nel centro pastorale Stella Maris e dopo il saluto di don Antonio De Nanni, amministratore parrocchiale di Torchiarolo e delle sue marine, da parte dell’amministrazione comunale di Squinzano, dell’arciprete don Alessandro Scevola e da don Emmanuel Riezzo, parroco della parrocchia di San Michele a Trepuzzi e responsabile del centro pastorale San Rocco sempre a Casalabate, è stata officiata la solenne celebrazione eucaristica.
Una bella occasione dunque, non solo per conoscere meglio la figura del patrono dell’arcidiocesi ma anche un’occasione per ritrovarsi nella preghiera e nella devozione per un santo che nei primissimi secoli dopo Cristo, con ferma devozione, ha donato la vita per il popolo del Salento, consegnando la Parola di Cristo che ancora oggi, nel suo nome e in quello dei suoi compagni Giusto e Fortunato, viene spezzata nella Chiesa locale.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli (ha collaborato Nicolò Patera).

