‘La gioia di piacere a Dio cambi totalmente la nostra vita’

‘La gioia di piacere a Dio cambi totalmente la nostra vita’

articolo ripreso da portalecce

Perché Gesù è risorto? È l’interrogativo che ieri sera ha posto l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta alla numerosa assemblea riunita in cattedrale per la Santa Veglia Pasquale.

 

 

“Gesù è risorto perché Dio ama la vita – ha affermato l’arcivescovo nell’omelia (IL TESTO INTEGRALE) -. Gesù è risorto perché a Dio è piaciuto quello che Gesù ha fatto. Il fatto che Gesù abbia donato la vita per la salvezza dell’umanità; il fatto che Gesù abbia vissuto nella mitezza anche gli ultimi tragici eventi della sua vita; il fatto che Gesù abbia perdonato senza maledire i suoi uccisori; il fatto che Gesù abbia dato la vita per il Padre e per amore dei fratelli, questo è piaciuto a Dio”. Gesù è risorto perché così è piaciuto a Dio.

La Veglia è iniziata puntuale fuori, sul sagrato della cattedrale, con la liturgia del fuoco e l’accensione del cero pasquale che ha diffuso la luce nella comunità riunita per celebrare la risurrezione del Signore. Dopo il canto dell’Exultet eseguito dal diacono don Enrico De Leo, la lunga liturgia della Parola con le sette letture, l’Epistola e il vangelo. Infine, la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica.

Hanno concelebrato con l’arcivescovo il parroco della cattedrale e delegato arcivescovile ad omnia, don Vito Caputo e il direttore della Caritas diocesana, don Nicola Macculi. Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi teologi leccesi guidati dal segretario particolare dell’arcivescovo don Andrea Gelardo; il canto, invece, è stato curato del coro della cattedrale diretto dal maestro Antonio Calabrese.

“La risurrezione di Gesù – ha proseguito il pastore dopo aver fatto una breve carrellata delle letture della Parola di Dio ascoltata – è la risposta piena di amore del Padre a quello che Gesù ha fatto, la risposta piena d’amore del Padre alla donazione del Figlio. Questo è il mistero della risurrezione, per questo noi siamo qui questa sera e gioiamo, per questo mistero grande, perché la risurrezione è un evento trinitario, un evento indescrivibile nella sua potenza, un evento capace di trasfigurare la vita di Gesù e la vita di ciascuno di noi. Il Padre si è chinato sul Figlio e nella potenza dello Spirito Santo lo ha risuscitato e glorificato. Questo è successo”.

L’ultima domanda dell’arcivescovo ha chiamato all’appello il dovere della testimonianza cristiana: “Gesù è risorto, ma lo dove lo si incontra? È interessante il fatto che Gesù risorto consegni il messaggio della risurrezione alle donne. Nel mondo antico e al tempo di Gesù la testimonianza delle donne non valeva niente, le donne non potevano nemmeno testimoniare in tribunale, e il fatto che Gesù abbia proprio a loro affidato la testimonianza più importante, il messaggio più importante, significa che per Lui le donne hanno una valenza straordinaria. Se avessimo preso sul serio queste cose, tante conquiste le avremmo avute prima, se avessimo scoperto il vero desiderio di Dio”.

“Ma queste donne quando incontrano Gesù? Queste donne incontrano Gesù mentre stanno correndo a portare l’annuncio della risurrezione – è la risposta del vangelo della Veglia, sottolineato dall’arcivescovo -. Questa verità dovrebbe scaldarci il cuore ma farci capire anche perché certe volte abbiamo difficoltà a incontrarlo. Il Risorto non lo incontriamo se stiamo in pantofole a casa nostra. Per incontrare il Risorto ti devi mettere in piedi e ti devi mettere in cammino per portare l’annuncio agli altri. Incontri il Risorto quando porti l’annuncio della risurrezione agli altri. È dentro l’atto missionario, è dentro l’atto dell’annuncio che puoi incontrare il risorto. Che bello ciò che il Signore ci dice questa sera ma anche quanta responsabilità comporta”.

“L’ultima cosa che piace a Dio – ha concluso Panzetta -, la voglio ricordare ed è presente nella seconda lettura, in cui Paolo dice che a Dio non solo è piaciuto risuscitare Gesù ma in Lui è piaciuto risuscitare anche noi perché noi siamo stati coinvolti nella sua morte e nella sua risurrezione e questo è avvenuto nel nostro battesimo perché potessimo diventare creature nuove, potessimo camminare in una vita nuova. Ecco il dono grande della Pasqua, assistere e guardare con occhi pieni di stupore alla risurrezione del Signore e assistere anche al fatto che noi siamo coinvolti salvificamente nella sua morte e nella risurrezione. Però sta qui tutta la responsabilità, camminare in una vita nuova”.

Infine, gli auguri dell’arcivescovo all’assemblea e a tutta la comunità diocesana: “Allora fratelli e sorelle, in questa notte santissima ci è stata rivolta una Parola che ci ha ricordato ciò che piace a Dio. A Dio piace che viviamo come creature nuove. Cerchiamo con responsabilità di piacere a Dio e di iniziare nella nostra vita un percorso rinnovato, un percorso di vita nuova. L’augurio di cuore che sento di fare a tutti voi e alle vostre famiglie è proprio questo, che questa Pasqua lasci una traccia significativa nella nostra vita, che questo passaggio dalla morte alla vita lasci una traccia evidente nella nostra vita e che la gioia della Pasqua, la gioia di piacere a Dio, cambi totalmente la nostra vita. Amen”.

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

 

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