‘La compassione del Buon Samaritano’
articolo ripreso da portalecce
Nel cuore della Giornata mondiale del malato 2026, la Chiesa di Lecce si prepara a vivere un appuntamento di particolare intensità spirituale e formativa.

Domenica 15 febbraio alle 17 l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta presiederà l’eucarestia con gli ammalati, il personale sanitaria e con le associazioni di volontariato ospedaliero nella hall del Dea.
Lunedì 16 febbraio, alle 19, presso la parrocchia di San Bernardino Realino in Lecce, si terrà il Convegno diocesano promosso dall’Ufficio di pastorale della salute, diretto da don Gianni Mattia, sul tema: “La compassione del Buon Samaritano”.
Un titolo che non è solo un richiamo evangelico, ma una vera e propria chiave di lettura del nostro tempo. La compassione, infatti, non è un sentimento superficiale né un gesto episodico di pietà: è uno stile di vita, un modo di stare nella storia e di farsi prossimi, lasciandosi toccare dalle ferite dell’altro. È il movimento interiore che il Vangelo attribuisce al Samaritano: “Vide, ebbe compassione e si fece vicino”. Tre verbi che descrivono un dinamismo profondo, capace di attraversare le strade della storia e di interpellare oggi credenti e operatori della cura. La compassione è lasciarsi ferire dalle ferite dell’altro, è interrompere il proprio cammino per accogliere la vulnerabilità altrui, è scegliere la prossimità come risposta concreta al dolore.
Ad aprire i lavori sarà l’arcivescovo Panzetta, con un intervento introduttivo che offrirà il quadro ecclesiale e pastorale entro cui si colloca il convegno. La relazione centrale sarà affidata a don Gianni Caliandro, rettore del Seminario regionale pugliese “Pio XI” di Molfetta, che guiderà l’assemblea in una riflessione teologica e antropologica sulla compassione come categoria evangelica fondamentale, capace di orientare la pastorale, la cura e le relazioni umane. Non si tratta di un semplice sentimento, ma di un cammino che coinvolge mente, cuore e mani. La compassione, infatti, è un atto teologico: nasce da Dio, si radica nella contemplazione di Cristo e si traduce in scelte che trasformano la storia. Il Rettore aiuterà a comprendere come la compassione sia un movimento interiore che parte dallo sguardo: vedere davvero l’altro, lasciarsi disturbare dalla sua sofferenza, accogliere la vulnerabilità come luogo in cui Dio continua a farsi prossimo.
A moderare l’incontro sarà don Gianni Mattia che sottolinea il senso profondo dell’iniziativa: “Abbiamo sentito il bisogno di offrire alla diocesi un tempo di ascolto e di formazione che aiutasse a riscoprire la compassione nella sua radicalità evangelica. Non solo nei luoghi della sofferenza fisica, ma in ogni spazio della vita. Non come semplice empatia o commozione, ma come scelta di vita, come criterio pastorale e umano. In un mondo che spesso passa oltre, il Buon Samaritano ci insegna a fermarci e a prenderci cura: si avvicina, si china, si prende responsabilità”.
Particolarmente attesa sarà la testimonianza di Davide Musardo, psicologo e psicoterapeuta di Medici senza frontiere, attualmente impegnato in Palestina, che offrirà uno sguardo concreto e drammaticamente attuale sulla compassione vissuta nelle terre di guerra, là dove la fragilità umana si manifesta in tutta la sua urgenza. Un racconto che darà carne e voce al Vangelo, mostrando come il Buon Samaritano continui a camminare sulle strade ferite del mondo. La sua esperienza non è solo professionale: è una missione, una passione, un modo di restituire dignità a chi è stato schiacciato dal dolore. La sua testimonianza farà da motrice dentro una compassione che non resta teoria, ma diventa cura, ascolto, presenza. Una compassione che non si arrende davanti all’assurdo, ma continua a credere che ogni vita meriti di essere rialzata.
L’incontro sarà arricchito da un intermezzo musicale curato dai maestri Marco Ferulli e Carlo Chirizzi, che accompagneranno il percorso di ascolto e riflessione, offrendo uno spazio contemplativo capace di parlare al cuore oltre le parole.
Il convegno si propone come tempo di formazione qualificata, ma anche come esperienza ecclesiale condivisa, rivolta a operatori pastorali, professionisti della salute, consacrati, laici e a quanti desiderano interrogarsi sul senso autentico del prendersi cura. In un’epoca segnata da indifferenza e distanza, la compassione evangelica si rivela ancora una volta come una forza rivoluzionaria, capace di generare prossimità, responsabilità e speranza. Partecipare a questo convegno significa concedersi un tempo per: rileggere la propria vocazione alla luce del Vangelo della compassione, lasciarsi formare interiormente, per diventare persone capaci di prossimità autentica, ascoltare testimonianze che aprono gli occhi e il cuore e per riscoprire la missione della Chiesa come luogo di cura, accoglienza e guarigione. È un invito a lasciarsi toccare, a non restare spettatori, a diventare mani che sollevano, cuori che ascoltano, occhi che vedono. E, come il Buon Samaritano, a farsi vicini.
