Il Sinodo ‘dal basso’. La Chiesa di Lecce si connette col suo futuro. La password? ‘Discretio’

Il Sinodo ‘dal basso’. La Chiesa di Lecce si connette col suo futuro. La password? ‘Discretio’

articolo ripreso da portalecce

Attraversare il cambiamento d’epoca attuale e saperlo interpretare: questo il tema dell’incontro ‘Un cambiamento d’epoca. Vulnerabilità creativa e discernimento pastorale’, di mercoledì scorso nell’aula magna della nuova sede della Curia di Lecce.

 

 

 

 

La lezione di formazione sinodale è stata tenuta dal direttore dell’Istituto superiore di scienze religiose “don Tonino Bello” di Lecce, don Tony Bergamo, sacerdote leccese e docente di antropologia teologica di alto profilo accademico, riconosciuto anche a livello nazionale.

È stato il primo appuntamento nell’ambito della formazione offerta agli operatori leccesi del Cammino sinodale 2021-2025.

Il Cammino sinodale “sta cambiando il nostro modo di sentire, pensare e immaginare la Chiesa del futuro”, così ha esordito l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta salutando i numerosi presenti prima di passare la parola al relatore.

L’itinerario formativo voluto dall’arcivescovo intende consentire ai protagonisti diocesani sinodali di collaborare, sulle indicazioni della Conferenza episcopale italiana, ad un progetto comunitario per la nuova pastorale della diocesi, con crescente consapevolezza spirituale e culturale.

Per don Bergamo la chiave di volta è nella discretio, antica virtù che non è prudenza mondana, né calcolo strategico, ma capacità di discernimento nel separare segni spirituali da segni esclusivamente materiali.

Il relatore ha inteso disgiungere più volte ciò che ‘non è’ da ciò che ‘è’. Questa esigenza è imposta dalla complessità e fluidità del presente che, lungi dall’essere un cambiamento passeggero, presenta la fine di modelli culturali ed ecclesiali ormai superati.

L’analisi del ‘cambiamento d’epoca’ attraversa innanzitutto la modifica del patto generazionale, non solo come linguaggi diversi ma come vera frattura antropologica; poi il passaggio dal sogno comune all’etica dell’io, come mancanza di progettualità con il ripiegamento sull’immediatezza della propria individualità, e infine il primato della tecnica, che sembra capace di salvare il mondo.

Il compito arduo del cristiano parte da ciò che dà senso alla sua fede: l’incarnazione. Dio dall’interno fa germogliare nel credente la sua presenza, per consentirgli di sviluppare la sua identità nella relazione con Lui e con l’altro.

A fronte, allora, della instabilità del futuro con orizzonti sempre più mutabili ed incerti, al cristiano spetta il compito di un apprendimento comunitario che sappia tradurre la consapevolezza dei propri limiti in responsabilità verso l’altro, e l’assenza nell’apertura al simbolico trascendente.

La fragilità, oggi così esecrata, è la via trasformativa per edificare una vita che assuma nuove forme di creatività umanitaria. Non si tratta più di sola catechesi, ma di abitare lo spazio contemporaneo con gesti di prossimità che creino un legame tra il passato ed il futuro.

La teologia come geologia dell’anima può aiutare a sviluppare una sapienza integrale che, partendo da una radicata identità in Cristo, sappia coniugare sofferenza, sacrificio gratuito e preghiera come misura dell’altro, per evitare il rischio di una colonizzazione dell’immaginario.

Diventa necessario, allora, vigilare continuamente, per non adeguarsi a modelli effimeri veicolati dalla cultura del momento, secondo l’arte concreta del discernimento. Quest’ultimo, grazie alla discretio nell’equilibrio fra tradizione e novità, conduce al coraggio di mettersi in discussione, ancorandosi ai fondamenti evangelici, per offrire una cultura permeata dai valori fondanti e universali dell’umano: porsi domande per creare cammini di verità.

È il tempo della purificazione, che sappia essere credibile in un percorso di maturità ecclesiale che porti a crescere in misericordia e umanità.

 

 

Photogallery di Arturo Caprioli.

 

 

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