Il Sinodo ‘dal basso’. É il tempo della responsabilità. Leone XIV: tutti tessitori di unità

Il Sinodo ‘dal basso’. É il tempo della responsabilità. Leone XIV: tutti tessitori di unità

articolo ripreso da portalecce

“La Chiesa, come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, è il segno visibile dell’unione tra Dio e l’umanità”: così Papa Leone XIV, celebrando il Giubileo delle équipe sinodali e degli organi di partecipazione, nella sua omelia-manifesto del percorso sinodale nella sua prospettiva ecclesiologica.

 

 

 

 

“Essere tessitori di unità” in quanto tutti “figli di Dio”, è l’atto di impegno personale e relazionale che il Pontefice chiede a clero, religiosi e laici. É il tempo della responsabilità!

Responsabile (dal latino respōnsus, part. pass. di respondēre rispondere) è colui che deve rispondere, rendere ragione o garantire delle proprie azioni o delle altrui. Ma la valutazione semantica della parola richiede la sua contestualizzazione: riferendosi all’essere umano, non si può non considerarlo nella sua pienezza. Ogni interpretazione parziale defrauderebbe il termine del suo significato autentico e completo (G. Capozzi, Educazione alla responsabilità in S. Josemaría Escrivà).

Per ogni cristiano, quindi, è necessario uno sforzo di formazione continua per conoscere e mettere in pratica gli insegnamenti della religione cristiana, che sono quelli universali di amore, fratellanza, solidarietà, carità: aspirazione e ideali di ogni uomo.

“Quando vi è sincerità – rettitudine – e un minimo di formazione cristiana, la coscienza sa scoprire la volontà di Dio”: per San Josemaría Escrivá la responsabilità è quella morale.

La parola responsabilità può richiamare una sensazione negativa, in riferimento ad una situazione o ad un atto penosi, riprovevoli; però può anche richiamare una sensazione positiva di fronte ad una situazione o atto di soddisfazione, di successo. Questa ambivalenza è legata alla relatività della responsabilità, correlata ad altri atti o situazioni. Il singolo atto è relazione dell’uomo con l’altro uomo e con le cose. La responsabilità garantisce che questo atto non conduca all’arbitrio.

Dall’ascolto sinodale è emerso, come punto prioritario, la formazione per tutti: la responsabilità conduce alla chiara percezione dell’urgenza di formare sé stessi, perché sono le virtù private che costruiscono il bene pubblico e sociale.

L’educazione alla responsabilità include nella conoscenza la morale, quando consente alla persona di misurarsi con le virtù umane: la carità, che porta la comprensione, la sincerità, che dà ragione ai giusti, la generosità e la fraternità, che ci fa condividere la stessa natura umana dei nostri simili.

Prevedere le conseguenze delle azioni è indice di un certo grado di maturità, in quanto include delle capacità di gestire situazioni positive e negative, utilizzando criteri e competenze; e la coscienza è la capacità dell’uomo per conoscere e giudicare se c’è ragione o ragioni per fare o smettere di fare qualcosa.

Per V. García Hoz, “la coscienza viene ad essere la razionalità dei nostri atti. Se la coscienza si esclude, le azioni si riducono a pure operazioni nate da impulsi primari o da reazioni meccaniche davanti alle situazioni. In questo caso si tratta di atti incoscienti”.

La coscienza altro non è che conoscenza, il suo valore consiste nell’utilizzarla come norma di decisione per i propri atti. La responsabilità delle proprie azioni è diritto di auto-dirigersi e di auto-educarsi. Ma, poiché la persona umana è principio ma non assoluto, in quanto ha ricevuto l’essere da altri, deve relazionarsi con l’esterno per poter vivere.

Ogni essere umano è protagonista dell’agire sociale; in senso cristiano si parla di dottrina sociale della Chiesa, ma il primato della persona umana è universale e per ottenerne l’eccellenza è necessario che ciascuno sia consapevole della responsabilità di essere un protagonista della storia.

Nessun atto di responsabilità può, perciò, prescindere dalla realtà della relazione con gli altri uomini: l’uomo deve sentire la responsabilità della società intera. Non può chiudersi in una religiosità privata e comoda che rappresenti un suo diritto separato dai doveri e dalla sensibilità sociale. Si ama la giustizia nella misura in cui si realizza in e con la relazione dell’altro: la responsabilità diventa maggiore in proporzione alla possibilità d’azione.

Qualcuno ha associato questo Sinodo alla teologia della comunione.

Senz’altro l’etica e la morale del cristianesimo si fondano su princìpi universali di convivenza civile e di comunione umana; cogliere i fondamenti di tali princìpi consente di sviluppare i propri talenti mettendoli al servizio dell’umanità.

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