i problemi della comunità spesso sono all’interno
articolo ripreso da portalecce
Una Santa Rosa gremita ha accolto la terza serata degli esercizi spirituali tenuti dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta dal titolo “Il Risorto parla alle Chiese” (Ap 1,9-3,22).

Nella sua meditazione (IL TESTO INTEGRALE) seguita anche ieri sera da tantissimi che erano collegati su Portalecce tramite Facebook e YouTube (GUARDA) , il presule leccese ha focalizzato la sua attenzione sul messaggio che il Risorto propone alle comunità cristiane di Tiatira e di Sardi (Ap 2,18-3,6).
Il Signore Gesù, glorioso, scruta sentimenti e azioni di una comunità, a tal punto che il suo agire è manifesto davanti a lui; così, nelle intenzioni del pastore della Chiesa di Lecce risulta chiaro come dinanzi al Signore non si può giocare al ribasso o dare una immagine falsa di sé, bensì occorre tenere una misura alta del proprio discepolato.
Così Panzetta: “alla Chiesa di Tiatira il Signore ripete il ritornello: ‘conosco le tue opere’; questo dato ci deve fare comprendere che il Signore ci conosce e che davanti a lui non ci si può nascondere o dare una immagine non corrispondente al reale, dal momento che lui ci guarda in modo nuziale”.
Di questa comunità tiatirese, Cristo conosce la fede, la carità, la diaconia, la resilienza ma vede anche le negatività; dunque, il Risorto, quale fine pedagogo, le porta allo scoperto per far crescere sempre di più questa Chiesa.
Rincara il presule: “Dovremmo benedire tutte quelle persone che, nella nostra vita, ci fanno dei rilievi perché non lo fanno per farci sentire sbagliati ma per aiutarci nel cammino della vita; allo stesso modo Cristo ci educa a partire dai nostri limiti, dalle nostre fragilità”.
Quale, dunque, il vulnus della Chiesa di Tiatira?
L’autore dell’Apocalisse riferisce come in questo contesto, bello per tanti aspetto, c’è qualcuno che approfittando di un carisma profetico vuole mettere su un cristianesimo imborghesito, un vero e proprio meticciato.
“Spesso – prosegue l’arcivescovo di Lecce – pensiamo che i problemi ecclesiali vengano unicamente da fuori o dagli altri; dovremmo imparare a guardarci dentro per capire che, molte volte, i problemi sono all’interno e far finta di non vederli, a lungo andare, non ci aiuta”.
Scaturisce da qui un aspetto liberante, quasi un imperativo amorevole, dato dal Risorto alla Chiesa di Tiatira e, per suo tramite, ad ogni credente: dinanzi al Signore non si può fingere dal momento che coloro che barano sono a lui noti, sono incisi nel suo cuore.
Come in una sinossi, l’apostolo prende a considerare la Chiesa di Sardi, distante da Tiatira circa sessanta chilometri e famosa perché ha dato i natali a personaggi illustri quali Melitone di Sardi autore di una antica e bella omelia sulla Pasqua. Il Risorto rimprovera questa comunità perché, seppur in grado di fare tanto bene, è rea di assopimento, si avvia a perdere la specificità dei doni che il Signore ha posto in essa.
Bella, a tal proposito, l’analogia dell’arcivescovo Panzetta: “Sicuramente sarà capitato anche a voi, dopo aver fatto tanto in una giornata, di salire in macchina e di arrivare a casa meccanicamente senza esservi resi conto di conto di ciò che è accaduto; così avviene anche nella vita delle nostre comunità nelle quali si lavora tanto ma ci si avvia al torpore”.
Quale la medicina per risvegliare l’ardore di un tempo? La Parola è l’antidoto allo smarrimento dei talenti che il Signore ha elargito a piene mani nella sua comunità, una Parola che non ammette doppiezza ma domanda serietà.
Ancora Panzetta: “La comunità deve però ripartire dal genoma ancora vivo fortificando quello che resta attraverso la Parola ricevuta, ascoltata, custodita ed è proprio questa Parola che porta la comunità a cambiare vita, a convertirsi e a porre atti che parlino di Cristo”.
La consegna che il Risorto fa alla Chiesa di Sardi potrebbe diventare lo stesso che egli fa alla comunità ecclesiale leccese: il Signore chiede alla Chiesa di Sardi adultità, di vivere una sequela radicale nella consapevolezza che egli non la cancellerà dal libro della vita: allo stesso modo se la comunità diocesana di Lecce saprà scommettere sul Signore, potrà essere sicura di trovare dimora nella sua mano.
Oggi, 12 marzo, il quarto e ultimo appuntamento degli esercizi spirituali per tutti: alle 17 la celebrazione eucaristica con l’esposizione solenne dell’Eucarestia.
Dopo un tempo di preghiera e la possibilità di accostarsi al sacramento della riconciliazione, alle 18.45 ci sarà la benedizione eucaristica cui seguirà, alle 19, la meditazione offerta dall’arcivescovo Panzetta in diretta su Portalecce (Facebook e YouTube).
