Giubileo dei giovani. L’omelia dell’arcivescovo ai Quattro Santi Coronati: siate ‘esigenti’ con Dio

Giubileo dei giovani. L’omelia dell’arcivescovo ai Quattro Santi Coronati: siate ‘esigenti’ con Dio

articolo ripreso da portalecce

Il Giubileo dei giovani è, ormai, entrato nella fase clou. Ieri la carovana leccese, già da ventiquattr’ore in terra romana, ha fatto sosta nel Monastero dei Quattro Santi Coronati: qui l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha presieduto la concelebrazione eucaristica nella memoria di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, figura a lui molto cara per i trascorsi accademici quale docente di teologia morale.

 

 

In un intrecciarsi di Parola e di vita del santo, il presule ha voluto guidare i giovani uomini e le giovani donne della sua comunità diocesana (IL TESTO INTEGRALE) a saper continuare a scegliere Cristo quale motivo ispiratore le loro scelte.

Nella pagina evangelica, infatti, la folla si scandalizza di quel Gesù che talmente intimo ad essa si arroga il diritto di ergersi a Dio-Messia. Questo, al dir di Panzetta, accade anche ai nostri giorni allorché ci si scandalizza della umanità della Chiesa, prediligendo solo l’aspetto divino e bypassando un dato essenziale: Dio ha scelto la dimensione umana per parlare all’uomo. Ecco l’arcivescovo di Lecce: “Carissimi fratelli e sorelle, noi per il battesimo che abbiamo ricevuto siamo fratelli di Gesù.  Siamo amici suoi, siamo la sua famiglia. Ma noi corriamo lo stesso rischio. Proprio la familiarità con Gesù può diventare motivo di scandalo nella nostra vita perché anche noi, come “compaesani” di Gesù, rispetto a Gesù e ancora più rispetto alla Chiesa, possiamo entrare in questa logica troppo umana.  E come noi, in fondo, nelle comunità cristiane ci sono le stesse difficoltà che nelle nostre case. È troppo umana la comunità cristiana per essere la famiglia di Dio. Tanti hanno si allontanano dalla comunità per questo. Invece noi, fratelli e sorelle, riteniamo proprio bene il contrario. E cioè che Dio ha scelto la via degli uomini, ha scelto l’umanità, ha scelto di stare dentro la vita delle persone. È proprio bello pensare che il nostro Dio abbia scelto questo modo di stare dentro la storia degli uomini. In modo semplice, in modo umile, perché la grandezza di Dio spesso si nasconde dentro la semplicità e la piccolezza delle cose di ogni giorno”.

A guidare il credente in questo cammino complesso, sì, ma altamente bello ci sono i santi, figure-esempio che dicono come quanto si è realizzato in loro può accadere anche nella vita dell’uomo contemporaneo o secolarizzato.

Chi era Alfonso Maria de’ Liguori? Era un avvocato che inizia la sua attività forense da vittima di una ingiustizia: vede condannare un uomo perbene e comprende che la vera giustizia è altrove, è in Dio.

Secondo Panzetta, dunque, è importante iniziare a conoscere Dio come la ricompensa vera cui anelare: “Ci sono sconfitte nella vita, anche quelle immeritate, ci sono scottature nella vita che possono diventare passaggi salvifici. Se Alfonso avesse vinto quella causa, se le avesse vinte tutte, non avrebbe avuto quella crisi nella quale pure lui ha scoperto che la giustizia vera si trova in Dio e la vera giustizia è far diventare giusti […] Quindi, Sant’Alfonso ci dice che ci sono sconfitte nella vita che possono essere una grande occasione di salvezza”.

Questo dato incontrovertibile per la vita dell’innamorato di Gesù può realizzarsi solo in quel rapporto unico e sponsale che è la preghiera: Alfonso Maria de’ Liguori, nel colloquio intimo col Signore, chiedeva a lui chiarezza sulle disposizioni divine cui era chiamato ad obbedire.

Secondo l’arcivescovo di Lecce, infatti, anche un giovane deve avere una vita autentica col Signore a patto che sia disposto a chiedere a Cristo di parlare con parresia,  con franchezza alla sua storia.

Belle le parole del presule: “Mi piace questo modo di fare davanti a Dio, e ve lo consiglio pure: siate esigenti con Dio, naturalmente penso che tutti voi siate andati in cerca di quello che il Signore vuole da voi. Siate esigenti con Dio: “Signore, se vuoi qualcosa da me, dimmelo con chiarezza quello che Tu vuoi e io cercherò di farlo”. Certo, è pericoloso. Perché poi quando il Signore ti parla con chiarezza dove scappi? Lo devi fare. Però è più bello nei confronti di Dio essere esigenti”.

L’ultima chicca, l’arcivescovo Panzetta ha voluto donarla partendo dalla capacità di questo grande santo (Alfonso Maria de’Liguori ndr) di combattere la mentalità giansenista del tempo secondo cui la salvezza era appannaggio di pochi: egli, da grande contemplativo quale era, soleva dipingere dei Crocifissi pieni di sangue per significare una salvezza che, invece, era aperta a tutti.

Ancora Panzetta: “Sant’Alfonso ha insistito tantissimo sull’idea della redenzione abbondante: Dio vuole la salvezza di tutti, Dio è Padre e ha il cuore spalancato. Alfonso ha dipinto alcuni crocifissi che a guardarli fanno l’impressione: c’è sangue dappertutto e non perché aveva il gusto del macabro ma per dire che la salvezza, il sangue di Gesù ha lavato tutto e che per tutti c’è posto nella salvezza. Vedete carissimi fratelli, sorelle, amici, questo vale anche per ciascuno di noi. In quel “tutti”, ci sta ognuno di noi; in quel sangue abbondante ci siamo tutti noi; Dio ha a cuore la salvezza di ciascuno di noi; ognuno di noi è preziosissimo davanti agli occhi di Dio”.

Con il pieno di grazia la carovana leccese ha potuto intraprendere l’ultimo tratto del cammino giubilare, quello che oggi e domani consentirà a tutti i giovani cristiani del mondo di accogliere da Papa Leone XIV quella parola, ecco della grande Parola, capace di essere luce e sale nella loro vita.

 

Photogallery di don Emanuele Tramacere.

 

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