anche noi siamo diventati nido dello Spirito Santo

anche noi siamo diventati nido dello Spirito Santo

articolo ripreso da portalecce

Con la Festa del Battesimo di Gesù è giunto a compimento il tempo di Natale. È questo il filo rosso dell’omelia (IL TESTO INTEGRALE) tenuta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta nella celebrazione presieduta ieri nella chiesa cattedrale.

 

 

Dunque, il Natale come evento nel quale l’uomo sperimenta l’amore folle di Dio per lui e per la sua storia, un amore in grado di convertirlo e di essere vissuto nella ordinarietà della propria esistenza. Come, allora, attualizzare tutto questo?

L’arcivescovo di Lecce, nella sua riflessione parte da un dato certo: al Giordano erano presenti coloro che, peccatori, intendevano cambiare vita. Lo stesso Giovanni (Battista ndr) è positivamente sbigottito dal vedere come Cristo, l’unto di Dio, si mette in fila per fare ciò che gli altri prima e dopo di lui stavano per fare.

Lungi dalla enfatizzazione del gesto in sé, Gesù va a farsi battezzare per porre la sua vita e il suo ministero pubblico sotto due fuochi: il Giordano(con la discesa nelle acque immelmate di peccato) e il Golgota (tra i due ladroni) quasi a voler significare la totale condivisione della storia umana.

Cristo è venuto a convertire l’uomo dal di dentro, mettendosi accanto a lui, facendosi uno con lui.

Così Panzetta: “Egli intende essere il Messia che si sporca le mani con i peccatori, che non li salva da lontano, ma li salva dal di dentro, entrando nelle loro vite. È un gesto, dunque, di solidarietà. Gesù è il Santo di Dio, non ha bisogno di purificazione, ma compie un gesto di solidarietà che ci aiuta a capire la totalità della sua vita, perché tutta la sua vita si realizza nella solidarietà con i peccatori. Egli comincia il suo ministero pubblico in mezzo ai peccatori ricevendo il battesimo del fiume Giordano, ma finirà la sua vita crocifisso in mezzo a due malfattori. È come se dall’inizio alla fine tutta la sua vita fosse vissuta nella solidarietà con i peccatori. Gesù, dunque, ci insegna che per essere santi non bisogna allontanarsi di chi sta nell’errore. E per aiutare le persone a cambiare bisogna entrare dentro la loro vita. Così ha fatto Gesù. Il gesto di Gesù che si presenta in mezzo ai peccatori per ricevere il battesimo dal Battista, è un gesto di rivelazione. Gesù ci fa capire chi è, attraverso un gesto di umiltà, un gesto di kenosi, ci rivela profondamente lo stile messianico che egli ha deciso di adottare”.

Nei due gesti che abitano la pericope evangelica di Matteo (3,13-17), al dir del pastore leccese, vi sono due elementi pedagogicamente rilevanti in ordine al cammino di fede di ogni credente: i cieli che si aprono una volta che Gesù è stato battezzato e lo Spirito che, a mo’ di colomba, si posa sul Messia.

Quale allora la spiegazione?

I cieli aperti raccontano ciò che è Cristo per ogni suo discepolo: è la via attraverso la quale si accede a Dio, è la porta che immette all’incontro vivo e vero col Padre; lo Spirito che si posa su di lui rimanda ad un gesto simbolico della colomba la quale, ricercando il nido, racconta che lo Spirito, in Cristo, ha trovato il luogo in cui dimorare, la sua casa.

Così l’arcivescovo: “Il testo però non ci dice solo che Gesù è il figlio amato dal Padre, ci dice anche che Gesù è l’unto di Dio, è Colui sul quale lo Spirito Santo è sceso ed è rimasto. L’immagine usata dall’evangelista Matteo per descrivere che cosa accade dopo il battesimo di Gesù è molto importante. I cieli si aprono e lo Spirito Santo scende su di lui come una colomba. Il linguaggio è simbolico ma ci dice delle cose importantissime. Gesù è colui attraverso il quale finalmente il cielo si è aperto. E dire che il cielo si è aperto significa che finalmente c’è comunicazione tra gli uomini e Dio. Finalmente gli uomini hanno libero accesso a Dio. E Gesù è colui sul quale lo Spirito Santo scende come una colomba. Questa immagine ha tanti significati però probabilmente la più significativa è questa: come la colomba cerca il nido, così lo Spirito Santo ha trovato in Gesù il nido, il luogo in cui lo Spirito Santo abita e rimane”.

La festa del Battesimo di Gesù, tuttavia, è anche la festa del Battesimo di ogni credente, è occasione per fare memoria di quel giorno nel quale i cieli si sono aperti su ogni cristiano che ha votato a Dio la sua esistenza a tal punto da poterlo chiamare con il nome di padre; è incoraggiamento a chiedere perdono a Dio per ogni volta in cui la figliolanza scaturita dal Battesimo non ha intaccato minimamente le storie di quanti si sono accostati a questo sacramento, è momento privilegiato per ricentrarsi in lui e vivere una appartenenza vera.

Ancora Panzetta: “Quel giorno, quando i nostri genitori ci hanno portato al fonte battesimale, i cieli si sono aperti, finalmente abbiamo avuto libero accesso a Dio, finalmente possiamo dire a Dio, padre, papà, rivolgerci a Lui con affetto. E quello che è detto di Gesù è avvenuto anche per noi, anche noi siamo diventati nido dello Spirito Santo, perché lo Spirito Santo è sceso su di noi e ci ha consacrato, ci ha fatto diventare persone che appartengono a Dio, persone che hanno una missione di salvezza per il mondo intero. Quindi questa non è solo la festa del Battesimo di Gesù, è anche la festa del nostro Battesimo. E in questa giornata, mentre con stupore guardiamo il nostro Dio, il nostro Messia, compiere un gesto di solidarietà, di kenosi, di abbassamento, di umiltà, presentandosi al Battista per ricevere il Battesimo, mentre contempliamo questo mistero, dovremmo guardare anche nella nostra vita e chiederci con semplicità. Da tanti anni noi abbiamo ricevuto il Battesimo, ma noi stiamo vivendo questa identità battesimale che ha segnato in profondità il nostro essere? O il nostro Battesimo è uno dei tanti regali della nostra vita che stanno nella soffitta della nostra esistenza e che non abbiamo mai utilizzato o non utilizziamo più?”.

Quella di ieri, pertanto, non è stata, solo, una “giornata cerniera”, capace di chiudere un tempo (quello natalizio) per aprirne un altro (quello ordinario): è stato un momento nel quale la comunità dei discepoli del Signore ha fatto un bilancio del proprio cammino con Cristo nella speranza di vivere conformemente agli impegni battesimali assunti.

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