‘abbi cura dei tuoi sacerdoti’

‘abbi cura dei tuoi sacerdoti’

articolo ripreso da portalecce

All’inizio della messa di inaugurazione del ministero leccese dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, l’arcivescovo emerito, Michele Seccia ha voluto porgergli il suo personale indirizzo di saluto. Ecco il testo integrale.

 

 

Eccellenza reverendissima, mio fratello Angelo Raffaele.

Sono tanti i pensieri e i sentimenti che questa sera si inseguono nella mia mente e nel mio cuore – te lo lascio immaginare – ma, voglio soltanto esprimerti tutta la mia gioia sincera per vederti qui, in questa bellissima piazza, a presiedere questa santa eucarestia – la prima per tutta l’amata Chiesa di Lecce riunita in preghiera – ed essere al tuo fianco per lodare e ringraziare insieme con te il Buon Pastore.

È giunto per me il tempo di farmi da parte e dedicarmi ancor di più al dialogo con il Signore, per poter essere pronto e disponibile, quando Egli vorrà, al definitivo incontro con Lui: l’abbraccio eterno verso cui, noi tutti credenti, camminiamo. 

Per questo, chiedo anche a Te, carissimo fratello, e chiedo a tutti voi – vescovi, presbiteri, religiosi e laici – di continuare a pregare per la mia salute e per un sereno futuro, affidato alla Grazia e alla Misericordia di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, cui ho donato generosamente tutta la mia vita.

Torno a Barletta sereno e certo che questa porzione del popolo santo di Dio che è in Lecce sia stata affidata e presa in consegna da una guida sicura e in grado di proseguire il percorso che il Mandato Apostolico – con l’esperienza già acquisita nel precedente ministero in Calabria e nel servizio di arcivescovo coadiutore – contribuiranno a rendere sempre più bella. Di una bellezza che va oltre il gusto estetico che in questi anni ho pure imparato a conoscereammirarepromuovere e amare

Ma, in verità, la bellezza cui mi riferisco riguarda la passione per il Signore. 

Carissimo don Angelo, il Signore e la Chiesa, attraverso la volontà del Santo Padre, ti hanno consegnato una comunità diocesana bella. Una comunità che cammina verso la santità, sostenuta da una grande fede seminata dai primi annunciatori del Vangelo in questa terra, i nostri Santi Patroni Oronzo, Giusto e Fortunato e continuamente vivificata dal soffio perenne dello Spirito che si è manifestato attraverso la testimonianza di vita semplice e devota di una folta schiera di vescovi, di sacerdoti e di laici che ci hanno preceduto e che per tutti noi restano modelli da seguire. A tutti loro affido il tuo ministero di arcivescovo di Lecce.

È bella questa comunità di Lecce, caro don Angelo, perché ha fatto dell’accoglienza il suo biglietto da visita. Perché apre le braccia ai poveri. Nella Visita Pastorale appena conclusa ho potuto ammirare – restandone edificato – la carità silenziosa e operosa dei nostri sacerdoti. Gli ammalati, gli anziani, i poveri che ho avuto la gioia di incontrare nelle parrocchie della diocesi, mi hanno aiutato a conoscere ancora meglio il nostro clero: dalle loro parole ho compreso che, al di là di ogni segno esteriore, i sacerdoti di questa Chiesa amano il Signore e si donano smisuratamente per amore delle comunità loro affidate.

Non hai bisogno di raccomandazioni – sono certo che farai di più e meglio di me –, ma se mi consenti di darti un solo consiglio fraterno, è proprio questo: abbi cura soprattutto della salute spirituale dei sacerdoti, tuoi indispensabili collaboratori. Come hai già fatto in questi mesi, dedica molto tempo ad ascoltarli e a dialogare con loro. Il resto – l’annuncio del Vangelo e il dono di sé –, con il tuo paterno sostegno, verranno di conseguenza e in abbondanza.

Un’ultima cosa permettimi: in questa celebrazione non è previsto il tradizionale passaggio del pastorale in quanto hai già formalmente assunto la guida di questa amata Chiesa di Lecce nel giorno della nomina, ma un pastorale voglio regalartelo ugualmente. È un oggetto cui sono affettivamente molto legato in quanto rappresenta un tempo della mia vita di sacerdote in cui ho potuto fare esperienza della missione. Quell’esperienza mi ha segnato per sempre: convivendo per due mesi con i poveri più poveri, ho imparato la carità così come la descrive San Paolo nell’inno della Prima Lettera ai Corinzi.

Questo pastorale mi venne donato, una volta divenuto vescovo di San Severo, dalla comunità di Santa Hèlena do Maranhao, in Brasile, cui il mio arcivescovo Carmelo Cassati, mi aveva inviato per due mesi da giovane prete.

Auguro anche a te di vivere qui a Lecce l’esperienza del missionario nel nome del Signore che abbiamo scelto di seguire, di mettere al centro della nostra vita e di amare come il bene più prezioso per cui vale la pena scommettere tutto.

Mi fermo qui con animo grato a te e a tutti voi che partecipate a questa Eucarestia: un reciproco “memento in Domino” con la materna protezione di Maria, Madre della Chiesa, ci sostengano e illuminino il nostro cammino. Auguri di santità, caro don Angelo.

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