Lettera ai Sacerdoti per trasferimento a Lecce

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Lettera ai Sacerdoti per trasferimento a Lecce


 

Fratello carissimo,

 

è l’ultima lettera che ti scrivo come arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Volevo dirti ancora tutto il mio affetto, la mia gratitudine e raccontarti la mia sofferenza per una obbedienza che è la più difficile e incomprensibile della mia vita. Questa mattina pregando ho ripetuto diverse volte la parola del Salmo 118: Benedetto sei tu, Signore, fammi conoscere il tuo volere. Sì perché non sempre anche nelle nostre realtà è facile leggere il volere di Dio. Ma poiché il sì al Signore detto molti anni fa, ha riempito la mia vita della tenerezza del suo amore, ho continuato e continuerò a dire sì, fino a quell’ultimo che mi aprirà le porte del Regno per vederlo così come Egli è.

 

Certo si interrompe una comunione visibile, segnata da inciampi e difficoltà, da incomprensioni, forse da qualche durezza. Mai è venuto meno in me il legame di ‘affectus sacerdotalis verso ciascuno di voi. Vi ho considerati sempre fratelli e amici. Ho cercato di creare uno stile di comunione e di partecipazione. Ho tentato di ascoltarvi e molte volte ho messo da parte le mie idee e i miei progetti accogliendo e riconoscendo come più giusti i vostri. Penso alla bella fatica del progetto pastorale diocesano, frutto bello e apprezzato del lavoro comune. I frutti già si vedono nell’ambito del mondo giovanile. Ora dovevamo passare al lavoro sulla famiglia. Sono certo che lo porterete avanti ben consapevoli che la famiglia, per la nostra Chiesa, è una priorità, una urgenza, una sfida da non lasciar cadere.

 

Un impegno che forse non ha dato i risultati sperati è sul versante della comunione sacerdotale. Ci sono ancora molte resistenze, molti ripiegamenti, durezze, giudizi non belli e asprezze. La sforzo di accogliersi gli uni gli altri è abbastanza povero e altalenante. Bisogna che si aprano crediti di fiducia, di stima reciproca. Dobbiamo imparare a volerci bene. Dobbiamo sentire la responsabilità di essere segni e testimoni di amore rendendo credibile con la vita l’annuncio di amore che tanto volte siamo impegnati, nella fedeltà a Cristo, a dare ai fratelli.

 

Vado un po’ lontano. Per arrivare a Lecce bisogna macinare molti chilometri. E’ fuori dai nostri usuali itinerari. Adesso però sapete che a Lecce c’è uno di voi. Non mi fate sentire forte la nostalgia della ‘casa paterna’ che sto per lasciare. Vi dico il grazie convinto per il molto che mi avete donato. Habete me excusatum per il poco che vi ho restituito

 

Vi porterò ancora e sempre nella mia preghiera, in quel dialogo con il Sacerdote Sommo nel quale c’è posto per i fratelli.

 

Il Signore sia la fonte, la forza, il sostegno del vostro ministero

 

Con un fraterno abbraccio

 

† Domenico D’Ambrosio

 

Manfredonia 15 aprile 2009

 


16/04/2009 S.E.R. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio